Intervista ai No Hai Problema

“Ho la fortuna di vivere una vita bellissima”, mi scrive Lucia. Che è una frase semplicissima e volendo anche banale, ma in tempi di brontolio continuo suona disarmante e potente. Suona bella come una melodia e mette di buonumore.
Il bolero sul sofà, tanta musica dal vivo, tanta vita vera che scorre tra queste righe. Da Palermo, ecco i No Hai Problema.

1Sedetevi e diteci: chi siete, cosa fate?

Ciao, siamo un trio palermitano. Irene voce, Marco al basso e Lucia alle percussioni. Non siamo giovanissimi e crediamo che i sogni non abbiano età. Proveniamo dal mondo delle cover, il nostro vecchio gruppo, composto da 7 elementi, si ispirava ai Pink Martini, poi per varie vicende ci siamo trovati in tre e abbiamo sperimentato un mondo musicale senza strumenti armonici. Ci è piaciuto e così è nato un nuovo sound e il nostro primo disco.

Partiamo subito dal brano che abbiamo già pubblicato, Il bolero sul sofà. Prendiamolo ad esempio per descrivere come nasce una vostra canzone, il lavoro che c’è dietro… 

Il Bolero è un testo scritto da Lucia, e lo abbiamo musicato in una sera nel salotto di Marco. Poi ci sembrava troppo corto e abbiamo chiesto a Lucia di scrivere una strofa in più, ma la canzone era stata scritta per la sua ex compagna quindi Lucia non ne voleva sapere di rimetterci la testa, dopo aver detto di no per circa un’ora  improvvisamente in tre minuti ha scritto la strofa finale. Ecco le nostre canzoni nascono da suggestioni improvvise, a volta al sound check suoniamo una melodia e la registriamo col telefonino. A volte un testo viene fuori canticchiando in scooter per le strade della città. Poi tutto viene elaborato in prova.

Quanto tempo occupa la musica nella vostra giornata? E il resto del tempo?

Per Irene occupa tutto il tempo, facendo la cantante nella vita anche con altri progetti, per Lucia e Marco occupa solo metà del tempo, per il resto gestiscono rispettivamente una Onlus e una scuola di Inglese. Poi quest’anno ci siamo sposati tutti e tre, anche l’amore per fortuna occupa il nostro tempo.

L’elemento più seduto del gruppo, tecnicamente, è la batterista. E caratterialmente? Come sono distribuiti i vostri equilibri?

Abbiamo caratteri molto diversi Marco è il più ironico, il più comico e anche il più incasinato. Irene è la più centrata sulla musica, la più poetica e più ansiosa, Lucia è la più giocherellona, più energica e più rompipalle. In quanto ad equilibrio ci alterniamo e poi abbiamo Elisa la nostra manager che ci aiuta molto.

Se ho capito bene state lavorando a un disco. In un paese dove due adolescenti sul tram parlano di Suor Cristina (giuro, mi è successo tempo fa e sono trasecolata), cosa significa voler fare musica in modo professionale, oggi?

Si stiamo lavorando al secondo disco ed è molto stimolante. Fare musica in modo professionale significa studiare tutti i giorni, ascoltare tantissima musica e  suonare solo ciò che fa veramente parte di te. Noi ai livelli di Suor Cristina non puntiamo, ci basta andare in giro per l’Italia a far sentire le nostre storie.

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Che tipo di pubblico avete?

Beh non siamo una band da adolescenti, ma siamo molto amati dai bambini! Il nostro pubblico è vario, in tour ci siamo resi conto che la musica piaceva ai ragazzi del centro sociale, come ai sessantenni del circolo Arci, o i giovani/adulti alla moda di Milano. Facciamo una musica allegra che cerca di far emozionare e divertire chi ascolta, questo è abbastanza trasversale.

Quali sono le vostre preferenze e influenze musicali?

Lucia ascolta molto rock, il cantautorato italiano del filone Bersani, Gazzè, Silvestri, Fabi, ma anche Cesaria Evora, Nina Simone, Maria Gadù. Irene è attratta da tutto ciò che è ricerca senza perdere il gusto per le melodie aperte e vive, ama la musica elettronica e ascolta spesso voci  come Giuni Russo, Alice , Bjork, Beth Gibbons, anche se poi ascoltare Billie  Holiday  o Lhasa de Sela la riporta al centro di ciò che vuole esprimere. Marco  sente musica anche nei rumori delle cose che si rompono, infatti rompe un sacco di cose.

Ora vi faccio giocare uno per uno. Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano, una sdraio…?

Lucia: io sarei una panchina da giardino dove ci si siede in tanti, ci si può sdraiare per dormire, dove passa sempre gente diversa.

Irene: sarei su uno sgabello davanti ad  un pianoforte nel bar di un albergo a Cuba.

Marco: forse uno sgabello da cucina, quelli che si chiudono e si possono conservare dietro il frigo.

Hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?

Lucia: la mia amica Silvia è il luogo di riposo dell’anima, la poltrona avvolgente.

Irene: ahahahhha beh…tanti possono esserlo…i No Hay Problema ad esempio, sono una sedia a molla, ci si ferma un poco e poi si salta in piedi con nuovi stimoli!

Marco: da piccolo mi sedevo su mia sorella, però poi si arrabbiava e mi scagliava uno zoccolo di mia madre in faccia. A freddo, quando meno me lo aspettavo, con una mira eccezionale.

Ci regali una sedia della tua vita?

Lucia: sicuramente la poltrona azzurra del mio psicoterapeuta dove ho attraversato me stessa, lì a trentanni ho deciso di cominciare a suonare per cercare la bellezza e distaccarmi dalla tristezza con cui per lavoro convivo ogni giorno.

Irene: la poltrona dello studio dei miei, stava accanto al giradischi e, sperimentando tutte le posizioni possibili offerte da una poltrona ad una bambina di sei anni, ho ascoltato moltissima musica, dirigendo intere sinfonie e lì ho giurato che volevo vivere ogni giorno dentro la musica.

Marco: oltre allo zoccolo che ho ancora stampato in fronte? Il  poltrone che ho portato con me quando sono tornato a Palermo da Huddersfield.

 

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Info:

> No Hai Problema

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2 pensieri su “Intervista ai No Hai Problema

    • ancora più bello è che gran parte dei contenuti ormai nasce sullo spunto fornito dai lettori… anzi, mi manca il tempo di approfondire tutto. è un bel circolo virtuoso!

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