Bruno Munari, Ricerca della comodità in una poltrona scomoda (e cosa farà Measachair al Fuori Salone)

 

 

Non so lì, dove siete voi, ma qui a Milano non si sente arrivare solo il friccicore della primavera. Qui si ascolta un ronzio variopinto, S…s…S…s…, è lontano – ancora – e si mescola con l’internazionalità presunta e speranzosa dell’Expo.
Sta arrivando il Salone del Mobile, sì, e tutto il mappazzone di eventi e iniziative riunite sotto il nome di Fuori Salone. Stordimento e folklore, bellezza e superfluo. Inutile fingere, qui ci si crede un po’ a queste cose, pur ostentando atteggiamento cinico.
Anche perché giusto l’anno scorso questo blog si presentava pubblicamente per la prima volta e da allora sono successe davvero parecchie cose: una piccola rivoluzione colorata. E insomma, Measachair al Fuori Salone è affezionato, anche se non si è mai occupato di cronaca del design.

L’iniziativa di quest’anno è raccolta e ironica. Il 16 aprile, all’ora dell’aperitivo, sarò alla libreria Corteccia in via Lanino 11. Zona assai strategica, tra l’altro, molto vicino a via Tortona. Giocheremo agli haiku, provando ad incastrarci dentro sedie, poltrone, sgabelli e divani. E tu che sedia sei? Aspetta a rispondere, dimmelo in cinque-sette-cinque sillabe! Prossimamente i dettagli…

Scopriremo insieme che ragionar di sedie molto spesso è ragionar dei propri ricordi, delle priorità…

Strana la vita
perché a volte è una scelta
la scomodità

Non lo dico solo io…

1Uno torna a casa stanco per aver lavorato tutto il giorno e trova una poltrona scomoda.
Chi deve fare un arredamento si preoccupa, generalmente, di fare dei mobili nuovi, di inventare una nuova forma di tavolo, di sedia, di attaccapanni, di poltrona. Esaminiamo, per esempio, il caso “poltrona” che è il più evidente. Quante poltrone diverse avete visto nella vostra vita? Vi sarà capitato di sedere su poltrone bassissime (poltrone nelle quali le signore per bene non siedono mai), o col sedile così lungo che toccavate lo schienale con la nuca. Poltrone piene di spigoli al vero novecento, poltrone fisiologiche dove chi si muove è perduto, poltrone di tubi cromati, di legno, di denti d’elefante, Ma dite la verità: come è riposante una comune sedia a sdraio da cento lire. Eppure il buon borghese non la vuole in casa sua perchè è volgare, a meno che non sia di metallo argentato e rivestita di pelle di serpente boa. Voi capite che si può andare avanti per mille anni (e forse anche di più) a inventare mobili sempre diversi, seguendo tutte le mode di tutti i paesi, i materiali che le industrie buttano ogni momento sul mercato, le tendenze, eccetera, tutto ciò per soddisfare il gusto del buon borghese che non vuole avere in casa sua una poltrona uguale a quella che ha il suo collega d’ufficio. Ognuno vuole un mobile diverso e la vera funzione di una poltrona, per esempio, la comodità, va a pubbliche meretrici.

da Bruno Munari, Ricerca della comodità in una poltrona scomoda, scritto su Domus nel 1944, pubblicato poi da Corraini

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7 pensieri su “Bruno Munari, Ricerca della comodità in una poltrona scomoda (e cosa farà Measachair al Fuori Salone)

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