Intervista a Elena De Cristofaro – #vitadistrada

C’è voglia di uscire, di sole, di facce. C’è voglia e bisogno di sorridersi e parlarsi, seduti e con calma. 
Ci è già capitato di registrare sulla nostra pagina fb iniziative pubbliche che utilizzano la sedia come simbolo di socializzazione. Ho scelto di parlare con Elena De Cristofaro perché il suo progetto si rivolge sia alla piazza reale che a quella virtuale. A #vitadistrada possiamo partecipare tutti, ma proprio tutti, isole comprese!
Siamo a Sesto San Giovanni, hinterland milanese, all’interno dello Spazio Mil, nel Parco Archeologico Ex-Breda. Il resto ce lo racconta Elena.

Siediti e dicci: chi sei? che cosa fai?
Sono Elena. Cosa faccio? È la domanda più difficile. Di solito inizio dicendo che sono laureata in Storia dell’Arte, ma vuol dire tutto o niente. Mi occupo di progetti culturali. A volte penso che se avessi fatto medicina avrei avuto una risposta più semplice a questa domanda, ma sarei stata un pessimo medico. 

Parlaci del progetto Chairs.
Nasce da un “concetto” su cui ho poi costruito l’intera manifestazione Vita di Strada, a Sesto San Giovanni, ovvero “stare in strada”. La seggiolina rievoca quelle sedie poste ancora in alcuni paesi meridionali, fuori dalle porte, sulle strade. Quando in strada “si stava”, “si parlava”. Così ho immaginato un contest fotografico che sfruttasse la rete.

Cosa devono fare i nostri lettori se hanno voglia di partecipare? C’è una scadenza?
Scendere in strada, sedersi su una sedia e farsi fotografare con un foglio in mano con scritto #vitadistrada. Scegliete il luogo che volete, casa vostra, oppure uno spazio a voi caro, inviare poi la foto ad archivio@archiviosacchi.it, entro il 30 aprile.

Che riscontri hai avuto all’iniziativa? Mi incuriosisce il rapporto tra l’universalità del progetto, che si traduce in un attualissimo network di immagini virtuali, e la sua traduzione nella dimensione reale di un festival di strada, oltretutto a Sesto San Giovanni che è un luogo con un passato interessante…
Per ora pochissime foto. Molto entusiasmo e risposte positive al concetto, ma per ora poche foto. Confido nel sole, che finalmente è arrivato…quindi scattate!!!

immagine da qui
Cambiamo sedia, spostiamoci all’interno: la sedia dell’archivista. Lavori in un archivio molto particolare, ce ne vuoi parlare? 
L’Archivio Giovanni Sacchi racconta la storia del più grande modellista per il design. Racconta il saper “fare”, parla di progetto, pensiero e creatività, tutto in una cornice meravigliosa qual’è lo Spazio Mil- Carroponte, ovvero gli ex magazzini Breda.
Lavoro in un parco, in un luogo enorme, dove si può fare di tutto, spettacoli teatrali, laboratori con il tornio, attività per i bambini, visite guidate, conferenze, mostre… lavoriamo affinché sia un luogo per tutti e di tutti. Ecco, forse è questa la vera risposta alla tua prima domanda.

Ora ci spostiamo di nuovo su un piano personale con le nostre domande demenziali… Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano o una sdraio?
Uno sgabello. So fermarmi, ma conosco poco la vera sosta, quella comoda e distensiva del divano e della poltrona. Sarei adatta ad una sosta di “comodo” e “ breve”, però utile.

Ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sederti?
Bellissima domanda. Mi piace avere un equilibrio tra le due cose.

Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?
Sì. Ho anche accanto delle bellissime sedie. Non grandi oggetti di design, ma belle per gli anni che hanno o la comodità insostituibile che mantengono nel tempo.

Ci regali una sedia della tua vita? 
Il seggiolino del mio piano. Mi ricordo che è arrivato dopo, prima usavo una sedia normale. Avevo cinque anni circa, non toccavo bene a terra. Sedersi lì ogni volta assume un significato diverso. Dall’infanzia ad oggi. Seduta davanti a quei testi bianchi e neri, e non importa se suono sempre meno. Mi siedo. So che c’è e mi basta.

info: 


> #vitadistrada: tutte le fotografie che parteciperanno al progetto saranno esposte in un’installazione durante il festival “Vita di strada” e rimarranno presso l’Archivio Sacchi. 



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