Il richiamo

Post pieno di link per leggere Measachair seguendo un filo inconsueto.
Tempo fa mi è stato chiesto di parlare di sedie in rapporto all’acqua. Domanda bizzarra, ma chi sono io per scandalizzarmi? Domanda, alla fine, sgocciolata via, e anche questo non mi scandalizza. Può capitare.
Io però qualche riflessione l’avevo fatta e allora metto tutto qui, come un percorso kneipp per chi ha voglia di rilassarsi nel fine settimana.
Partiamo da questo blog. La prima immagine che mi viene in mente è quella di Dalì, costruitissima. E’ invece naturale, a modo suo, questa danza seduta nelle profondità marine. Poi c’è l’ultima illustrazione riportata nell’intervista a Stefano Misesti, la sedia che vede il mondo dei pesciolini passare… è il mondo visto dal web, in fondo. Niente contatto, incomprensibile, colorato e ipnotico.
Ma Measachair non è solo un blog, è anche un Tumblr dove si accumulano sedie senza parole. E allora ecco le attese senza tempo del fotografo Luigi Ghirri o la pazienza del pescatore, oppure l’acqua evocata, una piscina da immaginare. Una delle mie preferite, e forse un desiderio in questo preciso momento, è questa situazione vintage e un po’ assurda che riporto anche qui sotto:
Bath Typing
Poi ho qualche confusa immagine cinematografica, ma non c’è niente da fare, in questi casi ho sempre una memoria a buchi, imprecisa. Chi mi vuole dare una mano? Del mio primo ricordo non sono nemmeno certa e non ho trovato nulla su youtube. Esiste una scena de Il Laureato dove Dustin Hoffman è su una poltrona gonfiabile in piscina e poi si tuffa? Oppure me la sono sognata? mah!
La seconda immagine cinematografica che mi viene in mente deve essere la somma di tanti stereotipi: un uomo legato alla sedia, interrogato e torturato, a cui tirano secchiate d’acqua. Credo ci sia in ogni film d’azione.
E poi c’è una mia proiezione. Immagini così ce ne sono tante, ma un po’ scontatine. Viene meglio a parole, secondo me, come una visione. Vedo una sedia piantata direttamente nel mare, le gambette a mollo. E’ la sedia di chi ha un rapporto speciale con l’acqua, di chi trova conforto nella contemplazione del blu e nelle possibilità virtualmente infinite dell’orizzonte. La sedia di chi svuota la testa sciogliendo i pensieri, eppure ancora un po’ si trattiene fuori, timoroso dell’immersione e delle correnti.
Ecco, l’ho scritto, mi sento già meglio. E aspetto il quattro agosto. No, a pensarci bene io la sedia la lascerò sulla spiaggia, e mi immergerò. I’ d like to be under the sea in an octopus’s garden in the shade…
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