Intervista a Mariantonietta Barbara

L’avevamo anticipato qui e non vedevamo l’ora di ospitarla. Ecco a voi Mariantonietta Barbara, le donne, i libri, l’editoria digitale, un topo e un gatto. Se non vi basta (non vi basterà), seguitela!

Siediti e dicci: chi sei? che cosa fai?
Sdraiati, vorrai dire! Chi sono? Mumble. Domanda difficile. Sono un essere multiforme che al momento si sta lanciando nel mondo della scrittura e dell’editoria (se questo mi crolla sotto il peso delle tasse, comporrò il diario di un editore fallito).

Tu sei una tipina articolata… Da cosa iniziamo, Mariantonietta? Partiamo da un sedere femminile su una sedia, magari un sederotto che deborda. Ecco, iniziamo dal corpo delle donne. E’ lecito che una donna debordi? La domanda può essere intesa sia in senso letterale che metaforico, perché debordare può significare anche essere eccentrica, sopra le righe.
Le donne debordano sempre anche se non sempre lo fanno lecitamente. Hai presente le mamme/mogli fuori scuola? Questo per la metafora. Per il fisico, che dire anche lì debordano da sempre solo che ora tendono a vergognarsene. Per fortuna ci sono progetti che nuotano in direzione contraria, come la rivista Donne con le curve.

Tu debordi? Io sì, te lo dico così ti metti a tuo agio…
Debordo mediamente. Prima debordavo di più. Sarà per questo che amo poltrone e divani? Debordo anche metaforicamente: sono logorroica, produco idee alla velocità della luce, quando amo lo faccio con passione travolgente (chiedere al marito veneto gli esiti fausti e infausti di ciò).

Ci incrociamo spesso sui temi del femminile, del corpo, dell’identità. Ultimamente mi capita sempre più spesso di essere insofferente ai dibattiti che si svolgono tutti all’interno di community totalmente femminili. Mi chiedo se questi assembramenti di sedie chiusi e compiaciuti abbiano oggi un senso, se non contribuiscano ad alimentare incomprensioni ed aggressività. Cosa ne pensi?
Credo che il salotto chiuso, online e offline, sia l’eterno problema delle donne. Salotto in cui normalmente ci si scanna per decidere chi deve essere l’ape regina, a danno di progetti a volte davvero pieni di significato e portatori di cambiamenti importanti. Per me è importante vivere ambienti totalmente femminili, perché ci sono da colmare vari gap: nella formazione personale, nel campo del lavoro, della maternità. Non ti annoio ché ‘ste cose già le conosciamo ampiamente. D’altronde è stancante e deludente scoprire che la voglia di mantenere un pezzettino di territorio tutto per sé bruci spesso reali opportunità di emancipazione (emancipazione anche dai propri limiti eh).

Si parla molto di stereotipi di genere in relazione all’educazione dell’infanzia. E’ necessario? È di moda?
È necessario combattere gli stereotipi, ma non serve farlo se non cambiamo il quotidiano. Io ho una bimba e mi ritrovo a incitarla perché non rinunci a passioni che a detta dei suoi amichetti non sono da femminuccia. In casa, però, non sente solo discorsi. Vede: me che lavoro al pc, suo padre che stira. Sente, anzi non sente e non avverte risentimento da parte mia nei confronti di altre donne più belle o più brave. Non sente suo padre che parla delle donne come di quarti di bue. Vive in un ambiente pieno di senso dell’umorismo e incoraggiante nei confronti delle sue possibilità e di quelle altrui. Insomma, torno sempre ai soliti discorsi: quando intraprendiamo qualche battaglia dobbiamo prima essere sicuri di averla affrontata dentro di noi, in casa.

Sei molto attiva sul web. Quali immagini di donna si trovano in rete? La rete, che dovrebbe essere avanguardia rispetto ai media tradizionali, riflette la realtà italiana o ci sono donne non rappresentate? Cosa ti piacerebbe leggere e non trovi?
Ahi, se te la dico tutta poi ti svelo un progetto editoriale. Mumble mumble. Vediamo un po’… Trovo ingannevole dire i media, la rete, i giornali. Dietro ogni mezzo di comunicazione ci sono persone che comunicano. Personalmente amo il web perché mi consente di reperire moltissime informazioni e di conoscere gente interessante, che magari condivide i miei interessi. Detto ciò, la rete è piena di cavolate e di stereotipi. Spesso le lotte stesse sono stereotipi. Ad esempio, per ridare visibilità alle donne in carne si stigmatizzano le magre. Per dare forza alle donne che vogliono realizzarsi si compatiscono quelle che scelgono di non lavorare. Mi piacerebbe che le donne cominciassero a rendersi visibili come se fosse ormai tutto acquisito. Non so se mi spiego. Dando per scontato che dobbiamo continuare a batterci e a crescere ( a volte da sole, a volte con gli uomini, in un cammino comune), dovremmo anche poter essere noi stesse e basta. Invece, per dirne una, ho la sensazione che molti blog o libri nascano già in modo rassicurante e legato ad uno stereotipo. Qui per spiegarmi ci vorrebbero tre pagine… urgh

La parità è seducente?
Diciamo che trovo molto seducenti gli uomini per cui è scontata. Solo che la verà parità è una questione sottile e non ha a che fare solo con il lavare i piatti, avere lo stesso stipendio, cambiare i pannolini ai figli, occuparsi dei genitori. È un rispetto profondo, un riconoscimento dell’alterità e dignità altrui. La capacità di dialogare con l’altra/o senza sentirsi sminuiti e senza voler sminuire. Purtroppo vedo anche molte donne trattare i mariti come dei deficienti incapaci. E molte donne ridimensionare altre donne. Negli anni ho imparato che si tratta di un problema che va affrontato sotto vari aspetti, tutti complementari. Detto ciò, passando a discorsi più ameni, se un uomo che mi piace vive la parità in senso profondo o non ne è spaventato ne sono conquistata.

Continuiamo a parlare di lettura, ma alziamo il tiro ed entriamo nel tuo settore professionale: la letteratura. Stai seguendo per Graphe.it una collana tutta al femminile, ce ne parli?
Roberto Russo mi ha invitata a coordinare la collana ePink e ho accettato con gioia. Prima di tutto perché è un professionista serio e con cui è piacevole lavorare e in secondo luogo perché mi è sembrato che proponesse un’idea interessante. Non siamo, per intenderci, nel campo della letteratura rosa tradizionale. L’idea è valorizzare i talenti femminili, donne protagoniste e, non ultimo, il territorio italiano. Credo fermamente nella necessità di modificare l’immaginario. Le donne devono poter pensare a se stesse come donne e non come versione femminile di protagonisti maschili. Sto valutando diverso materiale e sono molto colpita dal piglio delle autrici!

Ora alzati dalla sedia e stenditi sul divano. Mi sembra questo l’unico modo per invitarti a parlare di LazyBook, la tua casa editrice digitale pigra. Ma lo è davvero?

Ero già sdraiatissssimmaaaaaa 🙂 Io sono molto Lazy e per quanto sia iper attiva in fatto di progetti, il mio stato di vita ideale è una composizione di divano, tè e libro. Siamo in un’epoca strana: per potersi concedere un attimo di pigrizia, a volte bisogna velocizzare i tempi. Un racconto breve, un romanzo scaricabile velocemente online, pronto per essere letto su ogni supporto e privo di protezioni… Quando ho cominciato il mio percorso da editore, ero a caccia di storie diverse da solito, di autori e autrici in grado di mettere in discussione il mio modo di vedere le cose. Sto collaborando con autrici/autori e disegnatrici bravissime. Sono pieni di idee, hanno la mente aperta; sono consapevoli delle proprie qualità ma non si pensano mai come già arrivati. Insomma, se il progetto va avanti sono alle prese con una squadra niente male. Se proprio devo fare pubblicità, vi dico di tenere sott’occhio i romanzi in arrivo a primavera 🙂 Per gli amanti dei racconti, lunghi e brevi, abbiamo invece già dei titoli interessanti in catalogo. Se avete idee strane, scrivetemi!

Ho notato che ultimamente sul tuo blog ti esponi molto, racconti aspetti anche privati della tua vita. Lo fai con grazia e, secondo me, in modo che serva ad altre persone. Penso per esempio al post sullo psicologo o a quello sull’utilità del selfie. Com’è stata la strada che ti ha portato fin qui?
Una strada di ricerca, sostanzialmente. Mi chiedevi chi sono. Ho scoperto che mi stavo intestardendo nel cercare una definizione di me stessa che non può esistere. Nessun essere umano in realtà può inscatolarsi in una definizione, pena una potente e deleteria amputazione di alcune parti di sé. Cerco di parlare di eventi personali quando questi possono essere di aiuto agli altri. E’ l’unica motivazione che mi spinge ad ignorare la vocina interiore che urla: ma sono fatti tuoi eh! Ci sono molte persone che hanno paura, che non si riconoscono nella vita che fanno, nell’immagine che hanno di se stessi. Il contesto sociale abitualmente non aiuta ad esprimere queste difficoltà. Spero nel web come area di confronto. Per me è stato sempre molto utile scoprire che stavo seguendo un sentiero tracciato, che non ero da sola.

Ti ho torchiato. Ora invece, spero, ti faccio divertire con le domandine demenziali… Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano o una sdraio?
Una grande poltrona in pelle, vecchia e comoda.

Ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sederti?
Beh, diciamo che per molte persone sono una seduta confortevole. Solo che ho il meccanismo d’espulsione automatica. Aiuta entrambi.

Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?
Certo che sì. Sono i miei amici ultra ventennali. Poracci, li ho logorati e li logoro ancora. Sono sedie-ancore, resistenti, di ottima fattura. Senza di loro, non sarei qui. Mi amano per come sono e non è decisamente facile. E poi ci sono le persone che sto imparando a conoscere in questi anni, come te. Ogni persona un diverso modo di sedersi e guardare il mondo. Mi piace lasciarmi cambiare.

Ci regali una sedia della tua vita? 
Una piccola sedia di legno, con la seduta impagliata, fatta ad immagine e somiglianza di quelle dei grandi. Non era comodissima, ma mi ci sentivo una regina o meglio, mi sentivo come mia nonna (che poi, per i nipoti, è la stessa cosa).

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