Storie abbozzate

Measachair ha fili virtuali e fili reali. Certe storie anche se non sai o non vuoi raccontarle finisce che le devi almeno abbozzare. Che giá cosí sono qualcosa.
Oggi la butto lí. Ha molti fili, molti spunti, raccoglie tante storie e non ne racconta nessuna.
Tempo fa ci siamo chieste Il caffè, si prende in piedi o seduti? Ancora non abbiamo risolto questo arcano che se ne è aggiunto un altro. Può succedere di non dormire per aver preso troppi caffè, ma come sarà che ti trovi insonne per un caffè che berrai l’indomani? Quale dei due definireste il più forte? Io ci ho pensato tanto mentre mi rigiravo nel letto e pensavo agli incontri che emozionano e agitano ma non ho trovato risposta. Però come incipit per una storia era bello. Sa di storia d’amore, di trepide attese, di grandi speranze di bellezza.
Torno alle sedie. Per esempio queste. Un bar? Un angolo relax? Non importa.

Quattro sedie, un mazzo di carte. Ieri c’erano un divano, due sedie e nessuna carta materiale, eppure era qualcosa di molto simile. Sedersi tutti insieme solo per giocare e conoscersi. Raccontare, immaginare e trovarsi a vincere tutti. Sì, sarebbe bello che questa storia raccontasse una cosa così, ma ancora é solo abbozzata e allora va lasciata aperta e libera di prendere la sedia su cui sedersi. La socia, vulcanica, ne ha giá immaginate dodici virtuali e parecchie di più fisiche e io mi sento privilegiata ad esser qui con lei, che aspetta da me un’altalena da mesi e io rimando sempre e lei nonostante questo non mi scaccia a seggiolate sul groppone.

Altro richiamo, altra storia che prende forma: entrare in un ufficio, benvenuti, e trovare due sedie ostili, afferrarne una pensando Eccovi qua, proprio voi, proprio qui, che volete significarmi?, piazzarci sopra il culo e dimenticarsi di loro, del tutto. Forse per il potere di trasformazione che han le storie che vanno avanti. Forse per quella morbidezza che avevo di fronte, quella mollezza tipica dei divanabili, che si spaparanzano in ascolto o si protendono narrando. Un divano semplice e bianco che per un attimo si è riempito delle barocche passamanerie di una nonna che da Milano veniva a Firenze, in treno. E a noi due socie, quel sedile di treno Milano Firenze, quanto ci fa fantasticare?

Come sempre, l’ultima seduta di ieri é stata proprio un sedile blu firmato trenitalia, ormai una costante nella mia vita. Le panchine delle stazioni buie mi son sfilate davanti oltre il finestrino bagnato di pioggia. Con la testa leggera di tante storie e tre prosecchi ho cercato di afferrare qualcosa della giornata. Mi è rimasto questo senso di gioco, un vero e proprio Mi ci siedo e trallallá. É come volato tutto via o forse dovrei dire che é galoppato, visto che le sedie e i divani son tutti quadrupedi. E di tutta questa roba, forse non ci avete capito niente e se devo dire la verità neppure io, forse. É il bello di andare a caso. Comunque per dovere di cronaca il caffè, stavolta, lo abbiamo preso in piedi.

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