Intervista a Riccardo Guasco

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Riccardo Guasco qualche giorno fa ci ha raccontato una bellissima storia di sedia.
Potevo non farlo accomodare? Ecco l’intervista giocosa che ne è uscita.

 

Siediti e dicci chi sei, cosa fai?

Comodamente adagiato sulla punta di una bianca sedia in legno sono Riccardo Guasco, illustratore, pittore, disegnatore, tutti sinonimi di un mestiere che consiste nel dare dei messaggi usando delle immagini.

Sono nato ad Alessandria nel 1975.

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Utilizzando una metafora – ah! qui le metafore le usiamo in abbondanza… – lavori seduto sulla tradizione: hai assimilato la storia dell’arte così bene da poterti permettere di citarla con sicurezza senza sembrare irriverente. Noto piuttosto un’affettuosa ironia… 

Usando una altra bellissima metafora di Newton credo, ho solo guardato il mondo “seduto sulle spalle dei giganti che mi hanno preceduto”. Ho cercato di capirli e di fare mio il loro entusiasmo e il loro genio! Ovviamente superarli è impossibile, non mi restava che giocarci insieme. Sono giganti ma buoni.

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Sono stata recentemente a Rovereto e ho visitato la Casa d’Arte Futurista Depero. 
Fortunato, Riccardo, ora venite qui e sedetevi uno di qui, uno di lì. Ecco, da bravi. E ora siate sinceri: cosa invidiate uno all’altro?

Fortunato è fortunato, ma anche molto bravo e avanguardista!
Abile precursore e rapido nell’aver abbattuto quella divisione che c’era fra arte e pubblicità con una comunicazione veloce, ironica e abbagliante tipica del mezzo pubblicitario. Ha saputo usare la sintesi del cubismo con leggerezza e velocità creandone un vero alfabeto stilistico applicabile a qualsiasi media, dalla moda alle decorazioni murarie, dalla tela nel museo al manifesto in città.

Ora però sarei curioso di saper cosa invidia lui di me!

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Festival Inchiostro

 

Secondo me Depero ti invidierebbe tutte le diavolerie digitali, chissà come le avrebbe utilizzate! Ora invece sei seduto sul sedile di un treno, ma è un treno immaginario. Ti si chiede di illustrare luoghi che non hai mai visitato… Come fai?

Non mi piace inventare mondi, è troppo facile, voglio un locale con i sedili in pelle che fa tutte le fermate, dal più piccolo paesino alla più grande metropoli, ci sono un sacco di cose da raccontare nelle piccole stazioni lungo il tragitto, bisogna solo avere la pazienza di fare tutte le fermate. Un’ abilità sta nel trovare il bello in ciò che hai.

Che visione hai del mondo della comunicazione (Depero la chiamerebbe all’antica: pubblicità) seduto sulla sedia dell’Illustratore (con la I maiuscola)?

Beh la I grande mi sembra fin troppo, la cedo volentieri alla C della Comunicazione che negli ultimi tempi (da Depero ad oggi intendo) ha fatto passi da gigante e ci ha avvolto in un mondo fatto di messaggi, grafica, linee, colori…fino forse alcune volte alla saturazione. Ha fatto nascere in tutti l’esigenza di “comunicare” senza a volte spiegarne veramente il “come”. Al di la di questo, mi sono sempre cibato di comunicazione e pubblicità e, come in tutti i campi, ci sono lati positivi e i lati negativi, vette di professionalità e voragini di pressappochismo.

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E la sedia dell’insegnante? Sbirciandoti su facebook mi pare che ti piaccia molto, che ti dia molta energia…

Molte volte ho preferito prendere la sedia dal banco vuoto in fondo all’aula e lasciare la sedia dell’insegnante per appoggiarci zaino e giubbotto.

Ho imparato molto stando in mezzo ai ragazzi, condividendo le sedie, la lavagna, quello che so e che ho a mia volta imparato.

Quello che ho lasciato loro non devo essere io a dirlo. Spero un giorno di poter ritrovare qualcuno dei miei allievi ed essere per loro un piacevole ricordo che emerge parlando della scuola… “ricordo che c’era un prof che…”. A me succede spesso e ancora li ringrazio per la passione che ci hanno messo!

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Dopo tutte queste sedie virtuali non ti ho ancora chiesto se ne hai mai disegnate, se le hai mai usate consapevolmente in una composizione…

Si le uso ogni tanto, di più nelle tele, meno nelle illustrazioni. Forse perché la sedia nella storia dell’arte ha illustri rappresentanti…le sedie di Van Gogh, di Picasso, di Matisse, da sole o con donne adagiate, nei bar di Parigi o in interni soleggiati. Ultimamente però mi sono innamorato di un manifesto di Dudovich per la Borsalino (che casualmente è di Alessandria) dove la protagonista è proprio una sedia gialla, lasciata sola insieme ad un cappello a bombetta e ad un bastone forse appartenuti a qualcuno che fino a pochi istanti prima era seduto li. Il manifesto, uno dei primi che presentavano una natura morta come soggetto principale, fu censurato poiché quella sedia era all’interno di un bordello e l’allusione al perché fosse vuota era troppo forte per i censori del tempo.

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trovato!

Ora torniamo a giocare. Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano, una sdraio…?

Di sicuro una sedia fatta a mano, credo di quelle con la seduta in paglia e i due listelli di legno nello schienale e le coppie di legni tondi che collegano tra loro le quattro gambe squadrate. Però mi piace anche moltissimo la panchina al parco, quella verde a listelli paralleli, e lo sgabello provenzale in ferro battuto con la seduta rotonda e impagliata.

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Anche il sellino della bicicletta è una sedia!
Riccardo Guasco ha illustrato una “guida ciclistica” di Milano,
tutte le informazioni sono qui.

Hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?

Tutte le persone che stimo sono state, volontariamente o no, lo sgabello che mi ha permesso di arrivare all’armadietto più alto sopra il frigo dove ci sono i biscotti più buoni (frigo vedi “vita”; biscotti vedi “sogni”).

Ci regali una sedia della tua vita? 

Eccola:

la-sedia-dei-grandi (1)

 

 

Info:

> Riccardo Guasco, il sito 

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