Intervista a Nadia Squarci e Sergio Scalet (Hackatao)

Una coppia, due bambine, un cane nero e delle memorabili carote al curry.
Poi Milano, la pubblicità, l’Arte, le gallerie e il Friuli. E profumino di torta.
Grafite, un sacco. Mi passi il piatto di cus cus per favore?
E boschi e paesi di montagna e autoproduzione. Aspetta che sposto la sedia.
Sì, a fine giugno ho pranzato da Nadia e Sergio e ho visto un po’ del loro mondo.
Poi siamo stati tutti distratti dai libri e dai funghi, ma ora posso presentarveli.

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Sedetemi e raccontatemi: chi siete, cosa fate?

Siamo una Trinità. Perché dire Duità suona male. Sì siamo in due ma essendo molto di più della somma delle parti e mettendoci un po’ di mistica dentro possiamo affermare di essere una Trinità. Senza offesa per le Trinità altrui, ovviamente. Possiamo eludere l’Ontologico e tornare al tangibile sì, allora siamo… due stelle gemelle che si danzano intorno generando mondi. Siamo Sergio Scalet e Nadia Squarci, pratichiamo Arte sotto lo pseudonimo Hackatao. Comunemente noti per aver dato forma scultorea (perché vivi lo erano già) a delle entità mistico-fisiche-meta-incoerenti chiamate Podmork.

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Podmork?

Sì Podmork. Appaiono la prima volta in un racconto che scrissi negli anni 90, come entità senza braccia, una sorta di popolo di lingue spinte ad attraversare il Multiverso dalla ricerca della Leccata Massima. Qualche anno più tardi, nel 2007, sono sbucati in questo mondo sbavandoci la faccia. Grazie a Nadia e alla sua tenacia hanno preso vita, ora sono il fulcro della nostra arte.

Mi viene da considerare i Podmork quali veri e propri media impersonificati. Sono tela, video (tutte quelle figurine piccolissime che li ricoprono mi suggeriscono movimento) e quasi quasi riesco a sentire la creatività che vi ispira…

La creatività vien creando. A volte ci rendiamo conto della fortuna che abbiamo ad essere creativi, non solo per il lavoro ma anche per crescere i figli (dove ce ne vuole molta e sempre pronta a soddisfare la loro fame di mondo), aggiustare qualcosa di rotto, arredare casa, affrontare i venditori di scope, in tutto la creatività serve e ti migliora la vita, trasformando i problemi in gioco. Continuare a stupirsi di Sé stessi è bellissimo!

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Sia come pubblicitari che come artisti lavorate insieme sempre seduti fianco a fianco. Come se non bastasse, a differenza di molti teorizzatori superficiali avete messo in atto una scelta di decrescita vera che, tra le conseguenze, ha annullato la distinzione degli spazi: ora casa e posto di lavoro coincidono. Come riuscite in questo piccolo miracolo di equilibrio?

Direi che viene da sé e ora come ora non concepiamo altro modo migliore per vivere.
È un’alchimia che si è creata sin dall’inizio tra di noi e ci viene naturale così, il solo pensiero che possa essere diversamente ci fa venir male.
Non saprei dire come ci siamo riusciti, forse alzarsi all’alba e stare insieme tutto il giorno condividendo il farsi del tempo, progettando insieme, facendo insieme. Il modello è quello della Famiglia contadina, dove si sa quello che si deve fare e lo si fa senza tergiversare. Anche la Natura aiuta, perché non aspetta, il campo va seminato nei tempi giusti altrimenti non arriva niente, i frutti vanno raccolti altrimenti marciscono. E così c’è sempre da fare, la Noia ci evita come la peste, probabilmente se si facesse viva troveremmo subito qualcosa da fargli fare.

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Che tipo di stampa è?
Non è stampa! Leggete qui

La seggiolina in miniatura, quella della scuola, vi suggerisce…

Le ossa del culo rotte, fastidio, costrizione. Io, Sergio, non ho un buon ricordo della scuola, forse perché la prima infanzia l’ho passata allo stato brado, nel mio paese natale in Trentino, libero di scorrazzare per i prati, la scuola l’ho vissuta come imposizione, ore e ore seduti su quella scomoda sedia. Perché non si può imparare camminando, muovendosi nello spazio, all’aria? Facendo cose pratiche, rielaborandole nella teoria, il vero conoscere viene anche dal fare. “Facendo Conoscenza”, interiorizzi il sapere che diventa Biografia tua e non quella di qualcun altro. Sì, si può e ci si diverte di più, si può arrivare ad amare l’apprendere e poi non smetti più.

Che opinione avete dell’homeschooling?

Quando ho scoperto la possibilità di educare i figli a casa mi sono illuminato di speranza, la considero come un’alternativa percorribile se mai le mie figlie avessero gli stessi problemi miei con la scuola. In generale penso che noi genitori abbiamo un ruolo fondamentale nell’educazione dei nostri figli, non solo dal punto di vista del comportamento, ma anche come “maestri”, no maestri non mi piace come termine, implica troppa influenza verticale, direi allora come… come… Guardiani di Soglia, o qualcosa di simile, là fuori c’è un mondo da conoscere e tanti mondi da creare o reinventare, noi possiamo dar loro delle dritte, degli stimoli, insegnare loro come accedere alla conoscenza, più che calarla dall’alto.

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Quando è stata l’ultima volta che avete imparato qualcosa di nuovo?

Ahhh tutti i giorni. Il lavoro dell’artista si basa sulla ricerca, è uno dei momenti più importanti del processo creativo. Cercare stimoli, o ad esempio cercare idee simili alle nostre per evitare di copiarle, cercare materiali, cercare tecniche nuove o soluzioni diverse, sperimentare, attuare, finalizzare. L’altro giorno abbiamo imparato “facendolo” a tagliare in due longitudinalmente un grosso tronco di ciliegio per farci un banco di appoggio per il lavabo.

Vedo nel calmo, eterno buonumore delle vostre bimbe i riflessi positivi delle vostre scelte. Cosa vi rinfacceranno da grandi? Scusatemi, sono un genitore disincantato e mi preparo all’adolescenza prefigurando scenari melodrammatici…

Mmm forse l’adolescenza in un paese sperduto in mezzo alle montagne non sarà facile. Probabilmente ci rinfacceranno la scelta di essere andati via dalla Città. Ma credo che dopo i 30 ci ringrazieranno. Cercheremo comunque di stimolarle a girare il mondo, quando facciamo mostre le portiamo con noi. Dobbiamo riuscire a fargli concepire la nostra casa-studio come un quartier generale da dove partire, le montagne intorno non come sbarramenti al loro fluire, ma come stimoli alla sfida, arrivare in cima per guardare oltre.
Comunque prima di lasciare Milano abbiamo fatto una foto della vista che avevamo dal nostro appartamento, era un giorno grigio anche per Milano. Se ci rinfacciano la nostra scelta la foto è pronta a dimostrare cosa si sono “Perse”.

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Ora giochiamo. Voi che tipo di seduta siete?

Quella brasiliana che sta appesa alla capriata del nostro studio. Comoda e dondolante, meditativa, stimolante il pensiero. Nadia invece predilige la sedia in vimini in stile Morticia, famiglia Adams. È anche bello sedersi sul prato tagliato con il cane che ti salta addosso.

Ci regalate una sedia della vostra vita?

Eccola!

Sedia Hackatao bassa

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