Peter Bichsel, Uomini

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Gli uomini
Stava seduta lì. Se le avessero chiesto da quando, avrebbe risposto: “Da sempre, io sto sempre seduta qui”. 
Aspettava lì, a volte un’amica, una collega, il treno, la sera.
Il cameriere faceva un sorriso confidenziale quando portava il caffè. Lei aveva un borsellino rosso, e le apparteneva così pienamente come soltanto a delle giovani donne può appartenere un borsellino. Capitava anche che qualcuno le pagasse il caffè, ma poi arrivava l’amica o il treno e lei ringraziava. 
Quel giorno in ufficio le avevano detto che era carina, glielo aveva detto il capo, lei giocherellava con il borsellino. 
Le belle donne non dovrebbero essere costrette ad aspettare, pensavano. E’ giovane, pensavano anche. Un po’ corrotta, speravano. 
Dà un tiro alla sigaretta, osservavano. Glielo aveva insegnato un’amica, sapevano. 
Alle sei e mezza parte il treno. La osservarono mentre si sbottonava lo stretto cappotto, lo toglieva, si sbucciava. Più tardi mentre se lo rimetteva, ci aderiva, si lisciava i fianchi. 
Ha la bocca larga.
Ha dei bei capelli. 
E’ piccola e graziosa. 
Si conosceva la sua voce: “Un caffè, per favore – grazie – arrivederci”. Una voce morbida.
Occhi da cerbiatta. 
Si sarebbe potuto farle una domanda. Il cameriere le chiedeva: “Cosa desidera?”
E’ una ragazzina, un giocattolino, una bambolina, una farfalla, pensavano anche. 
Si sarebbe proprio potuto farle una domanda. 
Ha una mano morbida. 
Aspetta qui, a volte un’amica, una collega, il treno, la sera. 
E’ una ragazza. 
Se le si fa una domanda, è già una donna.
da Peter Bichsel, Il lattaio
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