#measachairinlibreria: Intervista a Bufò, libreria per giovani menti (Ciriè – TO)

 

Italia lamentosa, Italia con più di ottomila comuni, Italia come un puzzle di faccende impantanate ma anche di piccole, importanti spinte propulsive. Mi piace l’idea di raccontarne un pezzettino attraverso le librerie. Oggi sono a Ciriè, a nord di Torino, e incontro virtualmente Marta Bianco e Bufò.
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Siediti e dicci: chi sei e cosa fai?

Sono Marta, quella che a 30 anni davanti a un piatto di carne cruda condita con un filo d’olio extravergine in una sperduta piazzetta di un piccolo paese del Canavese ha deciso che sì, ai 30 anni era ora di dare una svolta. Ok le due lauree e le belle esperienze nelle librerie di quartiere. Ora toccava a me. Da lì a tre mesi ho trovato un locale e dentro ci ho visto il mio sogno. Da lì mi sono detta “o ci provi … o ci provi”. Sei mesi dopo quel piatto di carne cruda è nata Bufò, la mia libreria.

Descrivimi il tuo progetto di libreria e tutto quello che vi gira intorno.

Bufò nasce dalla mia passione per gli albi illustrati e dai momenti speciali in cui li condividevo con mio figlio. C’è una magia unica che si crea quando leggi a un bambino e io, un po’ spavalda un po’ ingenua, ho pensato che questa cosa bellissima dovevo trasmetterla. Ho cominciato a scrivere a tutte le piccole e medie case editrici per raccontare cosa stavo per realizzare e perché sapevo che erano loro che avrei voluto sui miei scaffali. Ho scelto e voluto un allestimento che agevolasse i bambini a prendere contatto con i libri e ora, a distanza di un anno, quando mi sento dire che qui loro si sentono a casa e che non vedono l’ora di entrare capisco di aver ottenuto il mio obiettivo. Qualità, calore, accoglienza, libertà di sperimentare e condividere il piacere della lettura… erano queste le mie parole d’ordine!

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Ti senti reduce, avanguardista, realista, folle visionara?

Spesso mi dicono di essere stata coraggiosa, ma non so se ritrovarmi in questo aggettivo. Ho semplicemente dato sfogo a un’idea e cerco di portarla avanti con determinazione. Questo non toglie la paura, la sensazione di essere una goccia nel mare, di avere troppe forze che remano contro. Poi accadono cose piccole: una cliente che ti porta un mazzo di fiori, un bambino che ti chiama “la fatina delle storie”, una mamma che ti scopre e dice “finalmente”. E allora non mi sento reduce, avanguardista, realista, folle o visionaria… mi sento semplicemente al posto giusto nel momento giusto. È una sensazione rara, quando c’è bisogna saperla ammettere. Per questo sì, ci vuole coraggio.

Qual è il contesto sociale e culturale in cui è inserita la libreria? Offri servizi che possono anche interessare i cittadini che non abitano nelle vicinanze?

Sono in un paese che a sua volta costituisce un punto di riferimento per altre realtà sul territorio. Ho avuto la fortuna d’incontrare, ma era anche il target a cui miravo, una clientela di livello culturale medio-alto, consapevole dell’importanza della lettura e di voler trasmettere questa passione ai propri figli. Accanto ai libri, propongo corsi e laboratori per bambini e adulti perché aspiro ad essere non un semplice esercizio commerciale, ma un punto di riferimento culturale. È un’idea che piace, ma che richiede tempo e pazienza per potersi diffondere, oltre che la disponibilità dei genitori a spostarsi, cosa non spesso fattibile quando si devono incastrare le attività di tutta la famiglia. Ecco, qui la sensazione è che le mamme corrano tanto e che abbiano poco, pochissimo tempo per loro stesse!

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Due parole sulle vendite on line. O anche tre.

È un’ipotesi che ho valutato, ma che non mi sento ancora di prendere in considerazione.

La vocazione di aggregatore di scambi sociali e culturali di una libreria può generare reddito? Cosa diciamo a quegli utenti che partecipano con entusiasmo ad ogni iniziativa gratuita senza mai acquistare un libro?

Dipende per cosa s’intende come reddito. Per me che sono all’inizio reddito è anche la circolazione delle persone, il passaparola, l’essere entrato intanto per curiosità. Io poi forse sono fortunata perché è raro che le iniziative gratuite non facciano del tutto cassa.

Il bambino e la libreria. Che esperienze hai? Mi piacerebbe ascoltare un racconto tra teoria e pratica.

Il bambino che entra in una libreria è in se stesso un’esperienza. La caratteristica che si nota di più è la curiosità. Il bimbo vuole toccare, sfogliare, sperimentare con le sue mani… spesso sotto gli occhi terrorizzati dei genitori. Mi sono fortemente battuta perché i più piccoli potessero prendere i libri e fossero autonomi, nonostante questo comporti qualche rischio. Il pericolo di una pagina strappata era messo in conto, ma devo dire che è una situazione che si è verificata pochissime volte. Io credo che quando dimostri rispetto per la sete di conoscenza del bimbo, quel bimbo a sua volta ti restituisca rispetto.

Con che criterio scegli le proposte librarie? Hai specializzazioni, manie, tabù?

Il mondo dell’albo illustrato è vario. Ho indubbiamente case editrici a cui sono più affezionata e che ho testato sul campo leggendo a mio figlio. Diciamo che nella scelta di un libro deve scattare una sorta di feeling… il ritmo della storia, il modo in cui le illustrazioni giocano con il testo, la presenza o meno di un significato profondo. Spesso è una cosa istintiva, una corda che si muove dentro di te e che renda unica la mia selezione così come è unico ogni libraio o libraia.
Il mio tabù? Non scelgo mai proposte etichettate come specificatamente “da femmine”. È una cosa che mi urta, la trovo anacronistica e diseducativa.

C’è uno spazio accogliente per la consultazione? Parlami delle sedie, delle poltrone!

Allora dobbiamo parlare dei mitici pouf di Bufò! A forma di gomitolo, perfetti per arrampicarcisi sopra e per farli rotolare in giro per la libreria. Sono amatissimi, insieme alla stanza dei laboratori con il suo tappeto/puzzle e i cuscini. A volte i bimbi fanno tutto da soli: prendono un libro dagli scaffali, si tolgono le scarpe e si siedono comodi. Io, ovviamente, mi sciolgo!

Se la tua libreria fosse una seduta, sarebbe…

Esattamente com’è… un gomitolo è la rappresentazione perfetta del groviglio di vite e storie che s’intrecciano in questo posto.

Regalaci una sedia della tua vita.

Una poltrona per la precisione. Quella che ha accompagnato la mia gravidanza, le notti insonni e le tante carezze al pancione. Ora è qui in libreria, destinata all’angolo allattamento, pronta ad accogliere nuovi gesti d’amore …

Info:

> il sito

> la pagina fb

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