La sedia del capotreno (di Katia Mazzoni)

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Ne ho percorsi chilometri nella mia carriera: centinaia in corridoi di vagoni e migliaia sui binari di decine di linee ferroviarie. Ho parlato con ennemila viaggiatori e vidimato altrettanti biglietti, multato passeggeri e altri risparmiati (ma questo non si può dire), calmierato alterchi, sedato risse, litigato, sorriso, urlato,  pregato, pianto persino. Mi hanno insultato e ringraziato, deriso e lodato, spintonato e abbracciato, picchiato e baciato, ignorato e osannato.
Ho conosciuto gente di molte nazionalità, religioni, culture, ceti sociali, mentalità, educazioni, abilità, intelligenze, decenze.
Ho visto innamorati lasciarsi, sconosciuti innamorarsi, amici silenziosi e studenti rumorosi. Anziani agitarsi, giovani addormentarsi, bambini ballare, ubriachi cantare, zigani questuare, donne civettare o rifiutare, uomini molestare o rispettare, pazzi arringare, amanti amare, mamme allattare, malati vomitare, studenti studiare, professionisti lavorare. Ho visto persone telefonare, leggere, ricamare, suonare, disegnare, scrivere, ascoltare, guardare. Annoiare.
Morti suicidi ho visto, anche.
Ma dopo tutto questo, in ogni viaggio, mi aspettava il mio spazio, il mio rifugio, il mio sollievo, la mia consolazione e solitudine: la mia sedia. Scomoda, brutta anche, ma mia. Un angolo di pace dove ritrovare me stesso nel caos, riprendere fiato e godermi finalmente il paesaggio, come un qualsiasi viaggiatore.

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Questa storia di sedia è stata scritta da Katia Mazzoni, che ringrazio per il racconto e per l’attenzione con cui segue Measachair. Qui la sua intervista di qualche tempo fa. Potete seguirla anche sul blog Pendolante.

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13 pensieri su “La sedia del capotreno (di Katia Mazzoni)

      • In realtà il capotreno può anche usarla, se ha controllato tutti i biglietti, se nel treno è tutto funzionante, se nessuno ha bisogno, può sedersi fino alla fermata successiva… Suona un po’ come la matrigna di Cenerentola, che alle proteste delle sorellastre risponde: – Ho detto “se”!

  1. Una sedia girevole da ufficio in versione balneare…di quelle che ti lasciavano le righe sulle cosce mentre mangiavi il gelato 🙂 ma esistono ancora?

  2. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 19.05.15 | alcuni aneddoti dal mio futuro

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