Furrizzuolo, furrizzo, freddizza, furrizza

Nell’artigianato tradizionale esistono capolavori di design per cui nessuno si è sforzato di scrivere concept. La fase progettuale si è persa nella notte dei tempi, nei discorsi dialettali e nelle mani nodose. Restano una teoria nulla, molta logica e la spontanea integrazione tra bisogno e ambiente. A volte la semplicità non è un’etichetta di mercato.
Prendete questo scranno ricavato da una pianta, la ferla (ferula) o finocchiaccio, che come apprendo da Wikipedia è diffusa in tutto il mediterraneo. E infatti la troviamo impiegata in Sicilia, Sardegna, Puglia, ed è l’amica siciliana Enza Barbera che me ne ha parlato.

La ferula è resistente, leggerissima e gode di un bel panorama. Allora immagino.
Vorrei essere ferula, ancor prima di essere furrizzuolo. Me ne starei ad ondeggiare alle pendici dell’Etna, in tutta la mia saggezza e in piena fioritura, sicura che un giorno sarò utile. In attesa, ma fluttuante e sorridente. Senza pretese, senza eredità pesanti da lasciare. La mia eredità – legnetti cavi – sarebbe facile, lineare, solidissima e impiegabile in molte circostanze. Seccherei serena, sicura di non concedere appigli estetici di discutibile gusto. I miei fiorellini gialli distribuiti a raggera solleticherebbero l’aria profumata, irridendo l’ansia da prestazione dei legni pregiati. Diventare un modulo con cui costruire, un appoggio, un asso nella manica che risolve le situazioni. Cosa volere di più? Me as a ferula.

1

immagine dello sgabello da qui

Annunci