Intervista a Pino Pace

Ci sono interviste in cui rintracciare sedie per innescare i nostri strani dialoghi risulta difficile e ci capita di dover forzare un po’. Con Pino Pace invece è stato facilissimo, ci sono molte sedie nella sua vita! Ho nominato tutte quelle che mi sono venute in mente e ne è risultata una chiacchierata che ha spaziato in molte direzioni. Iniziamo con il nostro classico…

Siediti e dicci: Chi sei, che cosa fai?
Cominciamo con le domande difficili, meno male che mi sono seduto. Da seduto scrivo libri per ragazzi e insegno scrittura creativa; quando mi alzo porto i miei libri in giro in tutta Italia e da un po’ anche all’estero. Ogni tanto faccio un documentario.
Affrontiamo per prima la sedia dell’autore. Perché sei diventato uno scrittore di storie rivolte a bambini e ragazzi? Hai mai provato o avuto la tentazione di scrivere anche per un pubblico adulto?
Sì, ho scritto un romanzo per adulti e l’ho spedito a molti editori. La gran parte non mi ha risposto, come succede spesso in questi casi, qualcuno lo ha apprezzato ma non l’ha pubblicato nessuno. Poi ne ho scritto uno per ragazzi che mi hanno pubblicato subito, il secondo addirittura me l’hanno chiesto e io non l’avevo ancora scritto (erano altri tempi…) e dunque l’ho scritto al volo. Da lì ho cominciato a crederci, e adesso ho pubblicato una ventina di libri, ma ne ho scritti molti di più (sono molto sottili i miei libri…).
Alcuni dei tuoi libri nascono in collaborazione con l’illustratore Giorgio Sommacal. Siete due sedie una di fronte all’altra (o una di fianco all’altra?), in dialogo. Come nasce e come si sviluppa la vostra narrazione a due?  
Io e Giorgio le sedie ce le scambiamo spesso.
Un libro come Bestiacce! è stato pensato insieme anche se Giorgio ha fatto tutti i disegni e anche parte dei testi, come le didascalie che adornano le schede degli animali.
Io di solito sono quello che gira di più e cura il rapporto con gli editori, porta avanti i progetti, insomma, il rompiballe. C’è in ogni coppia, penso.
Con Giorgio abbiamo fatto svariati libri come Bestiacce! e Univerzoo, la Milleunamappa di Alice nel paese delle meraviglie e prima ancora Prospero e l’esaggelato a cui siamo ancora molto legati mentre il nostro primo libro Un milione di dinosauri per Diego Zanzana è uscito fuori catalogo ma aspetta un nuovo editore che voglia una bella storia di fantascienza, avventure e sentimenti.

Arriviamo alla sedia del narratore di storie. Con LeMilleunaMappa, Premio Andersen 2012 per il miglior progetto editoriale, sottolinei l’importanza del percorso nelle storie più classiche (Capuccetto Rosso, I tre porcellini…) e diventi divulgatore delle storie di viaggio letterarie (Il viaggio di Marco Polo, Il Giro del mondo in 80 giorni…). E’ un approccio ad alta potenzialità, credo, soprattutto per coinvolgere i ragazzi più grandicelli che mi appaiono come un pubblico più ostico, forse distratto o frastornato dai molti stimoli. Nel tuo laboratorio suIl Giro del mondo ho letto che impieghi anche internet. Che riscontri hai?

Secondo me è possibile divertire e interessare i ragazzi anche con cose ritenute ostiche o noiose come la geografia. A me la geografia piaceva, passavo ore sull’atlante e le mappe, era una maniera di viaggiare seguendo le strade, la linea dei confini, i profili delle coste. Ma come nella Milleunamappa nei miei laboratori io parto sempre da una storia e per raccontartela utilizzo modi diversi: filmati, voci, suoni, mappe mute fino alle mappe di internet. Per me che di mappe sono sempre stato appassionato, Google Maps è magia pura: ci si può allontanare e avvicinare fino a vedere il dettaglio, la fotografia praticamente di ogni posto del mondo. Se me l’avessero detto da bambino, quando compulsavo il mio vecchio atlante, non ci avrei creduto, e come avrei potuto?

da Un gatto nero in candeggina finì, ill. Tai Pera


Ti ho visto seduto per terra mentre componevi haiku con i bambini. Un gatto nero in candeggina finì detronizza il narratore, nel senso che il lettore vuole immediatamente imparare a diventare autore di haiku (ne so qualcosa ahahah)! Mi è venuta in mente la Grammatica della Fantasia di Rodari…  Cosa ti trasmettono i bambini che liberano la creatività?

Danno un senso al mio lavoro. Io mentre penso a un libro penso anche a un laboratorio. Secondo me lavorare sulla scrittura in maniera ludica crea anche nuovi lettori. Chi impara a praticare la scrittura e si diverte a farlo (è possibile, anche se in molti non lo sospettano neanche) non può che imparare a praticare la lettura, è inevitabile. Anche così si può fare promozione alla lettura. E poi è un bel lavoro, è stato proprio Gianni Rodari a insegnarcelo.

Chi sarà la biondina così rapita dal racconto?

Professionalmente, chi è stato una sedia per te? Nel senso di Maestro, di quelli con la M maiuscola e i princìpi fondanti…
Tanti maestri: ogni libro è un maestro (e ci sono libri, come quello di Rodari, che sono ipermaestri) ma anche le persone con cui ho vissuto, che mi hanno cresciuto, che mi hanno insegnato una lingua, una maniera di fare, un atteggiamento verso il mondo. Si impara e si insegna ogni giorno qualcosa, finché si campa penso. 
Tu stesso sei un insegnante, Docente di Scrittura Creativa allo IED di Torino. C’è ancora fiducia nella creatività? Che aria tira? 
L’aria è pessima. Ma ci sarebbe un estremo bisogno di creatività. A volte mi sembra che i problemi in cui ci dibattiamo, come persone e come società, avrebbero bisogno di risposte inedite, di cambiare punti di vista. E invece si continuano a riproporre schemi stanchi, un po’ perché fanno comodo ma anche perché non siamo capaci di vedere altro.

Dal tuo sito ho appreso che realizzi anche documentari e che, insieme al tuo gruppo di lavoro, hai anche vinto un premio con Il passo dell’elefante. Questo aspetto mi era completamente sconosciuto! E a proposito di documentari… Veniamo ora a quello che ho capito essere per te una sedia importante: il sellino. Tanto importante da essere protagonista del progetto Vento. L’Italia in bicicletta. Di cosa si tratta? 
Il passo dell’elefante è un finto documentario (o mockumentary), nel senso che è una storia inventata (il ritrovamento di una zanna di elefante appartenuta all’armata di Annibale sulle Alpi) raccontata però con i codici espressivi del documentario. Altri documentari li ho fatti negli anni, per la TV e per la radio. L’ultimo, che con Paolo Casalis e Stefano Scarafia abbiamo finito di girare qualche giorno fa, si intitola Vento, l’Italia in bicicletta e racconta il progetto del Politecnico di Milano di unire Torino e Venezia con una lunga ciclovia che corre lungo il fiume Po. Abbiamo seguito il tour promozionale del progetto, filmando e pedalando con gli ideatori lungo il tracciato. Ma la “pedalata” più lunga comincia ora che cominciamo a montare. 

Vento è interessante anche perché si finanzia, almeno in parte, attraverso una campagna di crowdfunding. Inoltre il making of verrà documentato sul blog Filmvento e attraverso la pagina facebook, come un racconto del racconto. Questo coinvolgimento del pubblico sin dalle prime fasi influirà sul risultato finale oppure andrete dritti secondo il tracciato che vi siete prefissati, utilizzando la rete come semplice sistema di promozione?
La situazione è complessa, nel senso che nel nostro caso il crowdfunding è partito troppo tardi, abbiamo però trovato altre risorse e anche diversi canali di distribuzione. Tutto questo influenza anche il montaggio del film (presumiamo possa essere pronto per il prossimo ottobre). Come pubblico utente e amico di Vento c’è un manipolo di entusiasti del progetto, e tutti possono aderire andando a dare un’occhiata al blog, per una campagna capillare forse ci vorrebbero risorse e tempo di cui non disponiamo. 

I videomaker che seguono Vento

Ritorna spesso, con te, l’idea di viaggio (le mappe, la figura dell’esploratore, il laboratorio di scrittura carnet de voyage, i documentari….). E’ una proiezione della tua fantasia o sei un gran viaggiatore anche nella realtà? 

Viaggio parecchio, soprattutto tra la primavera e l’estate, quasi sempre per lavoro in Italia e in Europa. Non ho mai fatto grandi viaggi in posti lontani o esotici, però mi piace vivere nei posti e soprattutto lavorarci, si entra nelle vite delle persone, nelle loro case, nelle scuole, è una bella maniera di viaggiare.
Ora le nostre domandine demenziali, per conoscere un po’ del tuo lato privato. In casa e nel tuo studio che sedie hai? E perché?
Ne ho diversi tipi, divani, poltrone, sedie di fogge diverse perché quando abbiamo aperto casa non avevamo risorse per comprarcele e ce la hanno regalate, o ne compravamo una che ci piaceva, e ora però ci piacciono così, tutte scompagnate. 

Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano o una sdraio…?

Sarei tutte queste cose, magari non nell’ordine “giusto”: posso scrivere cose serissime (e dunque lavorare) anche disteso su una sdraio, sullo sgabello di un bar o la poltrona di un treno e parlare dei miei libri seduto su un divano (invece di dormirci), ad esempio. O dormire su una sedia rigida di legno o di plastica in qualche sala d’aspetto, come mi succede.

Ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sederti?

Sempre in cerca.
Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?

Sedie di vimini, di legno, imbottite e di plastica, poltrone, selle e sellini. Le similitudini potrebbero andare lontano ma non voglio annoiare. Spero di essere anche io sedia per qualcuno ogni tanto, dove ci si ferma a riposare e a fare due parole.

Ci regali una sedia della tua vita? 

Ce l’ho. E’ una sedia che avevo in casa quando ero bambino. E’ di legno, anni settanta (del secolo e millennio scorso, oddio!) foderata (e rifoderata) di finta pelle, una volta marrone adesso blu notte. Da bambino mi ci sedevo al rovescio e facevo finta di pilotare un’aereo. I miei genitori le hanno buttate via qualche anno fa e sono riuscito a recuperarne solo una che ho in casa. Ogni tanto mi viene la nostalgia di quei giochi, non riesco più a giocarci ma ricordo quanto mi piaceva.  
Info:

Annunci

2 pensieri su “Intervista a Pino Pace

  1. Pingback: Adeguamento stagionale della sedia. Pino Pace, la bicicletta, la pianura, il vento, gli haiku… |

I commenti sono chiusi.