Intervista a Silvia Romani

Silvia Romani ritratta da Sara Ottanà

La pratica yoga è un’esperienza contemporaneamente fisica e mentale e si può vivere a molti livelli. Molto dipende dal rapporto che si instaura con l’insegnante e con il gruppo, la stessa lezione può essere per alcuni una fonte di benessere e per altri una situazione destabilizzante. Io sono stata una superprincipiante, attualmente in pausa per mancanza di tempo. Credo riprenderò presto, ne ho sentito molto la mancanza quest’anno. Da entusiasta, una volta ho consigliato a un’amica di partecipare ad una lezione prova. Ne è uscita isterica, urticata dal ritmo lento e dalla musichetta orientaleggiante alternata a lunghi momenti di silenzio. Musichetta o no, l’atto consapevole di sospendersi e ascoltarsi è quasi una sfida più difficile rispetto all’esecuzione delle posizioni (asana).
Tutti dovrebbero provare a praticare yoga, però va detto: la sedia-yoga non è comoda per tutti.


asana “one legged chair”



Chi sei, che cosa fai?

Sono Silvia, mamma e insegnante di Yoga, Pilates e BudokonYoga che pratico e insegno presso il centro che ho aperto 10 anni fa (quest’anno a novembre festeggiamo!) con mio marito Max.

Non ho mai sentito parlare di BudokonYoga…

Ho sempre insegnato Hatha Yoga, facendo anche corsi specifici per la gravidanza. Poi sono stata folgorata da Budokon Yoga. Mi ha letteralmente stregata un bel po’ di anni fa ma i corsi si tenevano solo a Miami, dove insegna e vive il fondatore e creatore di questa disciplina così mi accontentavo di sognare. Poi l’anno scorso ho scoperto che Cameron Shayne, il fondatore, sarebbe venuto in Europa a formare insegnanti e mi ci sono buttata anima e corpo e sono diventata la prima, e per ora unica, insegnante in Italia. Si tratta di uno stile di Yoga dinamico che unisce gli asana ai movimenti circolari delle arti marziali. La sequenza sembra quasi una danza. E’ meraviglioso praticarlo e i risultati si vedono in poco tempo su corpo e spirito.

Parliamo di dinamiche insegnante-allievo, insegnante-gruppo: lo yoga unisce o isola? 

Dipende da tanti fattori. In primis se si tratta di Personal Training o corsi di gruppo. Nei Personal Training ovviamente il rapporto è diretto e in qualità di trainer ricevo un mandato ben preciso dall’allievo che spazia dalla forma fisica al benessere spirituale e mentale. Per quanto riguarda i corsi di gruppo la situazione è ben diversa. Quando ci si trova a far lezione a gruppi disomogenei per forza di cose bisogna mantenere un livello che permetta a tutti di praticare con soddisfazione e in sicurezza. Per cui si tende a evitare asana troppo complicati o che richiedano specifiche abilità. Se il gruppo ha un livello omogeneo medio-alto la lezione è più divertente perché puoi ardire un po’ di più. Spesso ricorriamo ad asana da praticare in coppia, per far interagire i partecipanti durante le lezioni. Diciamo che a seconda del gruppo ma anche della giornata che i singoli hanno passato, ci possiamo trovare di fronte a singole sedie sparse qua e là oppure davanti a un cinema di poltroncine. In linea di massima direi che lo yoga unisce.

Usi il web nel tuo lavoro?

Proprio in questi giorni, per stimolare la pratica e soprattutto la condivisione della pratica, abbiamo fatto partire una specie di concorso, il CentrOlistico Yoga Challenge. Abbiamo fissato un asana-meta alla quale tutti arriveranno in versione neofiti/principianti (giovani promesse) o in versione esperti (quelli che la sanno lunga). Per arrivare alla meta ogni giorno proponiamo degli asana propedeutici da fare, aumentando il livello di difficoltà gradualmente. I partecipanti si fanno fotografare ogni giorno e postano su Instagram e Facebook la propria foto taggando il centro. Ogni giorno si aggiungono nuovi partecipanti e riceviamo messaggi di persone felici perché si stanno riavvicinando allo Yoga. In questo caso direi che lo Yoga è come una platea piena di poltroncine!

Nella tua attività di insegnante come utilizzi gli asana seduti? 

In genere gli asana seduti vengono affrontati nella parte centrale della lezione, dopo quelli in piedi e prima di quelli da sdraiati. Sono un po’ una terra di mezzo. Diciamo che quando vedo che il gruppo è particolarmente stanco posso fare a meno degli asana in piedi ma a quelli seduti non rinuncio. Sono versatili e permettono allungamenti, torsioni e un lavoro specifico per l’apertura delle anche, a me molto caro, visto che si tratta del mio tallone d’Achille!

Ho appreso da te che esiste l’asana della sedia, ce ne parli? 

Eh sì! E ti dirò che la vita della sedia non è per nulla comoda. Neanche quando sei a riposo e non ti si siede addosso nessuno. L’asana in questione si chiama Utkatasana, che in sanscrito significa potente, fiero, irregolare. Ora… cosa c’entra con la sedia?! Nelle lingue moderne è stato tradotto “posizione della sedia” (inglese “chair pose”) perché per eseguirlo ci si immagina di sedersi, appunto su una sedia. I benefici sono molteplici: toglie la rigidità alle spalle (le braccia sono distese verso l’alto) e corregge le deformità delle gambe, rinforzando caviglie e muscoli. Gli organi interni dell’addome vengono tonificati.

Esistono anche delle varianti divertenti. La twisted chair pose (che a me piace molto perché lavora anche sulla torsione della colonna vertebrale e apre bene le spalle) che potremmo definire “barocca”…

…la TipToe Chair Pose, un sedia più alta perché eseguita in punta di piedi…

… e la One Legged Chair Pose, una sedia che ha perso una gamba. Però ha la seduta più comoda.

Gestisci con tuo marito il Centro Olistico e proponi corsi di vario tipo, dalle arti marziali alla creatività. “Sedersi” è anche l’esperienza di prendersi tempo per sé, mettersi in pausa rispetto alla corsa quotidiana. Che sedute avete? 

In tutto quello che proponiamo al centro miriamo a far sì che le persone si fermino e “stiano” in quello che decidono di fare da noi. Che si tratti di Yoga, Pilates, Aikido o uncinetto, quando una persona entra al CentrOlistico lo fa per dedicarsi quell’oretta completamente. E la prima cosa che invitiamo a fare varcata la soglia è accomodarsi sui nostri alti sgabelloni. La nostra reception è un luogo dove si chiacchiera in attesa della propria lezione o di una seduta rilassante di riflessologia plantare, shiatsu, massaggio ayurvedico o rilassante, bagno turco o sauna.

Abbiamo esplorato in precedenza in questo blog l’idea di sedia-nido, di sedia accogliente, di attesa e maternità. Come vive questo momento un’insegnante di yoga?

Beh, lo Yoga è la disciplina ideale per la gravidanza. Durante la mia prima gravidanza (di quattro), ho partecipato al corso preparto nell’ospedale dove avrei partorito e mi sono ritrovata a fare Yoga durante le lezioni di pratica. A parte l’aspetto fisico dei vantaggi che la pratica degli asana porta (apertura delle anche, allungamento della schiena per alleviare i dolori, aiuto per le gambe e le caviglie gonfie), praticare Yoga ti porta a imparare ad ascoltare il tuo corpo, a conoscerlo, a interagire. Durante la gravidanza questo significa sentire molto presto il contatto con il proprio bambino, in modo particolare durante la fase finale della lezione che si chiama Yoga Nidra, la fase del rilassamento, nella quale si è guidati ad ascoltare il proprio corpo rilassandone i muscoli. In quel momento accade la magia, il corpo “sparisce”, non è più carne e ossa, diventa leggero e il contatto col bambino nella pancia è incredibile. Durante i miei corsi di Yoga per la gravidanza ho avuto la fortuna di assistere spesso al primo contatto tra madre e figlio. Mentre il corpo è rilassato il bambino ha più spazio per muoversi, nel contempo la mamma è completamente concentrata su se stessa, il mondo attorno in quel momento non c’è. Sono momenti molto emozionanti.

Ora giochiamo con le similitudini. Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano o una sdraio?

Intimamente direi che sono una chaise longue, di quelle morbide, dove ci si addormenta volentieri. Per necessità sono una sedia pieghevole, che trasporti ovunque.

Ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sederti?

Proprio in questi giorni meditavo su come il mio lavoro mi abbia portato negli anni ad alzarmi dal mio divano-famiglia (i miei genitori) per diventare una sedia su cui altri si possano sedere. Spero di essere comoda, come sedia. Ma spesso mi accade di sedermi sulla mia meravigliosa amaca-marito, che mi coccola e mi dondola.

Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?

Mia nonna, i miei genitori e mio marito.


Ci regali una sedia della tua vita? 

Rodi. Terrazza di una taverna a picco sul mare. Max, Io e il nostro primo (e allora unico) figlio dormiente nel passeggino. Intorno nessuno, grigliata di pesce, sedie pieghevoli di legno, color azzurro Grecia. “Mi vuoi sposare?”

“Non è una foto bellissima ma il posto è proprio lui!” – ci dice Silvia.
A noi sembrano sedie perfette.

Info:

> una bella intervista su Mamme Acrobate
centrolistico.it
centrolistico.blogspot.com
lecosebellesonolente.blogspot.com
www.bushidokai.it

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4 pensieri su “Intervista a Silvia Romani

  1. bellissima Silvia, che seguo tanto…non avevo mai letto della sua passione così bene..
    il mio yoga è il kundalini, che purtroppo ho interrotto da due mesi ma che spero di riprendere prestissimo. Mi ritrovo in tutto quello che Silvia racconta…

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