#measachairEDU: intervista ad Anna Pollio (Unlearning)

L’idea del ciclo di interviste #measachairEDU ha la sedia della scuola come fulcro, con possibilità di divagazione in puro spirito Measachair per poter offrire ritratti umani a tutto tondo.
L’intento è quello di fornire spunti di riflessione sulle molteplici idee ed esperienze legate al mondo dell’apprendimento e dell’educazione. Con calma, bevendosì dei gran caffè virtuali insieme e senza pregiudizi. Ragionare in astratto mi annoia, perciò ho optato per una scelta precisa: partire dai vissuti individuali, allargare l’orizzonte osservando gli stili educativi possibili e le situazioni concrete, ascoltare anche le voci oltreconfine.

Unlearning è il progetto di Anna Pollio, Lucio e Gaia Basadonne in viaggio per sei mesi utilizzando il baratto come moneta di scambio tra ecovillaggi, cohousing, fattorie sociali e scuole parentali. A marzo 2015 uscirà il documentario che vi racconterà tutto, qui qualche anticipazione.

Anna

Iniziamo con la domanda di rito. Chi sei, che cosa fai?

Mi chiamo Anna. Mi piace raccontare la mia vita per tappe, traguardi personali che necessitano di tanto tempo di allenamento.
Sono nata in un piccolo paese della Riviera Ligure di ponenete e sono cresciuta in una cittadina poco lontana da lì.
All’età di 4 anni ho fatto la mia prima fuga dall’asilo, non mi piaceva, mi sgridavano sempre perchè ero vivace. “Un maschietto” per le suora-educatrici. Dopo il diploma, all’età di 19 anni finalmente la mia prima avventura ufficiale: mi trasferisco a Bologna per i miei studi artistici all’Accademia Clementina. Bello. Un sogno che si avvera!
Alimento la mia passione per l’arte e i viaggi, apro i miei orizzonti con nuove amicizie e d’estate torno in riviera per vedere i miei e lavorare. Ripetizioni, volantinaggio,venditrice, aiuto tuttofare in una colonia estiva, cameriera in una pizzeria, organizzatrice di giochi in un centro sportivo, disegnatrice in uno studio di architettura, organizzatrice di eventi per il comune, bibliotecaria….e forse qualcosa ho dimenticato!
Nel frattempo il Ministero mi assegna un paio di borse per ricerce artistiche e mi trasferisco all’estero per qualche mese.
Nel capodanno del 2000 incontro Lucio a Bologna. Strana coincidenza. Lui non è emiliano ma ligure, e abita poco distante da me. Ma non ci eravamo mai visti. A Genova compriamo casa e nasce nostra figlia Gaia. Io mi abilito per insegnare disegno grafico, lui è talentuoso e insegue il suo sogno di diventare regista.
Ad aprile 2014 partiamo per un viaggio di sei mesi che ci ha cambiato la vita. Un progetto pensato da noi e che ha coinvolto anche nostra figlia di cinque anni: “UNLEARNING, famiglie che cambiano il mondo.”

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Dicci tutto, ma proprio tutto, sull’esperienza Unlearning.

Unlearning è un progetto di viaggio, di vita, di emozioni in formato famiglia. La moneta è il baratto, l’ospitalità, la fiducia. L’obiettivo è l’essere qui ed ora. Sempre.
Ci siamo inventati un modo di viaggiare a costo quasi zero. In sei mesi abbiamo speso circa 600 euro, percorso 5821 km, visitato 38 posti tra ecovillaggi, cohousing, comuni libertarie, scuole libertarie, circhi e fattorie sociali.
Senza macchina, solo con passaggi. Una valigia e uno zaino a testa.
Un telefono con il collegamento a internet e una lista di nomi da contattare. Basta.
Siamo partiti perché Gaia ha disegnato un pollo con 4 zampe. In quel foglio abbiamo visto, come in uno specchio, il modello di vita che stavamo trasferendo a nostra figlia come assunto di verità.
È chiaro che tra lavoro, scuola, impegni vari il tempo che resta per stare insieme è veramente poco.
Ci siamo chiesti: “Ma ci saranno famiglie che hanno impostato la loro vita in un altro modo? Che abbiano lasciato degli spazi per un sano rapporto con la natura?”
Con questo desiderio di scoperta siamo partiti. Ed è stato bello, stancante, liberatorio, totale.
Quello che abbiamo ora è un punto di vista soggettivo sul mondo.
E siamo più consapevoli, forse, dei lunghi tentacoli dei nostri retaggi culturali e familiari.
Ad aprile, uscirà il documentario che racconterà il nostro viaggio.
Intanto è attiva la pagina facebook con le foto, la rassegna stampa, gli aggiornamenti sul progetto e anche qualche filmato inedito.

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Qual è la sedia di casa? Dove consideri “casa”?

Una sedia bianca, pieghevole. Con me da sempre, e sempre pronta per gli amici che arrivano all’ultimo minuto.
Lo sgabello che mi aiuta nei momenti di bisogno…quando non arrivo a prendere quel barattolo nella mensola più in alto!
Il seggiolone di legno di mia figlia. È con noi da quando la abbiamo svezzata e ora è la sua sedia.
La panca ridipinta e modificata. È comoda con i cuscini colorati. È utile perché ha un vano contenitore. Ed è un ricordo della vecchia casa.
L’idea di un sedile di una macchina, di un treno, di un aereo… insomma una seduta morbida e soprattutto spaziosa per i prossimi viaggi!

La seggiolina in miniatura, quella della scuola, ti suggerisce…

In cornice, in un bel punto di rosso, conservo una mia foto da bambina. Età scolare, circa sette anni. Grembiule nero, frangetta e trecce. Ero seduta, dietro di me la lavagna con dei bei disegni della maestra, le mani appoggiate sul banco. Sorriso appena accennato,tanta era l’emozione che me la ricordo ancora.
Quand’ero bambina mi piaceva andare a scuola. Amavo imparare cose nuove ed ero molto affezionata alla mia maestra. Preferivo giocare che stare seduta, ma se era per studiare e disegnare andava bene.
Il cuscino. Oddio com’era morbido! Eggià perché le sedie dei grandi non erano molto comode, ma così si.
Poi ho scoperto le sedie girevoli. E quelle grandi grandi,con una levetta laterale che le faceva alzare e abbassare. Divertenti. Sembra di essere al luna park. Che spasso con i miei fratelli!
Gaia è figlia unica. Però ha un piccolo tavolino e due seggioline piccole e colorate. È sempre bello avere amici a casa.
E poi sono a misura di bambino. Non deve usare i cuscini o sentire le gambe a penzoloni. Può mangiare al suo piccolo tavolo e appoggiare i piedi a terra. Le piace leggere, colorare e disegnare ma non seduta. Solitamente si sdraia per terra. Pancia giù e piedini in aria, in movimento.
A scuola deve stare composta. E molte volte le pesa. Quando torna a casa mi racconta….è contenta di imparare ma non le piace stare seduta per tanto tempo.
Penso. Si, ha ragione. Si impara anche giocando e le sedie dovrebbere essere usate solo quando si è stanchi.
“Mamma, l’anno prossimo facciamo scuola a casa?” “Sì”, le rispondiamo io e il papà.

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Che opinione hai dell’homeschooling?

Mi incuriosisce. Mi solletica l’idea di mettere completamente in discussione il modello scolastico che conosco… ho già detto che sono un’insegnante di disegno grafico….si, sono una prof. delle superiori!!!
In viaggio abbiamo conosciuto molte famiglie che non mandano i figli a scuola ma li istruiscono personalmente. Le storie erano interessanti e mi sono piaciute. La loro scelta si è trasformata in uno stile di vita. La rete di homescooling mi fa capire che non si tratta di isolamento ma di un’altro approccio all’apprendimento.
Mi piace pensare che esiste un’alternativa alla scuola tradizionale. Evviva!

Quando è stata l’ultima volta che hai imparato qualcosa di nuovo?

Ieri sera.

L’esperienza della multicultura come influisce su di te? E tu, quale apporto dai al tuo contesto multiculturale?

Genova è una città di porto. Ho abitato per molti anni nel centro storico più esteso d’Europa. Al piano di sotto un appartamento abitato da ragazzi senegalesi, al piano sopra una vecchietta di origini portoghesi, due piani sù una famiglia italo-sudamericana. La cantina al piano strada era il laboratorio di Monica, una trans in affari sulla sessantina. Facce e culture a confronto. Nel vicolo odori di cucine lontane, speziate.
Mi piace osservare le persone, così senza giudizio. Da esser umano a essere umano.Al parco molte mamme sono velate. Gaia le guarda incuriosita. Mamma, perchè quella signora è tutta coperta? E perchè parla quella strana lingua?
E all’asilo Gaia ha tanti amici e amiche con nomi difficili, eggià a volte me li insegna con pazienza perchè io non li avevo mai sentiti prima. Mamma quel bambino con la maglietta rossa è il mio amico; indicando un bel bimbo cinese.
Mi piace questo meltingpot, sono contenta di farne parte.

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Ci regali una sedia della tua vita?

Ogni tanto mi capita di pensarmi anziana. Come sarò con i capelli tutti bianchi e le rughe? Mi faccio tenerezza da sola a pensarmi così. Mi ricordo di mia nonna. Una donna dolce e materna. Mi raccontava degli incontri amorosi con il nonno, delle sue scelte di vita, della nascita dei suoi figli. All’età di 80 anni era curiosa e presente. E le piaceva viaggiare. Solo non mi vedo sola e in un appartamento di città. E il cerchio si chiude.

fiume dell'ecovillaggio ciumara ranni

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