F., chiunque sia stato davvero

Nonostante la sua stazza, il signor F. aveva un cuore delicato e gentile. La democrazia per lui era un fattore secondario. Il signor F. si sentiva nato per comandare eserciti ridanciani, impegnava tutte le energie alla giusta causa del buonumore. In qualsiasi situazione si trovasse, individuava i timidi a colpo sicuro e li includeva all’azione, per mettere in atto la sua personalissima idea di bontà. E se l’aspetto irsuto poteva inizialmente respingere i più, una volta ricevuta una delle sue bonarie ma energiche manate sulla spalla non si poteva poi sottrarsi a questa sorta di protezione minacciosa. Che fai lì, vieni! ruggiva. E tutti in piedi, sull’attenti, all’armi all’armi, obbedire!
Gli stronzi individualisti no, loro non andava a stuzzicarli. Lui sceglieva solo gli esitanti e i pavidi. Quelli che non osavano ribellarsi, insomma. E allora sotto la sua spinta energica a lasciare la sdraio a bordo piscina, eccoti il magazziniere che vinceva il torneo di bocce, il perito che si lanciava in una gara di barzellette, per non contare le decine di omoni ed omini che avevano riconsiderato con virilità la pallavolo.
Sì, sul lavoro e nel tempo libero F. si sentiva un vero benefattore, sempre aggregando ed organizzando, senza sosta. E tutto sommato, va riconosciuto, il suo piccolo esercito zelante gli era anche grato per l’essere coinvolto in questa idea di divertimento coatto, che prevedeva sghignazzi, rumore, coretti e si concludeva con pizzate e birre. Ah, quanto mi sono divertito! – e per F., impettito e tronfio, era una soddisfazione enorme, quasi una medaglia sul petto.

Sotto le medaglie, aveva un cuore gentile e delicato, F.. Per quella partita di calcio sulla spiaggia il gruppo che aveva messo insieme non era granché ma sembrava tutto bello, speciale. Sarà stata la luce, forse. Il diciottenne M, allampanato e poco aggressivo. R., che ci metteva impegno in porta, ma non ne parava una. L. invece si vedeva da lontano che non aveva voglia, lui se ne sarebbe stato volentieri a mollo in quel mare limpido ma non aveva voluto essere bollato come antipatico e asociale. Un’accozzaglia simpatica a cui si univa B. Una ricciolona favolosa, persino capace di giocare ed alla buona: la donna ideale avesse avuto vent’anni di meno. Facciamo trenta. Anche il suo moroso era un buon soggetto, ma lei…

Facendo un po’ il gigione F. le chiese il cambio promettendole da bere. Battuta assai abusata in un villaggio turistico con formula all inclusive, ma non contava troppo l’umorismo di prima mano, lì. Contavano i fatti. “I tornei fatti”, nella sua logica, e lui quel giorno era stato parecchio attivo in tutte le iniziative, senza contare la fatica di spronare e tener compatto il gruppo.

La ricciolona sorrise come da programma e F. si sedette, forse pensando che forse sì, era meglio sedersi e riposarsi un po’, sotto una palma stentata. Non lo aveva previsto e non era tanto da lui, ma con le gambe scattanti di quella bella donna negli occhi si accartocciò. A nulla valsero i tentativi di rianimarlo, protratti per lunghissimi minuti da un piccolo gruppo di coraggiosi. Tutt’intorno, una spiaggia ammutolita partecipò a quel torneo improvvisato, ognuno riconsiderando la propria idea di vita, di benessere, di allegria e di felicità. Forse anche i paguri, solitamente così impassibili rispetto alle attività dei turisti, per un momento sospesero le infinite passeggiate. Il mare no, indifferente continuò a sciacquettare al solito ritmo blando.

E fu così che poco prima del tramonto, mentre Enya riproponeva Orinoco Flow dalle casse del desk animazione, F. fece sedere il suo cuore gentile e delicato sulla sabbia, e uscì di scena, da solo.

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