Intervista a Chiara Lorenzoni

Chiara Lorenzoni è molto bella (si vede), intelligente sensibile e talentuosa (si legge), pure simpatica (l’ho capito, sai?). Sospetto sia anche alta. Posso dirlo in tutta tranquillità, la voglio incontrare di persona al Salone del Libro di Torino per trovarle almeno un difetto…

Scherzo naturalmente, sarò invece molto felice di poterla abbracciare e di chiacchierare con lei e Pino Pace di haiku e letteratura per l’infanzia.

Mentre contiamo i giorni, conosciamo meglio questa donna in grado di trattare temi importanti come le emozioni con grazia e leggerezza…
 
Siediti e dicci chi sei, cosa fai.

Comincio a rispondere dicendoti che faccio moltissime cose. Mi annoio raramente perché sono di natura molto curiosa. Alcune di queste cose, poi, definiscono anche chi sono, come leggere, immaginare, leggere, scrivere, leggere, immaginare…ho detto leggere?

E’ strano intervistarti perché io e te siamo abituate a comunicare sul filo delle parole-gioco, sapendoci una Maga e una Fatina, e ci intendiamo benissimo… eppure io non so niente della tua vita quotidiana. Ho letto da qualche parte che sei avvocato, possibile? Strabuzzo gli occhi!

 
Sì, per vivere, nel senso di pagarmi le bollette, faccio l’avvocato. Avvocato senza strabuzzamento, ma con la penna in mano. Perché anche nella vita avvocatesca si scrive molto e si legge moltissimo. Poi succedono anche cose buffe che ti ispirano altre scritture.

 

E dall’avvocato alla scrittura per bambini? Come avviene questo cambio di sedia?
Più che cambio di sedia, direi cambio di finestra alla quale affacciarmi. Il panorama, però è sempre lo stesso, ciò che si modifica è solo il punto di vista. Come dire che scrivere per bambini mi permettere di seguire il filo della mia immaginazione senza lacci, paletti e pesi, in totale e piena libertà. Anche se, a volte, il lavoro che faccio ha pieghe di inaspettata creatività.
Un bambino che ha partecipato a un tuo laboratorio ti ha chiesto: “Ma tu sei nata per fare questo?”. Ti muovi a tuo agio tra parole e colori, su quale sedia stai più comoda?
So che nelle interviste scritte non si vede la faccia dell’intervistata, ma sappi che in questo momento mi è spuntato un sorriso luminoso a 48 denti, perché quella domanda sussurrata, rivoltami da un bambino alla fine di un laboratorio, mi ha spalancato finestre e acceso luci. Mi ha fatto vedere una cosa che io non avevo ancora visto. La sedia su cui sto più comoda? Adoro stare seduta per terra. La terra, ti accoglie come un abbraccio, ma ti fa anche spiccare voli magnifici senza farti perdere perché ti tiene per le radici.
 
La domanda che faccio sempre agli scrittori: descrivici le condizioni in cui scrivi e ovviamente dove sei seduta…
Scrivo quando mi scappa di farlo. Ovunque mi trovi. Annoto idee e parole e fotografo immagini che mi sembra nascondano semi di storie. Poi me le faccio girare in testa per un po’, ci gioco. Infine, seduta nel mio studio giallo girasole, alla scrivania, srotolo le storie.

E le farfalle di Bianca? Si muovono agitate nell’aria o ogni tanto si sied… ehm, posano rilassate? 

 
Le parole di Bianca sono farfalle è un libro nato da una storia sull’immaginazione di una bambina. Una bambina che riesce a vedere le cose che di solito non si vedono, ad esempio quando l’imbarazzo si nasconde sul bordo delle orecchie, e che capisce che le righe vicino agli occhi della mamma non sono rughe ma raggi del sole, quello che le brilla dentro. Poi succede che Bianca non senta e non parli, ma ciò non le impedisce di usare la sua immaginazione, anzi, ne esce arricchita da sfumature e sensibilità che il rumore della vita spesso non ci permette di cogliere.
Scriverai anche testi per adulti o pensi di specializzarti nel mondo dell’infanzia?
Il mare dei racconti e delle storie per bambini è quello in cui mi sento più a mio agio, in cui sguazzo meglio e in perfetta letizia, ma intravedo altri mari, un po’ più in là, esotici e inesplorati, e a me piace così tanto sperimentare e andare alla scoperta…

Da distillatrice di parole quale sei, ti muovi con disinvoltura anche all’interno dello schema dell’haiku. Ne scrivi anche in privato oppure è un gioco limitato ai social network? 

Le parole sono certamente il mio gioco preferito, sussurrate, dette, recitate, cantate, anche silenziose. Amo le parole. Ognuna ha una sua sfumatura colorata. E allora non potevo non tuffarmi nel meraviglioso mondo degli haiku. Li cerco, mi cercano, mi spuntano in testa inaspettati. La poesia mi ha sempre affascinato, ma da quando ho scoperto gli haiku, sento come se ciò che provo possa essere distillato in una goccia perfetta di poesia luminosa. Pura magia. Ah, la meraviglia delle parole…

Ora giochiamo con le metafore. Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano, una sdraio…?

La domanda è difficile. Dopo averci meditato su, ti dico che sarei la seduta di un’altalena appesa ad un ramo, dove ci si dondola solo a piedi nudi e con occhi pronti a ingoiare cieli.
 
 

Ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sederti?

Mi piace pensare di essere una sedia a cui piace osservare le altre sedie, magari anche parlarci e fare amicizia, scoprire la bella varietà che c’è nel mondo.

Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?

Ma certo, chiunque ti insegni cose nuove, e ti voglia bene facendolo, è una sedia. Una sedia magnifica.

Ci regali una sedia della tua vita? 

Una sedia di vimini piccolissima, che aveva da bambina, dove “giocavo a leggere”. Avevo 3 anni e avevo imparato a memoria “il pesciolino Gino”, la mia storia preferita. Me ne stavo lì a far finta di leggere, facendo le pause ai punti e alle virgole e girando le pagine al momento giusto. Per tre brevi minuti, i miei hanno pensato di avere una figlia genio. Solo per tre minuti, eh!
 
Info:
 
 
Ricordo che l’appuntamento con Chiara è al Salone del Libro di Torino, all’interno della Lounge del Circolo dei Lettori (padiglione 5 W01), sabato 10 maggio ore 11.45.
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2 pensieri su “Intervista a Chiara Lorenzoni

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