La panchina di Josef

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Ci sono cose che si colgono solo da sconnessi, quando il racconto è al margine del sentiero. Ad esempio quando si arriva con mezz’ora di anticipo.
Josef ha ventitré anni, è quel che si dice un ragazzo carino. Gli occhialini rotondi e la carnagione lo fanno assomigliare a un indiano un po’ secchione, laureato in informatica e pronto a girare il mondo costruendosi una carriera in qualche multinazionale. In realtà è egiziano e lavora come pizzaiolo in un locale in piazzale Dateo. Si racconta tranquillo, non millanta. E’ impegnato dalle 17 alle 2 di notte e ha il resto della giornata libera, nei pomeriggi estivi si veste da bravo ragazzo e va a rimorchiare le badanti ucraine che riposano sulle panchine del Parco Sempione. L’approccio è sempre uguale. Domanda “Scusi, a che ora chiude il Parco?” in un convincente inglese. Dopodiché si lancia in un’indagine discreta, mascherata da buona conversazione. Non è dato sapere se riesca ogni tanto a conquistare qualche bandierina dell’est. Lui sorride imperturbabile, non insiste e potrebbe andare avanti per ore a parlare del più e del meno. Josef, indiano d’Egitto, è zen. Si capisce che per lui ha valore tutto quello che sta avvenendo nel momento: le parole disimpegnate, l’inglese che migliora ogni giorno, la luce che filtra dagli alberi. Ha un’aria rilassata che non si trova spesso in giro, le gambe allungate in avanti, il mento all’insù per prendere un po’ di sole, non troppo, il giusto.
Non sono una badante dell’est, no, e s’è fatta l’ora di avviarmi verso un luogo pieno di sedie radunate intorno a Valerio M. Visintin. Si parlerà di Osti sull’orlo di una crisi di nervi, di tutti i Josef d’Italia, del capo di Josef, di quello che sarà scritto su giornali, portali e blog riguardo a pizze, calzoni e manicaretti nobili. Ristoratori, pr, giornalisti, blogger cucinatori e assaggiatori, instagramers compulsivi, divi televisivi, produttori indefessi di gossip: tutto concorre ad innalzare il Cibo ad Argomento Fondamentale. Ogni tanto lo facciamo anche noi, lo ammettiamo, poche sono le persone totalmente estranee a questo meccanismo avvolgente. Per fortuna c’è Josef.
Josef di tutto questo se ne infischia. Non si interroga troppo sulla qualità di ciò che servirà il ristorante di piazzale Dateo questa sera, sopravviverà serenamente ad un’eventuale stroncatura, digerirà la sfuriata del capo. Ovviamente, non farà una piega nemmeno al mio congedo. Mi lascerà allontanare e poi con tutta calma si alzerà, alla ricerca di una nuova panchina in penombra occupata da una donna con la pelle chiara.

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