Intervista a Antonello Dose (Il Ruggito del Coniglio)

Questa volta parto da una sedia personale.
1998, sedia ordinaria, imbottita, blu mi pare, all’ingresso della sede Rai di via Asiago, proprio di fronte alla guardiola.
Dopo lunghe traversie sono approdata finalmente in quel luogo prestigioso per completare le ricerche per la mia tesi. Sono lì e non mi sembra vero, dopo mesi di richieste formali e telefonate, ci sono quasi ma il mio pass non è ancora pronto. In Rai pare che senza il pass non si vada da nessuna parte. E’  una questione di timbro e di permesso di ingresso alla mensa. A nulla vale spiegare che non mi sono fatta tanti chilometri per mangiare alla Rai a sbaffo. No, ci tengono, dice il signore all’ingresso. E quindi devo stare lì e aspettare.
E nel frattempo passa Antonello Dose, ovvero, in parte, il quinto capitolo della mia tesi.
Non ci capisco più niente, balbetto qualcosa e rimedio da lui anche un invito ad assistere alla trasmissione Il ruggito del coniglio nei giorni a venire. Poi la timidezza, l’emozione di avere in mano il nastro di un adattamento di Gadda, la fretta di concentrare tutto nel lavoro di una settimana, insomma non ho mai assistito alla diretta del Ruggito. Quanto sono scema.

Rimedio ora, dopo tanti anni, contattando Antonello Dose via facebook per l’intervista di measachair.
Come allora è molto disponibile, mi risponde con velocità e in modo davvero simpatico.

Siediti e dicci: Chi sei, che cosa fai? Ti conosciamo tutti come co-conduttore del Ruggito del Coniglio insieme a Marco Presta, ma ci piacerebbe conoscere qualcosa sul lavoro autoriale che sta dietro al programma. Qual è il tuo contributo?
Diciamo che io e Marco scriviamo tutto. I testi per Max, Giancarlo, Chiara e Ilaria, i personaggi, le canzoni, i tormentoni, dalle battute d’apertura ai titoli di coda. Questo in una diretta quotidiana richiede disciplina. Non si va a casa fino a che non sei soddisfatto di quello che farai il giorno dopo… I testi vengono battuti a macchina, riletti e spediti agli artisti… Poi si torna a casa e si cercano notizie e battute per il giorno dopo. Praticamente è un ciclo continuo, senza sosta. La resa leggera dipende dal fatto che improvvisi bene solo se lo fai su precisi binari, che poi, sono quelli che ti danno sicurezza d’improvvisare durante una diretta.

(Antonello ci svela così, con grazia e in un intervista buffa, il segreto della longevità di un progetto. Camilla, segna.)

Nel tuo campo professionale immagino che tu veda sedie in tre tipi di situazioni. Vediamo un po’, le riunioni di preparazione del Ruggito, ad esempio.
In redazione ognuno ha il suo ruolo, il suo posto e la sua sedia; è possibile che siano le stesse da sempre… Aspetta no, la mia tanti anni fa aveva i braccioli…

E le sedie su cui siete seduti mentre trasmettete, come sono?
Gridano vendetta. Alcune cigolano paurosamente, cosa non normale per uno studio radiofonico. Dipende sicuramente dalla crisi, ma anche da colleghi (senza fare nomi) che si comportano come una branco di zebù.

Anticamente, una decina d’anni fa, avevano il sedile regolabile, ma ora questa qualità, come molte altre nel Paese, è andata perduta. Personalmente riordiniamo lo studio prima e dopo la diretta, specie quando viene il pubblico… per non far fare figure alla Rai… L’altro giorno ne ho tolta personalmente una senza schienale…

E le sedie del pubblico in sala, ce le descrivi? C’è qualche sedia particolarmente caratteristica? 

Le sedie in sala, intese come pubblico, quanto hanno cambiato il programma rispetto agli inizi? C’è qualcuno che vi filtra gli interventi del pubblico o lo gestite direttamente?
Le sedie per il pubblico sono state rifatte dal nuovo direttore Flavio Mucciante un paio di anni fa, in modo da organizzare il pubblico con un minimo di scenografia. Sono in plastica trasparente, personalmente non le ho mai provate… ma sono utilissime, perché consentono un’interazione veloce che giova al ritmo del programma. Abbiamo notato che l’interazione ritmata, anche senza artisti di supporto, è ancora la cifra più interessante del programma…
Siriana, Daria e Angelica garantiscono un incessante e vario afflusso di contributi telefonici… Più che un filtro è una scrematura… Talvolta usiamo il telefono viva-voce in studio, che è ancora più rapido, ma va usato con parsimonia: è rischioso dal punto di vista legale, in quanto non ti permette di identificare da quale numero proviene la chiamata…

Le sedie su cui lavori sono scelte da te o sono casuali? Hai qualche “fissa ” in merito? Influiscono su quello che fai?
Credo che tutti noi italiani sentiamo una sorta di attrazione particolare per le “poltrone”, non solo i nostri dirigenti e governanti… Io ho bisogno, anche per motivi di salute, di stare in posizione leggermente scomoda, cosa che mi rende più vigile… Inoltre, passando molte ore seduto, in redazione o al computer di casa, sono stato costretto a organizzarmi la postura… Ottima cosa, perché noto che a differenza di altri coetanei non soffro di dolori alla schiena…
Hai una stanza che utilizzi come studio? Lì che tipo di seduta hai? hai dei riti connessi a quell’ambiente e a quella situazione?  
Per la mia postazione casalinga forse ho un po’ esagerato: uso la superergonomica Gravity della Stokke (ora Varier Gravity Balans full black). Se ho degli ospiti, gli chiedo di provarla.

Sorprendici, non fare come tutti che richiamano le loro “sedie della memoria”. Parlaci di una sedia del futuro.
Una cosa a cui non si pensa mai abbastanza è l’ultima fase della vita, visto che probabilmente nessuno di noi avrà diritto a una pensione decente… E allora immagino che con l’aumento della vita media circoleremo tutti, in casa e fuori, con quelle simpatiche sedie mobili, pubblicizzate su tante riviste… Forse su una di quelle avrò un po’ di tempo per curare qualche hobby, andando su e giù per una scala, magari guidandola con un iPad… ah! ah! ah! ah!

Tornando a te e giocando con le metafore, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano o una sdraio?
Naturalmente nessuna di queste: Mi considero a metà tra la chais longue di Paolina Bonaparte e una panca piana da palestra.

Continuando a giocare, ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sedersi?
Corrado Guzzanti direbbe “La prima che hai detto”!

Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?
Non capisco la domanda: mi vengono in mente solo immagini erotiche. Credi che dovrei parlarne col mio psicoanalista? Peccato non averlo… ma anche bel risparmio di denaro ora che ci penso.

Ci regali una sedia della tua vita?
Senza dubbio il Poggiaginocchia Stokke-Varier, acquisto precedente rispetto alla Gravity, ce l’ho da più di 20 anni, la uso per la mia pratica Buddista, e ci ho vissuto le emozioni più belle di questa vita… Oltretutto è una sedia democratica, moltissime persone l’ hanno utilizzata per migliorare la propria, di vita, davanti all’oggetto di culto buddista, il Gohonzon, che conservo in casa.

Ed eccoli all’opera i Conigli:

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6 pensieri su “Intervista a Antonello Dose (Il Ruggito del Coniglio)

  1. Ineccepibili professionali corretti: unico appunto (forse non dovuto a loro) essere troppo eteroriferiti; ma non esistono ascoltatori gay?

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