La esse (testo di Fabio KoRyu Calabrò)

Gabriele Basilico
Dittico. Sedia. Sedere femminile con impronta.
immagine da qui

La esse di stare. La esse di sedere. Le esse di stare seduti. E anche di sedare, di sedurre. La esse di sedicente, di se, di sé, di sicuro, di sicuro di sé, di soc’mel. La esse di saggio. Di seggio. Dei sedicenti saggi seduti sopra i sedici soliti seggi. La esse di seno, di senso, di sesso. Una lettera che ha più curve che anima. Anzi: ha curve in posti dove altre lettere non hanno nemmeno quei posti. La esse di “solitica”. Partito di nicchia, anzi: di loculo. La esse di “ptronzo”, la quale viene momentaneamente elisa proprio per via della sua forma allusiva. Che è poi la esse di serpente, di sangue, di sospetto. La esse di sospeso. La esse di sopra, ma anche la esse di sotto. La esse di strano. La esse di straniero. La esse di “Sorro”, eroe dei “selefilm”. Quelli che scegli di guardare. La esse di sentinella, soldato silente solerte se serve. La esse di stendersi, la esse di sdraiarsi, la esse di sciogliersi. La esse di silenzio. La esse di sempre. La esse di soquantevòlte. La esse di sai. Di so. Di sa. Le esse di stare sospesi su sfere sbilenche senza subire scosse. Praticamente seduti.

Testo di Fabio KoRyu Calabrò, che è amico, sedia e tag (e che ringraziamo di cuore)

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