Intervista a Maristella Forcella

Molto spesso mi sono state segnalate persone che decorano normalissime sedie e le rendono un po’ speciali. E’ un’attività diffusa, variamente inquadrata – riuso, decorazione, gesto artistico… – con risultati a volte bellissimi, a volte discutibili.
Dare spazio a tutte queste manifestazioni sarebbe impossibile, il blog dovrebbe avere una sezione solo per questo argomento. Subentra, poi, quella certa faccenda del gusto personale, argomento spinoso e del tutto soggettivo che mi costringerebbe a discriminare: questo sì, questo no. Tanti, troppi, incidenti diplomatici dietro l’angolo e dunque ho sempre pensato: lasciamo perdere.
Quando mi hanno segnalato Maristella però ho pensato: lei, ecco, lei. Perché le sue sedie non sono solo recuperate e portate a vita nova, ma parlano linguaggi che sono molto in sintonia con Measachair: illustrazione, letteratura, musica. La sedia, spesso spalla di scena per chi è capace di affabulare, diventa essa stessa supporto di narrazione.
E poi c’è di più, c’è lei, Maristella, e tutte le sue diverse vite già vissute e questa appassionante avventura delle sedie, nuova e infinita. Storie tutte da leggere tra le righe delle sue parole emozionate, storie che me la rendono simpatica.

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Siediti e dicci: chi sei, cosa fai?

Mi chiamo Maristella Forcella e sono una signora di mezz’età con i capelli brizzolati. Raccolgo vecchie sedie abbandonate, il più delle volte accanto ai cassonetti della mia indisciplinata città – abito a Foggia, in Puglia – e le affido alle cure di un paio di carissimi “mastri geppetti” che fanno con grande dedizione il lavoro duro di sistemarle dal punto di vista strutturale perché ne hanno spesso molto bisogno. Quando le sedie tornano da me – alla spicciolata – mi resta da fare il trattamento anti tarlo, che fa parte dei lavori delicati, e poi me le guardo e penso a che cosa tirarne fuori.
Prima di questo, nel 1987 e per undici bellissimi anni, ho gestito a Foggia una piccola libreria per ragazzi, si chiamava La luna di carta. La grande passione per la letteratura dell’infanzia e uno spirito irrequieto mi avevano fatto abbandonare il mio lavoro di ostetrica, che svolgevo da circa nove anni e che amavo moltissimo, al punto da trovare inconciliabile svolgerlo in ospedale… ma questa è tutta un’altra storia.

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Avevi già un’attenzione particolare nei confronti delle sedie prima di questo tuo progetto? Non sentirti strana, qui sei tra amici, a noi puoi dirlo… 

Ora ti racconto la nascita del progetto. Quando mio figlio grande decise di aprire insieme a due suoi amici un ristorantino a Roma in un locale piccolo e con un bellissimo spazio verde nel cuore storico del quartiere San Lorenzo, mi chiese perentorio di aiutarlo perché non avevano molti soldi per arredarlo. Mi propose di lavorare per loro come sai fare tu, mamma. E siccome io quando qualcuno si fida e chiede… mi butto, decisi di inventare un modo divertente di recuperare sedie vecchie, di colorarle tutte diversamente e di decorarle. Decisi di chiamare questo progetto “raccontami una sedia”. L’idea fondante è che le sedie oltre che accogliere e far mettere comodi servono anche a raccontare pensieri o visioni.
Dunque mi misi a lavorare e per questo primo esperimento feci quarantaquattro sedie. Dal momento che Pietro ama i fumetti e ne era un appassionato collezionista da quando era piccolo partii da quelli, ritagliando albi e fotocopiando libri. Decisamente divennero l’elemento caratterizzante del piccolo locale.
Questo è successo tre anni fa ed era un momento molto difficile della mia vita, non avevo più un lavoro, avevo deciso di separarmi dal mio molto amato marito scapestrato ed ero sola nella mia casa grande, dalla quale anche l’ultimo dei figli era andato via per studiare. Prima di allora le sedie erano state per me piccole sporadiche occasioni per lavorare a decorarle insieme ai miei figli bambini. Da quel momento non mi sono più fermata.

Come ti procuri le sedie?

Le raccolgo buttate accanto ai cassonetti, quasi sempre di sera perché è l’ora in cui evidentemente si portano giù le sedie sperando di non dare troppo nell’occhio, oppure al mattino presto. A volte giro per i rigattieri o piccoli mercatini di strada che ormai sono diffusi e ricchissimi e mi consentono di non spendere più di qualche euro. Poi ci sono le persone che mi chiamano per dirmi che ne hanno trovata una e magari se la portano a piedi da un capo all’altro della città o che desiderano regalarmi le loro sedie inutilizzate. Gli amici sono stati e sono una risorsa indispensabile.
A volte poi sono le persone a portarmele chiedendomi di decorarle per loro.

Con che criterio scegli autori e illustratori e come procedi?

Nel tempo, per passione, ho costruito un doppio archivio. Immagini d’autore spesso provenienti dal mondo dell’illustrazione dell’infanzia, fumetti, opere di artisti di strada… E poi citazioni di tipo letterario che comprendono incipit o brani di poesia e a volte anche brani musicali. Questi archivi sono la mia grande risorsa. Il criterio è assolutamente libero, scelgo immagini e parole che mi piacciono, che mi parlano.
Prima penso: penso a che cosa mi piacerebbe mettere su quella particolare sedia che ho fra le mani e quindi pescando nei miei due archivi – digitali ma anche cartacei – cerco di trovare fra le parole e le immagini la sintesi più felice. E’ sicuramente la parte più creativa del mio lavoro e porta via tanto tempo.
La sedia intanto è l’elemento certo che mi detta lo spazio. A volte le sedie ripulite della loro vecchia patina si rivelano di un legno bello e ancora degno di vita propria e allora scelgo immagini che possano essere applicate sul fondo nudo, poi magari aggiungo piccoli elementi a pennello. A volte invece scelgo di colorare prima la sedia intera e poi di applicare il decoro.

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Il tuo è un omaggio, un atto d’amore. Hai mai fatto vedere le tue opere agli autori delle citazioni e delle illustrazioni?

A volte si ed è stato bellissimo.
Voglio raccontare come ho conosciuto Tiziana Rinaldi, alle cui magiche illustrazioni mi piace molto attingere. Non la conoscevo, mi aiutò la comune amica Donatella Caione della piccola e preziosa casa editrice Mammeonline. Mi capitò di chiederle un piccolo aiuto per realizzare una locandina per un convegno, conoscevo dei disegni suoi bellissimi e mi pareva andassero a pennello. Lei fu molto disponibile, mi mandò i file originali molto velocemente e senza condizioni. Poi successe che i suoi disegni fossero giudicati “imbarazzanti” dall’istituzione che sponsorizzava quel convegno e che il manifesto fosse ripensato senza più immagini. Così in segno di protesta e d’accordo con Tiziana decorai una sedia con le sue immagini dolcissime e con un pezzetto di una poesia di Vittorio Lingiardi e sedemmo la sediolina – tutta gialla vivacissima – al centro del convegno.
Da quel momento Tiziana è stata sempre molto brava e gentile nel sostenere il mio lavoro. E’ Tiziana che mi ha parlato di te, ma questo tu lo sai e poi ci siamo cercate.
Ho conosciuto anche Giulia Orecchia in occasione di un bel festival del libro per ragazzi che si tiene qui a Foggia e anche per lei e con le sue immagini ho realizzato una sedia per la biblioteca dei ragazzi ed è stato bello.
Un’altra volta mi sono incontrata con il grandissimo piccolo Bruno Tognolini, sognante poeta per adulti e bambini del quale spesso utilizzo le parole e lui è stato molto caro… ha definito i miei lavori “poesia diffusa”.
Un altro piccolo piacevole incontro è stato con il simpaticissimo Stefano Benni e la mia sediolina MarheritaDolcevita e qui con un po’ di emozione vi allego una bella foto…

con il simpaticissimo lupo stefano benni e con la mia sediolina margherita

 

Non so dirvi bene se mi senta all’altezza di un confronto diretto e metodico con ciascuno degli autori ai quali attingo , ho un’idea che comunque mi sostiene ed è quella che cerco di avere il massimo rispetto per gli autori, citando sempre i loro nomi molto in evidenza, proprio vicino alle immagini, in modo che sia chiara la loro origine. Non ho mai usato parole o illustrazioni di cui non sapessi la provenienza o omettessi di citarla.

Hai mai decorato una sedia utilizzando immagini e parole tue? 

No, è cominciato così e non riesco a pensarle diversamente. Però devo dire che non ho mai fatto una sedia che non sentissi come se fossero scritte proprio per me quelle parole. Non da me ma per me.
Da un po’ di tempo ho preso coraggio e ho cominciato ad usare il pennello per aggiungere elementi decorativi a completamento. Mi piacerebbe un giorno provare e ho i miei figlie e degli amici carissimi che credono in me, quindi…

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Dove vanno le tue sedie? 

Vanno dove vogliono , mi viene da dire: sono sedie libere! Mi pare che vadano sempre con persone simpatiche , con le quali andrei anche io e mi regalano delle belle amicizie.
Ho partecipato ad alcuni mercatini a Roma due estati fa e lì ho venduto la mia prima sedia ad una persona estranea. Era tutta azzurra , aveva una citazione di Antonello De Santis che mi è molto cara, sulle donne, e una illustrazione vivacissima di Leandro Lamas ed era bella assai – per me naturalmente – ci avevo lavorato molto… la comprò un giovanotto dalla faccia simpatica e un bel paio di baffoni, ma per l’emozione non mi feci dare nemmeno una mail… cosa che ora faccio sempre.

Qual è quella da cui ti sei separata meno volentieri?

Non saprei dirti di una in particolare , mi separo con emozione da ciascuna e di tutte mi è capitato un momento in cui ho pensato: questa me la tengo io. I posti preferiti dove mando le mie sedie sono tre belle librerie , davvero bellissime: una è la libreria Ubik a Foggia ed è la libreria che per prima ha accettato di esporle, l’altra è La Maria del Porto a Trani, che è davvero la libreria dei nostri sogni , affacciata su un porticciolo delizioso di fronte alla bellissima cattedrale romanica gestita da due giovanissimi appassionati librai, poi c’è la libreria Fandango a Palazzo Incontro a Roma che è molto raffinata ed elegante. In questi giorni poi ho finito di arredare un piccolo allegro locale qui a Foggia che si chiama Muralesvago… ma questa è tutta un’altra storia . Poi naturalmente le faccio ancora per il Soulkitchen dei miei figli a Roma che le usano tanto, a volte le rompono (e ora siamo al secondo giro di restauro) e le vendono ai loro affezionatissimi cultori.

Come sono le sedute di casa tua? Ne hai una preferita?

A casa mia nel tempo sono passate molte sedie e tutte molto diverse , anche prima di questo mio lavoro.
Le nostre primissime , appena mettemmo su casa , furono sei sedie thonet pirografate rosso anilina di cui ci innammorammo da un rigattiere e che sono ancora adesso il pezzo forte del soggiorno . Poi ci sono sedie a dondolo di vario genere , sedioline basse per allattare, c’è una sedia vecchissima della casa dei miei nonni che ha un aspetto modernissimo come una sedia di quelle che si vedono sui ponti delle navi da crociera , poi ce n’è una decorata da me con l’incipit di un libro che mi è carissimo (Daniel Picouly, Paulette e Roger) e con i cuori di Mojmir Jezek che è rimasta da me – per fortuna – per un piccolo difetto che non ho potuto eliminare e mi fa compagnia in camera da letto. E’ è color lilla che mi piace tantissimo.
Poi naturalmente ci sono sempre le sedie che faccio e che vengono sparpagliate dove posso e mi piace tanto trattenerle per un po’, prima che vadano via.

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Ora giochiamo con le metafore, come facciamo con tutti coloro che passano di qui. Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano, una sdraio…?

Mi piacerebbe essere una sedia a dondolo , quelle un po’ basse che ti permettono di mettere i piedi a terra.

Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?

Si , nel senso che mi accolgono e mi fanno stare con loro a riposare e chiacchierare un po’.

In particolar modo una coppia di amici sereni e tranquilli . Lui si chiama Antonio , è uno straordinario artista…..lei è Annamaria ed è una poltroncina deliziosa. Anche mio marito era ed è una comoda scricchiolante sedia di campagna , mi ricorda le donne della sua casa in un paesino della nostra provincia che usavano le sedie come un dondolo per addormentare i bambini alzandosi su due gambe e poi rimettendosi giù con un tonfo deciso. Non so se ti è capitato di vederle…

Ci regali una sedia della tua vita? 

Non ho più tante parole, sono molto contenta e ora molto commossa di averti risposto e allora vi regalo alcune immagini che mi stanno molto a cuore, insieme al pensiero che mi piacerebbe continuare a fare questo lavoro per sempre, perché mi rende felice e mi fa comunicare col mondo.

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Lontano lontano nel tempo qualche cosa negli occhi di un altro ti farà ripensare ai miei occhi, i miei occhi che t’amavano tanto. E lontano lontano nel mondo, in un sorriso sulle labbra di un altro, troverai quella mia timidezza per cui tu mi prendevi un po’ in giro… Luigi Tenco 1966 – illustrazioni di Cecile Vehilan

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La mia fanciullezza fu libera e gagliarda. Risuscitarla nel ricordo, farla riscintillare dinanzi alla mia coscienza, è un vano sforzo. Rivedo la bambina ch’io ero a sei, a dieci anni, ma come se l’avessi sognata. Un sogno bello, che il minimo richiamo della realtà presente può far dileguare. Una musica, fors’anche: un’armonia delicata e vibrante, e una luce che l’avvolge, e la gioia ancora grande nel ricordo. Sibilla Aleramo, Una donna. Illustrazioni di Giovanna Ranaldi.

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…come sempre quando mi allontano da te mi porto dentro il tuo mondo e la tua vita e questo è quello da cui non posso guarire. Non essere triste dipingi e vivi, ti amo con tutta la mia vita… Frida Kalho, Lettere. Illustrazioni di Pristine Kartera Turkus.

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4 pensieri su “Intervista a Maristella Forcella

  1. Bravissima Maristella con le sue poetiche sedie, che riempiono di scanzonato romanticismo i luoghi in cui si trovano e quelli in cui andranno nel tempo. Un caro saluto Antonietta Ursitti.

  2. bellissima storia e sedie, ma io ora vorrei proprio sapere quale sarebbe l’immagine di tiziana che ha “imbarazzato” quelli del convegno!

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