Intervista a Daniela Iride Murgia

Venezia, 2014, un vaporetto. “Te la saluto Venezia, e la sua acqua granda e la sua nebbia che sale, a presto!”. Da qui, da questa immagine liquida e piena di storie che viaggiano per mare e per aria e per parole, nasce la prima intervista del 2015 di questo blog. Che onore esordire con Daniela Iride Murgia, in un periodo in cui – finalmente – anche la stampa italiana valorizza gli illustratori.

1

Le donne turche si ribellano alla dittatura misogina usando come arma il sorriso.
Illustrazione pubblicata sul primo numero dell’Espresso 2015.

Iniziamo con la domanda di rito. Siediti e dicci: Chi sei, che cosa fai?

I miei viaggi più movimentati, picareschi e pieni di rischi sono quelli intrapresi stando seduta su una sedia, con la mente e la matita in una mano. Fabbrico immagini e le trasporto sulla carta tramite la scrittura e il disegno, non c’è differenza tra quello che sono e quello che faccio.

1

Questo blog utilizza la sedia come simbolo di narrazione. Hai illustrato un libro splendido, A ritrovar le storie, centrato proprio sul valore della parola e del racconto. Ti esprimi prevalentemente attraverso le immagini, che rapporto hai con le parole del quotidiano? Ti affidi taciturna al tuo talento artistico o sei anche una chiacchierona?

Il silenzio è un compagno del quale fidarsi ciecamente, è un contenitore prodigioso che può dar vita a tutto ciò che non è ancora stato espresso o scoperto. È come se il silenzio fosse sempre gravido di un futuro da raccontare. Quando realizzo gli albi, provo a traslare fuori dal silenzio, una storia che possa arrivare agli altri. Nel quotidiano mi capita spesso di disturbare il silenzio intorno con una chiacchierata fragorosa.

Se ti va, ti chiedo di scegliere qualche immagine significativa che ci parli di te, del tuo lavoro e della tua passione per il design…

Partiamo dalle illustrazioni. Questa è la mia interpretazione dell’Eden per il concorso Tapirulan del 2013. È un Eden quotidiano, “è battito d’ali, è soavità materna, è frenetico fruscio, è assordante croccantezza di una mela nel silenzio dei cieli… Eden è iniziazione alla vita.”

10406856_10205523894595992_9107076006093235724_n

Questa illustrazione, invece, appartiene all’albo Sarò…, finalista e secondo con menzione al V Compostela Prize for Picture Books.

10410386_10205523893275959_565324153422765021_n

Quest’immagine è un esempio di installazione. È stata realizzata per la mostra ‘di Città in Città’ allestita a Mestre lo scorso anno.

10846164_10205523903276209_7850931883888929107_n

E poi… non mancano le fotografie delle sedie, come questa immagine scattata a Copenhagen presso il Museo del Design. Si tratta di modellini delle sedie ideate dal danese Hans J. Wegner, uno dei più grandi maestri del design modernista.

553285_10205523899556116_625702449860955117_n

Questi invece sono il tavolino e la sedia da assemblare, sempre di Wegner. Si chiamano Peter’s Chair and Table e sono stati creati in modo tale che un tavolo e una sedia per bambini si potessero trasportare e assemblare velocemente senza colla o viti. Lo stesso Peter, il bambino per il quale fu creata la serie, poté assemblarli da solo.

10868264_10205523905196257_8356317389003647440_n

Hai mai disegnato una sedia? Se sì, che storia racconta?

Ho un culto per le sedie, ne possiedo di tutti i tipi, eppure a guardar bene le mie illustrazioni mi accorgo che raramente compaiono delle sedie. I miei personaggi siedono solitamente su nuvole, su libri giganti, o si accovacciano dentro un nido.
Ultimamente però ho voluto reinterpretare delle icone del design moderno, come in questa tavola tratta da un albo in uscita nel 2015. Si tratta della rivisitazione della rinomata Ballchair Di Aero Aarnio, alla quale ho dato una forma più ovoidale. Richiama il guscio di un uovo che in questo caso accoglie dentro di sé il protagonista della storia.
L’albo uscirà in portoghese e in spagnolo nel 2015 e in italiano nel 2016, la storia parla di attesa e di sorpresa, e la sorpresa non voglio rovinarla proprio io.

10363649_10205523883675719_3936509344912597450_n

Quali sono le influenze che hanno agito sul tuo stile, così riconoscibile?

Sono influenzata dai sogni articolati che faccio la notte, dai microcosmi del quotidiano. Mi influenzano i maestri del 1500, il design, l’arte contemporanea, l’arte islamica e quella giapponese.
Sono sensibilmente influenzabile, vivo di continue sindromi di Stendhal. La bellezza di un sacchetto di plastica che fluttua e ondeggia trasportato dalle correnti d’aria è un’immagine struggente, è a questa essenzialità che aspiro.

Dove lavori normalmente? Dove sei seduta e cosa vedi dalla tua finestra?

Sono seduta su una Variér, ex Stokke, appena arrivata. Mi fanno male le ginocchia e il collo scricchiola più di prima, avrò fatto la scelta giusta? Lo sguardo però si poggia sullo stesso panorama di sempre, sulla linea più conturbante che esista: quella del mare all’orizzonte.

Ci regali una sedia della tua vita? 

Copenhagen, Museo del Design, seduta su una copia gigante del famoso modello Shell Chair di Hans J. Wegner. Pura, rarefatta felicità.

1904153_10205524058200082_4811693170243982391_n

Info:

> Daniela Iride Murgia, il sito

Annunci

2 pensieri su “Intervista a Daniela Iride Murgia

I commenti sono chiusi.