Intervista a Marco Lorenzetti

Marchigiano, classe 1970, talentuoso. Marco Lorenzetti è laureato in Sociologia dell’Arte presso la Facoltà di Sociologia di Urbino e nel 2009 è stato ammesso al prestigioso Master ARS INFABULA, dove ha lavorato ad un progetto libro per Gallucci Editore: “Il topo e la montagna” di Antonio Gramsci edito nel 2012. Ha illustrato due volumi del progetto editoriale Save the Story: “La storia de I Promessi Sposi” e “La storia di Gilgamesh”. A maggio 2013 è uscito, sempre per Gallucci, l’albo illustrato con CD “Ventimila Leghe (in fondo al mare) con musica e testo del cantautore Gianmaria Testa.
Fin qui la biografia. Poi ci sono gli acquerelli, le chine e i colori a cera. E Marco, che è molto disponibile, mi dice “Per accompagnare l’intervista prendi pure tutte le illustrazioni che vuoi”. Fosse facile scegliere. Che si fa? Semplice, avvisiamo che questo è solo il primo post… 

Siediti e dicci: Chi sei, che cosa fai?
Eccomi, sono seduto sulla poltroncina della mia camera-studio, sono Marco Lorenzetti e faccio l’illustratore di libri per ragazzi e non solo.

Ci siamo incontrati in rete perché mi ha colpito tantissimo una tua illustrazione: una mamma, un bambino, uno sgabello che nella scena sembra quasi avere un ruolo di contrappeso. L’illustrazione è questa:



“Il Topo e la Montagna”
(prima versione). Acrilico, pastelli a cera.

E’ ispirata a Il topo e la montagna di Antonio Gramsci ed è un passaggio importante nel tuo percorso di illustratore. Quando hai capito di avere talento?
Sì, quell’illustrazione fa parte del percorso formativo per il progetto libro all’interno del master “Ars In Fabula”, poi, il libro vero e proprio, ”Il topo e la montagna” edito da Gallucci ha preso una piega differente con uno stile più bambino.
Ho capito di avere talento quando gli altri mi chiedevano di continuo i disegni, me li chiedevano quando andavo da piccolo in vacanza in montagna, me li chiedevano alle medie durante l’ora di Educazione Artistica e la professoressa s’arrabbiava, me li chiedevano all’università per fare dei manifesti… però diciamo che forse me ne sono reso conto di più quando ad un certo punto, avendo intrapreso tutt’altro tipo di lavoro, un mio amico mi ha fatto riflettere e tornare sulla strada del disegno. Non lo ringrazierò mai abbastanza.

Parliamo di sedie, posture e atmosfere. Di quell’insieme di particolari esterni che influenzano la tua sensibilità. Dove lavori? Hai una sedia preferita, dei riti, delle condizioni particolari che stimolano la tua creatività?
Come ti dicevo sopra, lavoro nella mia camera-studio con una sedia e una poltroncina. Quest’ultima è sicuramente più comoda per pensare, per leggere, anche per appuntarsi le cose con il quaderno o il computer sulle gambe. Essendo piccola non posso “sbracarmici” come io vorrei, ma dato lo spazio che ho intorno è più che sufficiente! Non ho un vero e proprio rito particolare, ma mi piace all’inizio del lavoro sgomberare il tavolo da tutto quello che c’è, devo avere spazio, poi dopo lo riempio con quello che mi serve, all’inizio però devo avere spazio. Poi apro le tende e tiro su la serranda della finestra per avere più luce possibile. Quindi luce, spazio e aria. D’estate con la finestra spalancata.

“Ognuno è maestro nell’arte sua”

Nel tuo lavoro hanno un ruolo primario le illustrazioni di opere letterarie. Sono testi particolari, in un certo senso doppiamente “pesanti”: per il valore narrativo indiscutibile e per la tradizione iconografica a cui sono spesso associati. Penso ad esempio ai Promessi sposi, un “mostro sacro” per giunta illustrato da Francesco Gonin o Giorgio De Chirico (e chissà chi altri). Come ti accosti a questi giganti?
Forse mi ci avvicino un po’ con il fare del servo sciocco, se non vogliamo usare quest’immagine ti scrivo la frase “con una certa leggerezza”. I classici come tali per quanto mi riguarda o li affronti non “caricandoli troppo” dell’importanza che hanno oppure fuggi e dici no… se penso poi al fior fiore di illustratori e artisti che vi han messo le mani che faccio? Mi vado a nascondere!!! Con questo non ti dico che li sottovaluto o li sminuisco, anzi, mi piace molto illustrarli perché mi danno l’opportunità di rileggerli o di leggerli per la prima volta, ma se vuoi uno spazio d’azione tuo, per creare un mondo tuo, devi “immergerti con un certo distacco”. Non so se poi il risultato piace, però io mi trovo a mio agio con questo sistema. Pensa che la mia prima scelta, per quanto riguarda Save the Story, è stato Gilgamesh perchè la storia mi affascina e non ha un autore ben preciso ma è il risultato di una evoluzione nel tempo tra sumeri, assiri e babilonesi. Siccome dovevo sceglierne uno ho scartato gli altri tra i quali c’erano I Promessi Sposi. Poi però mi hanno contattato non solo per Gilgamesh ma anche per i Promessi Sposi di Umberto Eco, che sarebbe uscito insieme al Don Giovanni di Alessandro Baricco, come aperture della collana. Ho detto si proprio “buttandomi”… tipo tuffo da una scogliera… e ad oggi i Promessi Sposi, grazie alla riscrittura che ne ha fatto Eco, sono alla terza ristampa … (un pochino spero grazie anche alle mie illustrazioni, ma poco poco però, non voglio essere presuntuoso). Se non avessi avuto quella leggerezza nel dire sì e se avessi pensato solo al “macigno Promessi Sposi – Alessandro Manzoni” riscritto dal semiologo, filosofo e scrittore italiano di fama internazionale quale è Umberto Eco, probabilmente avrei declinato l’invito. Quindi viva la leggerezza e il servo sciocco di cui ti parlavo!!!

Sei mai stato tentato di raccontare e illustrare una storia tutta tua?
Si si, eccome, ehehehe… diciamo che nel momento in cui sto rispondendo a questa domanda ci sono un po’ di progetti che sto portando avanti. Poi quanti e quali vedranno la luce te lo saprò dire.

Sedie e scuola, e che scuola! Hai studiato alla prestigiosa ARS IN FABULA e quasi ti vedo, chino sul banco con maestri e colleghi molto noti. Quali sono i rapporti insegnante-studente e studente-studente in questo contesto?
L’immagine di me chino è “esattissima” poi avrai presente le aule dove si lavorava seduti sulle sedie blu in plastica o gli sgabelli. Nella nuova sede di Palazzo Compagnoni Marefoschi hanno degli sgabelli diversi ma non li ho ancora provati… però ho provato i puff!!! Tornando alla domanda ti devo dire che il master “Ars in Fabula” è stato uno dei miei periodi scolastici più belli. Il rapporto con gli insegnanti è stato ed è eccezionale (in primis con Mauro Evangelista che è stato l’insegnante che ho seguito di più), c’è una possibilità di confronto e di dialogo a 360° anche tra studenti. Con molti insegnanti e studenti siamo rimasti amici, ci sentiamo spesso e poi ci si ritrova tutti a Bologna ogni anno; quindi i legami e la possibilità d’imparare si protrae oltre il tempo della didattica.

“La storia di Gilgamesh” riscritta da Yiyun Li


Quando ti ho proposto l’intervista mi hai subito indicato una tua bellissima illustrazione tratta da La storia di Gilgamesh riscritta da Yiyun Li. Hai mai pensato prima d’ora alle valenze simboliche di una sedia? Potere, attesa, accoglienza…
No mai… infatti da quando mi hai contattato ho un rapporto differente con sedie, poltrone, divani e affini. Diciamo che sei stata un po’ come la pillola di Matrix o come il Doctor Who con il suo Tardis, ahahaha! Ci fate scoprire altri mondi vicinissimi al nostro ma che per tanti motivi erano in un certo senso sconosciuti o paralleli. 

“Nutrice” (Nutrix) da Medea, 2013

Ora giochiamo. Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano o una sdraio…?
Visto che di sedie e sgabelli ne frequento parecchi direi una poltrona molto, molto, molto tendente al divano. Sono del segno del Toro e il toro è anche pigro, quindi un bel divano direi che è la seduta ideale. Magari un divano con la penisola!

Conoscete questa canzone di Gianmaria Testa,
illustrata da Marco? Ascoltatela qui

Ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sederti?
La domanda è bella. Direi a metà, forse subisco un po’ di più il fatto di essere sedia su cui gli altri vogliono sedersi e quindi non ti puoi spostare sempre se no cadono, sicuramente vorrei essere di più alla ricerca di una sedia su cui sedermi… poi se la sedia fosse una poltrona non mi farebbe schifo, anzi! 

Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?
I miei genitori sono per me un divano con isole, penisole e poggia testa… Scherzo, ma nemmeno troppo. Anche alcuni amici/che lo sono stati, alcuni lo sono e spero lo saranno. 

Ci regali una sedia della tua vita? 
Ve ne regalo due: la prima che mi viene in mente è me bambino di due anni a Cervinia seduto su quegli animali automatici che si muovono dopo che hai introdotto la monetina (o il gettone) … non ricordo se era Dumbo o un asinello sempre in stile disneyano. La seconda seduto sui leoni stilofori del Duomo di Ancona. Quando ero bambino mi piaceva molto sedermi lì… adesso al massimo posso appoggiarmi sul fianco dei leoni!

Info:



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2 pensieri su “Intervista a Marco Lorenzetti

  1. Alcune considerazioni in ordine sparso di emozioni:
    – non conoscevo Testa, ma la canzone che ho ascoltato mi ha lasciato i brividi e pensieri complicati (che mi piace avere)
    – non conoscevo questo ragazzo-uomo (spirito-età anagrafica, non me ne voglia), e inserirò il suo blog nell'elenco degli illustratori che in qualche modo seguo.
    – penso a quanto ha raccontato riguardo a come il consiglio di un amico abbia determinato il punto di svolta nella sua vita e lo collego a quanto mi hai raccontato su di te a capodanno.
    Tutto per un'intervista.

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