La sedia-casa

La casa della cameretta, La casa del bagno, La casa della sedia… Corrono indifferenti le auto sugli stradoni, ignorando le insegne dozzinali. Chi si ferma, lo fa per obbligo. Non credo che nessuno entri mai in quei capannoni prefabbricati per curiosità e tantomeno per passione, e se avete certe perversioni per favore non confessatemelo, voglio restare pura. Sono posti, quelli, dove la realtà viene imitata con la riproduzione di angoli domestici e si risolvono problemi con la formula domanda-offerta-moltecomoderate. In quegli ambienti al neon si aggirano coppie in cui c’è sempre una metà precisetta e una metà sbuffante, e poi via, ad impiegare in modo sensato quel che resta del sabato.
Se si va a piedi e si resta in città, invece, tutto cambia. Certo, deve essere l’ora giusta, deve esserci il clima adatto. Non guasta un poco di stanchezza mentale sorretta da un buon passo allenato. E’ l’ora del wasting time in cui è concesso soffermarsi sull’inutile – ve lo regalate ogni tanto un po’ di tempo perso? – e allora mutano prospettive e proporzioni, i percorsi abituali deviano e, se si è fortunati, il simbolico appare reale: si notano solo coppie che si baciano, occhi lucenti, bellezza un po’ ovunque. Ed eccola in vetrina, la casa. E’ una Sedia-casa con un tetto per proteggere ma che fa entrare aria e luce, una sedia senza pretese ma dalle grandi qualità. Una miniatura che andrebbe tenuta sulla scrivania dell’ufficio per ricordarci ogni minuto della giornata che c’è, da qualche parte, una sedia che ci aspetta e ci protegge.      

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