Intervista a Fabio KoRyu Calabrò

Fabio KoRyu Calabrò non lo conoscevamo e non sapevamo cosa ci stavamo perdendo. Poi mentre un poco (tanto) impacciate tentavamo la nostra prima goffa intervista a Walter Expedito Trento siamo state invitate ad aggiungere una sedia e a coinvolgerlo. Appena partite già le cose ci sfuggivano di mano e si facevano ingestibili? Interessante! Senza alcun preambolo introduttivo da parte nostra sul progetto Measachair, Fabio ha immediatamente esordito così:

“Sedere per sedare o sè dare? La seggiola, la seduta, il posto su cui si appoggia il deretano è da sempre un tema affascinante. Un po’ come la posata. Posata dove? Non finirò mai di stupirmi delle cose belle. Grazie!” 

e poi ancora:

“c’è lo sgabello e lo sgabrutto…” e giù una risata! 

 Ovvio, ci è subito piaciuto! 
Fabio gioca con le parole, e con molte altre forme espressive. Gioca con tutto, mi verrebbe da dire, per cui va bene dire Gioca e basta. Impossibile catalogarlo. E inutile.

E’ un cantautore? Certo. Sentite che bella…

E’ un virtuoso di ukulele? Sì, e questo strumento è tutto un mondo, chi se lo immaginava!

Ma come si fa a definirlo? Alla fine abbiamo chiesto a lui e gentilmente ha regalato:

“Nato a Bologna la notte di Halloween del 1960, da tutta la vita sono serenamente tormentato da una necessità fisica di esternazione, cosa che mi ha portato via via a fare uso di svariati strumenti di comunicazione, dalla matita al video, dal pennello all’ukulele… etc. etc. Per citarti solo alcuni dei passi più significativi della mia carriera, che inizia con la scuola di pittura di Aurelio Barbalonga a Bologna nel 1972, dopo ho fatto il Liceo Artistico. Poi Architettura allo IUAV di Venezia, dove sono diventato assistente del corso di Disegno e Comunicazioni Visive e responsabile della Mediateca. Nel frattempo ho esposto opere in Italia, Norvegia e Giappone. Nel 1984 ho deciso però di bruciare tutto: avevo bisogno di spazio e pulizia mentale, così assieme ad un paio di amici (un gallerista e un futuro architetto) abbiamo raggiunto un’isola della laguna e messo tutto quello che avevo ancora in casa letteralmente al rogo. Così ho potuto in qualche modo ricominciare da capo. Molte delle mie opere fanno parte di collezioni private, le ultime (una trentina di tele) sono a Siracusa nella sede di Raecycle. Dipingo e disegno per bisogno, come ho già detto, senza mai riuscire a rinunciare alla tentazione di scriverci sopra qualche sciocchezza. E quando parlo di me mi piace concludere così: un imbecille al servizio dell’intelligenza”

Evviva gli imbecilli, viene da dire. 

Ma poi la socia non mi dorme di notte a pensare ai roghi liberatori. Si placa solo quando scopro questo:

Tra i suoi molti aspetti che ci affascinano di lui, dal 1985 Fabio è monaco zen, (ecco spiegato il nome KoRyu)….

Ma soprattutto, ecco l’intervista improvvisa:

1) siediti e dicci: Chi sei, che cosa fai?
Sono l’altro. Quello che si siede.

2) Nel tuo campo professionale le sedie, che c’entrano? Hanno una sfumatura speciale, un significato?
Moltissimo. Spesso sul palco ne tengo una lì a dare bella mostra di sé. E sto in piedi.

3) Su che sedia lavori? è scelta o casuale? influisce su quello che fai?
Lavoro su una sedia poco costosa. Influisce sul mio lavoro perché mi piace scomoda. Così resto sveglio.

4) In casa, che sedie hai? E perchè?
Ho sedie. Perché servono.

5) Tornando a te. Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano o una sdraio?
Sarei uno zafu.

6) Ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sederti?
La sedia mi tedia.

7) Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?
Una.

8) Ci regali una sedia della tua vita?
Ecco.

 zafu (cuscino per la meditazione)

et voilà: il conteso Zafu!

Che poi, chi ha detto che bisogna sedersi? ci si può anche sdraiare… musica!

Ma soprattutto, se per Ladoratrice lo zafu assomiglia a una pagnottella un motivo ben preciso c’è!
Ascoltatevi un po’ questa e provate a non sentir voglia di impastare!

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2 pensieri su “Intervista a Fabio KoRyu Calabrò

  1. Buongiorno Sig. Malaguti. Vuole raccontarci una storia di sedia anche lei? Raschi pure il fondo del barile e ci contatti, se trova qualcosa! cari saluti e grazie di essere passato

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