Arnese mobile per sedervi sopra e altre definizioni

Si parlava di SUPPEDANEI con l’Annamaria, una sera. Ah, sì! se noi non si parla di suppedanei almeno una mezz’oretta non ci si riesce d’addormirci la notte. Enniente, per un dubbio sull’accento mi sono trovata a guardare il dizionario etimologico on line. Mi ci sono un poco persa – quando una è presa da una lettura avvincente, nevvero, il tempo scorre che è una meraviglia – e ho acquisito pure qualche nozione e un cincinello di spunti suggestivi. Li riporto qui, in ordine sparso, chiedendo venia agli amici filologi.
Un caro saluto ai vecchi amici filologi del passato, già che ci siamo, che furono abbastanza numerosi e taluni anche affezionati alla sottoscritta.

Ora, non vorrei tornare sulla vecchia questione è nato prima l’uovo o la gallina, è nata prima la sedia o il tavolo. Fattostà che una delle più antiche sedute, la SCRANNA, era sia l’uno che l’altro, una cassapanca multiuso, suvvia. Pragmatismo teutonico.

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Appare subito chiaro, a leggere la fine che ha fatto la CISCRANNA, che il superlativo prima ti innalza in gloria e poi ti lascia cadere a terra, etichettandoti come vecchio mobile sfasciato. Essere CI- e ARCI- non conviene il più delle volte.

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Torniamo al caro vecchio latino. La SEDIA è un oggetto contraddittorio: arnese mobile per stare fermi. Per forza poi ci si sente inquieti, weasachair.

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In ogni caso, appare chiaro che certezze non ve ne sono. Neppure certezze di genere. Ciascuno scelga tra sedia e sedio e si senta libero di cambiare, che qui problemi non ce ne facciamo. Tra l’altro lo dice anche il Dizionario, dunque ci mancherebbe di fare i rigidini, che diamine. Weashappychair e via andare.

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Poi c’è quella faccenda dell’affetto e le sedie devono essere esserini semovibili ma anche tanto sentimentali, ché è tutto un vezzeggiativo con varie sfumature…

 

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…e non importa se il piccolino è più vivace e rude, quanta tenerezza nel nominarlo!

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Sedie un po’ rozze ce ne sono anche tra gli adulti, si badi:

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Oggetti tutti d’un pezzo, funzionali monoliti che sostengono.

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Son degli aiuti in casa, in fondo, e non dovrebbero mai mancare. “Caro, passami il suppedaneo” credo sia una delle mie frasi più tipiche.

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Della componente mobile della sedia s’è già detto, qui l’apoteosi.

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Ma attenzione, si parte facendosi portare, ci si illude di avere potere, e poi… poi.. si finisce in ritirata. E qui mi fermo sull’argomento, ho già detto troppo e non fa fine.

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E comunque il potere attrae tutti. Ebbene sì, anche l’umile sedia. Che infatti spesso ambisce al SEGGIO…

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o ad avere una SEDE stabile, una di quelle che una volta assegnate non cambiano più. Più. Più. Più.

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Ci sono vari gradi di rischio in qust’atteggiamento a conservare il posto.
Prima conseguenza: la noia.

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Seconda conseguenza: il potere eccessivamente insediato provoca rivolte.
Si noti: la rivolta parte da ferma, da un’assembramento, dall’immobilità. E poi boom, non sta seduto più nessuno fino a nuovo equilibrio.

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Poi ci sono le sedie virtuose, quelle che sanno enfatizzare le proprie caratteristiche. La SEDULITA’, per esempio, ossia la calma, la riflessione, un punto di vista distaccato sul mondo, l’accuratezza di sguardo.

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Ci penserò sopra, sulla sedulità. Non so com’è ma non riesco a trattenere uno sbadiglio. E’ solo tardi o l’eccesso di sedulità è un po’ noioso e perfettino? Mi aggrappo alla definizione di sedia, ne evidenzio la natura di oggetto mobile e respiro, respiro piano e con sollievo. Una sedia non sta in un posto per l’eternità. Parola di dizionario etimologico.

 

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