Intervista a Giovanni Fontana

Chi mi conosce sa. Sa che se vedo una fotografia così
dicevo, se vedo una fotografia del genere su fb non posso passare oltre, devo indagare. Chissà perché è tornata in circolo questa immagine, scopro che è un’iniziativa del 2009, che il ragazzo in questione si chiama Giovanni Fontana ed è una bella testa indipendente. O almeno è questa l’impressione dai pochi elementi che ho. 
Questa è la pagina in cui si presenta, ma prima leggete l’intervista.   
Siediti e dicci: Chi sei, che cosa fai?

Dici perché la cosa che fai ti qualifica? La cosa che faccio meglio, senza dubbio, è spremere le arance. È l’unica attività nella quale si è concentrati solo su quella attività e non su altro.‎ Per il resto ho fatto un po’ di giornalismo e un po’ di cooperazione internazionale.

Quando e come ti è venuta l’idea di metterti in piazza a disposizione delle persone?
Avevo visto uno in America che faceva la stessa cosa per promuovere la sua religione, e allora ho pensato che era più bello farlo senza un vero obiettivo. Poi la volta in cui mi è preso e sono andato in piazza è stato l’ennesimo discorso sulla nostra generazione che non vuole comunicare. Macché, mi sono detto. Volete vedere?

In fondo a questo post metterò i link al tuo blog in cui parli dell’esperienza. Ti va di farci una sintesi delle tue conclusioni? Cosa hai imparato?
Che il proselitismo è una cosa bellissima, altruista. Cercare di convincere gli altri delle proprie ragioni, e lasciare che gli altri provino a convincerti delle loro, è l’unica vera dimostrazione di interesse nei confronti del mondo. Vuol dire anche avere fiducia nell’intelligenza del prossimo, cosa molto rara.

Perché hai un blog? Che rilevanza ha nella tua vita?
Perché, un tempo, avevo un sacco di voglia di scrivere, e il blog era un buon posto dove scrivere. La rilevanza nella vita è molta, perché mi ha permesso di conoscere delle persone splendide, veri e propri amici, ora. L’importante è che non diventi un mestiere, che uno non si senta schiavo del dover scrivere per perdere lettori. E questa è una cosa dalla quale mi sono sempre guardato bene (e infatti il mio blog è praticamente morto!, eheh).

Stai progettando qualche altro esperimento?
Oramai sono passati cinque anni, ho fatto altre cose simili nel tempo. Ma di certo non ne faccio un “mestiere”, neanche di questo. Se mi viene in mente una cosa, la faccio. In fondo questa cosa ha avuto molto più notorietà di quella che mi sarei aspettato, io l’ho fatto per divertirmi.

Ora giochiamo. Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano o una sdraio…?
Ma per terra, scusa!

Ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sederti? Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?
Diciamo che essere una sedia per il prossimo è abbastanza facile. Quello che è difficile è tendere la mano per farlo alzare. Io sono molto fortunato, per le persone che ho conosciuto, i miei amici, e quindi mi sento nella situazione privilegiata di avere avuto poco bisogno di sedie, ma di persone che tendessero la mano.

Ci regali una sedia della tua vita?

Visto l’umore, direi quella della mia laurea italiana. Di metallo, sopra c’ero io, vestito con la maglia di Batistuta.

immagine da questo post
Info:

> Giovanni Fontana racconta la sua esperienza seduto in piazza suo blog: qui
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