Il punto di rottura

Altalena anni ottanta in bassa montagna. S’è stancata, non gioca più.
Mi domando cosa le sia successo per raggiungere il punto di rottura. Una tavoletta di legno sottoposta alle intemperie, fibre datate che hanno accolto acqua profumata di pino, pino che si è trasformato in ghiaccio, ghiaccio voluminoso – non si vede ad occhio nudo, ma le fibre si sono accorte, oh sì – e poi un nuovo tepore a sciogliere il freddo e l’entusiasmo irruento di un piede di nipote, il monello di casa che lui non si siede, non gioca come i piccoli lui, lui sta in equilibrio sull’assicella, reggendosi alla catena, e per salirci pianta una bella sberla di piede gommato e con l’altra gamba si dà una spinta un po’ in su e un po’ in avanti, così da avviare un dondolio spavaldo.
Se va bene, se l’altalena ci sta. Questa, quest’anno, non c’è stata. E rimane lì, troppo bella da vedere per essere sostituita. Rimane lì tutti i fine settimana a ricordare che per certi giochi, anche reinterpretati, il tempo è passato. C’è altro da fare.

Per curiosità sono andata a cercare tutte le altalene di Measachair. Sono qui e sono tante, distribuite tra interviste, racconti e citazioni.

 

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