Daniele Del Giudice, In questa luce

Pablo Picasso – Seated man with his arms crossed (1915)
immagine da qui
«Mania» nel mondo antico era una parola doppia, una parola «male-bene». Mania ha la stessa radice di mente e di màinomai, verbo greco che significa infuriarsi, da cui ménade, e si estende nell’aggettivo manikòs, «frenetico». Ma nell’orizzonte greco «mania» indica non soltanto il demone che sconvolge la mente, ma anche una particolare forma di concentrazione, una forma estrema del conoscere e del coincidere con il proprio destino. La mania può sostenere anche un grande matematico, un poeta, un musicista, un inventore. «Ossessione» è invece uno dei molteplici composti del verbo latino sideo, «sedere», obsideo, da cui ossesso. È curioso che la mania venga descritta come una disposizione della mente e l’ossessione come una posizione del corpo. Il maniaco è smanioso, frenetico, l’ossessionato sta seduto. La mania la fiuto nella realtà e nei sentimenti delle persone d’oggi come una forma estrema, nella quale siamo immersi piú di quanto appare. E c’è qualcosa di nuovo: la mania, disposizione della mente, tende oggi sempre piú al passaggio all’azione.
Daniele Del Giudice, In questa luce
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