Intervista a Giancarlo Neri

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“The Writer”, Hampstead Heath, Londra, 2005.
L’opera è stata esposta a Roma (Villa Ada) nel 2003
e a Londra (Hampstead Heath) nel 2005.
Attualmente si trova in un punto un po’ defilato nel Parco di Monza.
Ne parlano in questo video l’autore Giancarlo Neri e Phiilppe Daverio

Capita spesso che i lettori di questo blog mi segnalino sedie fuori scala. Ce ne sono molte, in tutto il mondo, gigantismi o miniature che spesso hanno a che fare con i record, oggetti dai confini indefiniti tra candore, orgoglio e kitsch.
La reazione è mettere queste sedie “mostruose” in rapporto con le proporzioni “normali” dell’oggetto. Si aprono allora le associazioni più varie: mondi letterari (Gulliver), relazioni umane (adulto-bambino),  dimensioni ludico-ossessive (casa di bambola)…

 

Poi arriva l’arte. E con essa la poesia, la sorpresa e un pensiero che riesce a staccarsi – per un momento più o meno prolungato –  dalla realtà. L’uomo seduto sulla sedia nell’immagine qui sopra è Giancarlo Neri, artista concettuale. Di seguito il nostro serrato botta e risposta.

 

Qui si inizia sempre con un invito e una domanda che talvolta ad alcuni appare scomoda. Siediti e dicci: chi sei, cosa fai?

Neri, artista.1

Ho visto sul tuo sito alcune opere in cui giochi con molta ironia con il linguaggio. Che rapporto ha un artista concettuale con le parole? Ti piace raccontarti o preferisci che il rapporto con il pubblico si esaurisca nella fruizione dell’opera?

Mi piace ma fino a un certo punto, oggi si raccontano tutti, anche idraulici, parrucchieri e commercialisti.

Mi incuriosisce che il protagonista della tua opera ora installata a Monza sia lo scrittore. Non un uomo “universale” in un momento di solitudine, non un generico “artista”. Proprio uno scrittore, come mai?

Perché gli scrittori sono nostri parenti stretti.

Alcune delle tue installazioni più significative interagiscono con il paesaggio, non stanno chiuse nelle gallerie. Questo ti permette di giocare con le proporzioni e con la luce. Giocare, mi è scappato. Ti offendi?

No, affatto, ma per giocare bisogna essere molto seri.

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Presidente Mao, Rio de Janeiro,2011

 

Ti capita mai di andare ad osservare in incognito le reazioni delle persone comuni alle tue opere? Hai qualche aneddoto curioso? Sei mai intervenuto?

Certamente, lo faccio tutte le volte. Qualche volta sono anche intervenuto, come quella volta che incrociai per caso un gruppo di persone a Villa Ada proprio nel momento in cui una di loro diceva “Io vorrei sapere chi è quell’idiota che ha fatto questa schifezza”. Io mi fermai, lo guardai negli occhi a circa 20 cm di distanza e dissi “sono io, perché”? Fece marcia indietro subito.

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Con l’installazione Vincere si deve la sorte (2010) sul Cretto di Burri ti sei messo in relazione con due universi emotivi molto forti. Da un lato hai interagito con l’opera grandiosa e suggestiva di un altro artista. Dall’altro hai “coordinato” l’azione collettiva degli agli abitanti di Gibellina, che hanno donato mille sedie. Che ricordi hai?

Molti, lo rifarei domani mattina e parlo a nome di tutto il gruppo che ha lavorato con me.

Una sedia immensa e sola (The writer). Una moltitudine di sedie tutte uguali (Presidente Mao). Mille sedie diverse donate da cittadini comuni e installate sul Cretto di Burri (vincere si deve la sorte). E queste per citare solo alcune delle tue opere che prevedono l’utilizzo di sedie… Non vorrai farmi credere che sia casuale? Bene, ora raccontami la prima volta in cui hai guardato una sedia in modo strano e ti si è aperto un mondo.

Nel 1988, a Napoli. Stavo preparando una installazione a Palazzo Marigliano (Spaccanapoli) e raccoglievo cose nella spazzatura e per la strada che poi avrei usato nel lavoro. Trovai cinque sedie in ottime condizioni ma senza “seduta” e con quelle, ormai private della loro funzione, ci feci uno dei pezzi della mostra.

Ora ci spostiamo in una dimensione più ordinaria, quotidiana. Descrivici la tua sedia preferita, il tuo angolo di raccoglimento o relax.

Io adoro le sedie ma sto molto meglio in piedi, quando cammino, Stare seduto mi rende nervoso.

La vocazione surreale di questo blog mi fa sempre chiedere: tu che sedia sei?

Io sono la sedia che farò domani.

Ci regali una sedia della tua vita?

Faccio ancora meglio, ti presento il mio discepolo Antonio Cangiano che fotografa sedie a Napoli ed è un vero campione.

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Ecco Mary Poppins (e non si discute) by Antonio Cangiano

 

Info:

www.giancarloneri.com

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Un pensiero su “Intervista a Giancarlo Neri

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