Intervista a Monica Bertini

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La giornalista Rossella Boriosi un bel giorno mi ha scritto un messaggio riassumibile così: “Silviasilviasilvia ho conosciuto una donna, cosmopolita, bellissima, una vita incredibile, ora è a Perugia, tu ti devi far raccontare le sue sedie, tunonpuoicapire!”.
E infatti confesso, sul momento ero sintonizzata su tutt’altro e non ho afferrato.
Poi ho letto le interviste di Rossella – e sono ben tre, le trovate in fondo a questo post – e un po’ ho capito. Un po’: il cachemire, il segmento lusso, l’indiscutibile senso del bello, quel particolare tono di blu dietro al quale non c’è solo un’azienda e una modella, ma ricerca ed etica.
Bene, della moda s’è detto. S’apre ora una sfida: come raccontare Monica Bertini a modo mio? Attraverso le sedie, naturalmente. Accomodiamoci.

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Siediti e dicci: chi sei, cosa fai?

Credo di avere una personalità poliedrica, per natura ed esperienze. Osservo molto e sono attratta tanto dal immateriale quanto dal materiale, purché di contenuto. Dopo una formazione in comunicazione ed arte, la sensibilità per l’estetica unita alla voglia di sperimentare realtà diverse mi ha fatto intraprendere un percorso intenso che mi ha portata a vivere e viaggiare in luoghi spesso remoti. Tendo ad osservare da prospettive diverse fuori e dentro di me. Non so fingere.
Come parte attiva di un network internazionale di artisti, designer e architetti, ho partecipato svariati progetti d’arte, creando istallazioni esposte in gallerie e musei internazionali, e ho collaborato come direttrice creativa per eventi speciali. Come tributo a Shanghai ho trasformato poltrone Art Déco in chiave contemporanea, rivestendole con abiti couture Shanghainesi anni 30.

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Dopo un lungo soggiorno in Oriente, mi sono avvicinata alle filosofie orientali legate al benessere, ed ho scelto di tornare in Italia coniugando le esperienze a quelle di mio fratello Luca, artista digitale e musicista. Insieme abbiamo creato un sistema innovativo musicale generativo ed una linea di abbigliamento.

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Hai girato il mondo, ora vivi a Perugia. Ci racconti le tue tappe fondamentali scegliendo le storie delle sedie più significative che hai incontrato?

Un’infanzia felice e vivida a Lugano – del quale conservo il divano di origine Veneziana che ho recentemente rivestito di velluto rosso papavero – ha lasciato il posto ad un’adolescenza turbolenta a Perugia – gita scolastica con l’insegnate di Tedesco a Berlino una settimana dopo la caduta del muro (89), che mi avvicinò a Mies Van Der Rohe ed al Bauhaus -; Trasferita a Milano per conseguire gli studi – dove arte, moda e design influenzarono fortemente la mia visione estetica -; Stati Uniti (Miami e New York) e Sudamerica per due anni – e collaborazioni nella moda e con creativi.
Tornata a Milano nel ’97 – per lo styling del Velvet Tour di Janet Jackson – decisi di rimanere ed iniziai una collaborazione con Filippo dell’Orto, architetto, e Roberta Savelli, pittrice – in SpHaus – condividendo la passione per il design che mi avvicinò realmente alle sedie come elemento artistico e funzionale. Collezionai pezzi di Cappellini, in particolare gli ‘Smarties’, passione che ancora custodisco. Ho comunque continuato a frequentare New York, luogo che consideravo ‘casa’. L’11 settembre, vissuto drammaticamente a Manhattan, mi rese consapevole che Shanghai, già frequentata per un progetto, sarebbe diventata una parte importante della mia vita. E così fu per sei anni meravigliosi ed intensi. Nel 2008 decisi di tornare in Italia quando Kazu, cara amica giapponese, appassionata collezionista di antiquariato mi chiese di aiutarla ad arredare la sua Trattoria Italiana anni 30′.

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Accompagnata dai suoi fornitori segreti tra le campagne sperdute di Shanghai, tra le umide vie dense di baracche allestite a deposito, vidi quelle che sarebbero diventate le “signorine di oggi”: poltrone splendide dalle strutture originali Art Decò e Bauhaus. Senza pensare alla logistica, ne selezionai 25 uniche e disperate. Poi tornai nel minuscolo negozio (2 metri per 3) dove ero solita acquistare gonne vintage cinesi e così, appoggiata agli scaffali notai dei tessuti diversi tra i bancali: ne estrassi uno e con grande sorpresa scoprii che si trattava di Qipao degli anni 30. Uno ad uno e ne selezionai circa duecento. La signorina mi disse che il padre li collezionava da anni, scovandoli in giro per lo Shandong. Dopo ricerche approfondite mi resi conto dell’immenso patrimonio: quegli abiti erano l’essenza di Shanghai, creati e sviluppati dal vecchio Cheongsham Imperiale proprio lì, e che dopo la caduta della dinastia Qing e un dress code più libero, le donne Shanghainesi si divertivano a farli su misura spesso con tessuti importati da Parigi: era la nuova Moda che ben presto prese piede negli ambienti borghesi ma anche tra i Bordelli di lusso.
Volevo dare una seconda vita sia alle poltrone che agli abiti. Così imparai dai tappezzieri di Firenze le vecchie tecniche ormai in disuso e iniziai il progetto. Sette viaggi in due anni e tanto lavoro per formare un piccolo team di Hong Kong trovato dopo mille peripezie. Il padre dei titolari, 85 anni ex consulente tappezziere, che Mao ingaggiò a suo tempo, venne coinvolto.

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Mangiavo con gli artigiani seguivo ogni step da mattina a sera: dallo smantellamento e ripristino di legni e strutture interne, all’eliminazione dei chiodini arrugginiti e ricopertura delle fenditure con polvere di legno e colla naturale; dalla selezione di materie prime di altissima qualità utilizzate per gli interni, alle fotografie e i video per documentare il lavoro. Ogni passaggio era importante: la tecnica a 8 nodi su molle spesso recuperate, l’intelaiatura in iuta, i tanti strati pregiati – crine di coda di cavallo, lattice naturale, fiocco di cotone, iuta e panno di lana e fibra finissima di bambù dalle straordinarie proprietà benefiche -, e infine la solida ergonomia che testavo personalmente.

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L’etichetta con logo in titanio colorato e diamante è venuta dopo, grazie ai mastri orafi di Milano. Ogni poltrona narra una storia: la scelta degli abiti come un piccolo casting, il simbolismo delle cromie, la presenza scenica di dettagli e volumi e rivive così lo spirito retrò-glam dell’epoca.

Ho voluto rendere omaggio alla storia, arrivati negli anni 30 a Shanghai da Europa e Giappone continuano il loro viaggio a cavallo tra due mondi nello Show Room di Palazzo Vecchio, a Montepulciano, dove nel 2012 é nata una preziosa collaborazione con Maria luisa Sbernadori, proprietaria, scenografa e vigneronne, e Francesca Capaccioli, stilista e creatrice di tappeti.

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Cosa guida la tua vita, cosa ti orienta? Non sto parlando solo all’imprenditrice…

Osare con l’ inusuale. La continua ricerca, l’amore per la natura e per l’estetica, la sperimentazione con materiali e forme, lo sviluppo di progetti complementari. Mi appassionano le contaminazioni tra arte, moda e design e la spazialità espressiva: dalla poltrona rivestita di Qipao vintage, alla musica legata allo spazio/ tempo, fino al cachemire che diventa Kimono giapponese o Kaftano turco. Tutto in divenire, purché ci sia un comune denominatore o ‘silver lining’.

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I capi e le poltrone che produci sono incredibilmente belli, comprendo bene il loro valore: l’idea, i materiali, il manufatto… Tu ti rivolgi ad un target altissimo, che mi auguro apprezzi il senso di quello che indossa. Cosa possiamo fare noi comuni mortali per portare bellezza e qualità nella nostra vita?

Semplicemente interiorizzando ciò che il mondo di bello offre, osservando la forma, la materia, le cromie scelte. Credo che il gusto sia il risultato di un processo di apprendimento continuo: filtriamo ciò che viviamo. La natura stimola i nostri sensi attraverso profumi, colori, armonie, cibi, sensazioni tattili, e quindi il nostro gusto. E gradualmente, osservando con occhi attenti, diveniamo sempre più consapevoli di quanto sia preziosa la vita in ogni sua forma.
Come afferma il principe Miškin, “La bellezza salverà il mondo”, ed io condivido: sia essa naturale o prodotta dall’eccellenza umana – arte, musica o effimero, la bellezza é espressione di amore e passione, se etica; e rispetta la natura. Non necessariamente legata alla ricchezza, la bellezza é un un dono: anche con materiali poveri e linee semplici ma pulite nel design, nella moda, nella cura della persona e sicuramente in cucina. “Less is more” ne é un esempio ed il nord europa ci insegna. In ogni caso, oltre alla Collezione H, che ha indubbiamente un target molto alto, creo ‘su progetto’ con costi decisamente inferiori.

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Immagino che una creativa come te abbia un occhio allenato e trovi ovunque ispirazione. Hai un modo sistematico di organizzare gli input o incameri, incameri, incameri in caotica armonia?

Incamero e rielaboro quello che osservo in modo intuitivo: emozioni e senso estetico sono consequenziali perché ciò che crea gioia e benessere diventa ispirazione e forza trainante per esprimerci al meglio ed evolvere. La sperimentazione iniziale, per un creativo, può essere caotica, poi ci si abitua a diventare più metodici ed a scegliere con maggior attenzione le fonti dalle quali attingere e come trasformare gli elementi a nostra disposizione in qualcosa di positivo per se stessi e per gli altri.

GeishaQuanto ha influito su di te l’oriente?

L’Oriente mi ha stregata fin dalla prima visita ad Hong Kong nel 92: i colori vividi, le radici della Cina antica mista al fermento occidentale, gli odori di spezie e frutta nei mercati e quell’esotismo che forse mi appartiene in modo atavico.

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Confessami il momento di sciatteria della tua giornata, la tua trasgressione rispetto al buon gusto…

Avendo una casa-studio, quando non ho impegni esterni mi capita di lavorare in leggings o tuta-pigiama (generalmente dopo aver praticato yoga). I capi che non amo vengono offerti in beneficenza, quelli comodi e casual, che mi facciano sentire bene con me stessa, restano.

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Ora giochiamo con le metafore: tu che sedia sei? poltrona, sgabello, divano, sdraio… vale tutto.

Una Chaise Longue (o Lounge) – altalena, che prima o poi dovrò costruire per godermi serate di lettura o svago in leggerezza.

Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?

I miei genitori: mi hanno messa su un aereo da sola per la prima volta a 12 anni, destinazione Londra (i parenti ovviamente mi aspettavano in aeroporto) insegnandomi responsabilità e libertà. Con grande amore mi hanno sempre offerto la giusta dose di supporto emotivo e materiale permettendomi di iniziare ogni nuovo percorso, ma lasciandomi libera di essere me stessa.

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Ci regali una sedia della tua vita? 

Una scultura-sedia di 200 chili in gomma rossa sfrecciava verso la Biennale di Shanghai 2004: uscita dal forno quando la mostra stava per iniziare, trasportata con due furgoni e 6 aiutanti ed arrivata appena in tempo..Mi tremavano le gambe, ero visibilmente provata e Beatrice Leanza, curatrice del progetto mi ha accolta emozionata, come non bastasse, sotto un’istallazione di pioggia esterna. Non entrava in ascensore perché troppo grande, quattro piani tra urla di eccitazione e paura che sbattessero contro gli angoli delle scale…Il caos ha catalizzato l’attenzione inaspettatamente, come in un film… E le riprese della Rai sono iniziate proprio nel momento in cui abbiamo appoggiato ‘lo gnomo’ al suolo, di fronte al computer esploso del Dot dot dot Studio di Milano che proiettava il dipinto digitale di Xu Hongmin. Il pubblico incredulo allungava le mani per toccare quella massa ancora calda che sembrava arrivata da una galassia lontana.

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7 anni dopo, Silvia Robertazzi di Rizzoli ci ha fatto inconsapevolmente ritrovare per una nuova collaborazione-mostra al Fuorisalone, questa volta con un tema Retrò ad hoc: WoYou ~ Travelogues in Design, la sedia protagonista diventa ora ‘In the Mood for Love’, il dondolino di origine francese e molto romantico.

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Se il tema fosse stato un altro, avrei indubbiamente proposto la ‘sedia da parto’ (anche trovata a Shanghai) e nel frattempo restaurata: ho dovuto faticare per convincere il proprietario a vendermela, non voleva. Chissà quanti bambini sono venuti alla luce attraverso lei…
La materia continua il suo viaggio attraverso il tempo e lo spazio.

Credits:

Fotografie moda: Alessandro Parenti

Fotografie sedie: Chris Spira

Info:

  • H* Chairs ~ Sedie:

> https://www.facebook.com/igt.living.1/allactivity

> http://www.chrisspiraphotography.com/2011/01/the-making-of-h-chairs/

> http://www.chrisspiraphotography.com/2011/01/vintage-h-chairs/

  • Muusa ~ Abbigliamento:

> www.muusa-luxury.com

> www.facebook.com/MuusaLoungeWear

  • Le interviste di Rossella Boriosi:

> www.uncomag.com/interviste/monica-bertini-muusa/

> trefigli.style.it/2014/10/03/conosciamo-monica-bertini-prima-che-diventi-troppo-famosa/

> www.grimildeblog.it/monica-che-crede-nel-lusso

 

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