Intervista a Mauro Poletti di Terra del fuoco

Con le parole abbiamo vagato, esplorato e immaginato. Ci siamo intrattenute con le metafore. Abbiamo viaggiato, guardato, rimandato. Ora si torna al lavoro, ripartendo dalle mani e dagli oggetti, dall’odore di colla organica e dal casino ordinato di un laboratorio artigiano. Primo passo, vi presentiamo insieme a Mauro Poletti un posto speciale: Terra Del Fuoco, Milano, zona Dergano-Bovisa.


Siediti e dicci: Chi sei, che cosa fai? 


Ciao sono Mauro Poletti e la mia attività principale la svolgo all’interno di Terra del fuoco, un’associazione nata parecchi anni fa che ha come scopo la diffusione della manualità e di cui sono l’ideatore. Il progetto iniziale, grazie all’apporto dei miei soci, ha poi subito modifiche e aggiustamenti. Non è stato (e non è) un percorso facile perché il territorio della manualità è molto vasto e individuare la forma giusta per arrivare ad una proposta semplice e, soprattutto, necessaria, ha richiesto un forte impegno da parte di tutti noi.

Di cosa si tratta? 


L’idea di fondo era di aprire un laboratorio artigianale alla fruizione pubblica con la convinzione che le pratiche, le modalità operative e la saggezza della tradizione che contiene, siano di grande utilità per tutti al giorno d’oggi: la cultura artigiana ci può “salvare” o perlomeno aiutare. Partendo da questo pensiero, siamo arrivati alla forma attuale di “laboratorio pubblico di arti manuali” dove la gente ripara crea costruisce, scoprendo quanto ciò sia facile quando la successione delle operazioni è chiara e gli attrezzi idonei al compito che ci si prefigge.
Questa è la miniera d’oro dell’artigianato, soprattutto di quello italiano, e l’esperienza che ne nasce è diretta contemporaneamente verso l’esterno (il fare) e verso l’interno con la scoperta delle personali potenzialità e risorse.
Queste caratteristiche fanno del ritorno all’artigianato una necessità, un vero bisogno e se diventa anche moda ed elemento di tendenza, tanto meglio! purché non si perda la semplicità e l’umiltà che provengono dall’operare con le proprie risorse.
Nel complesso direi che il luogo più simile al nostro laboratorio è la cucina dove con cura e con i tempi necessari, si scelgono e mescolano gli ingredienti e noi siamo le sedie della cucina: pratiche comode non così attente all’estetica ma ideali per lavorare, parlare e mangiare.

Si può dire che siete un po’ un megadivano accogliente per il quartiere Dergano-Bovisa qui a Milano. 

Gli abitanti del quartiere Dergano-Bovisa passando davanti alle nostre vetrine rimangono stupiti e sorpresi perché vedono accadere davanti ai propri occhi quello che solitamente avviene in officine o in seminterrati ben chiusi e serrati all’esterno. Molti entrano curiosi e scoprendo cosa siamo invariabilmente ci dimostrano simpatia e compiacimento. Qualcuno osa di più e arriva con un suo oggetto da riparare, magari scettico sulla propria capacità di sistemarlo. In quel caso la sua soddisfazione è ancora maggiore e, ovviamente, anche nostra. Qualcun altro porta il figlio o la figlia, perché vedano un luogo di lavoro dove i valori sono diversi e la cultura proviene dalla conoscenza diretta e non mediata da libri o attrezzi informatici.

Mamusca, ai tempi di questa fotografia in preparazione: 
si tratta di uno spazio spazio polifunzionale appena inaugurato 
vicino al laboratorio Terra del Fuoco

Ora, per rimanere nella metafora che mi proponi, racconterò che sedie sono i componenti di Terra del fuoco: 




Fanco Gallerani è una sedia da allenatore, snella semplice e fatta per potercisi alzare con facilità. Preciso e attento ai particolari non accetta soluzioni non ottimali. Andrea Crivelli è una sedia comoda, con braccioli, che invita alla calma nel procedere ma anche a non fermarsi di fronte alle difficoltà. Massimo Alò è una sedia allegra, un po’ pop, ma estremamente tecnica ed efficace: con un sorriso che disarma, spiattella la complessità e la via per risolverla. Io, Mauro Poletti, più che una sedia sono uno sgabello ossia una sedia senza schienale per non abbandonarmi (come vorrei) al piacere della contemplazione di quello che succede fra i banconi da lavoro ed alzarmi prontamente quando è necessario.
Sergio Dondi al lavoro

Parliamo un po’ di te anche fuori da Terra del fuoco… 

Sgabello è anche come mi vedo e vorrei essere per gli altri: versatile e pratico ma anche tranquillizzante e solido. Qualche volta ci riesco e allora sono molto contento.

Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?

Nella mia vita molte persone, uomini e donne, sono state sedie sulle quali mi sono fermato crescendo e, per fortuna, questa cosa mi succede ancora adesso.

Ci regali una sedia della tua vita? 

L’ultima persona/sedia l’ho incontrata pochi giorni fa: un pensionato veneto che passa i mesi d’estate su un camper attrezzatissimo ma sobrio, sulla spiaggia di un’isoletta greca.
E’ sposato ma con la moglie si è accordato per fare, durante una parte dell’anno, quello che a ciascuno piace senza dover mediare né mettere in crisi il rapporto. Per cui lui monta sul camper il gommone con cui pesca in apnea (70 anni!!!) e il motorino con cui si muove sull’isoletta e si gode dei mesi di vita di mare come piace a lui. Sono rimasto ammirato di fronte a tanta energia e chiarezza nel perseguire i propri bisogni.

Info: 


Il laboratorio ha un funzionamento molto semplice: ci si iscrive con una tessera da 1 euro e si porta il proprio oggetto da rimettere in sesto e, per 5 euro all’ora, ottiene generosa assistenza e materiale usato per i lavori. Ognuno segna le proprie ore su un calendarietto e paga quando vuole. Così semplice da sembrare utopistico, ma funziona dal 1996, anno di fondazione dell’associazione” – dall’articolo su Survive Milano


il sito (in costruzione)
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