Mark Strand, La veduta

immagine da qui

Questo è il luogo. Le sedie sono bianche. Il tavolo splende.
La persona che vi siede fissa la cerea incandescenza.
Il vento sommuove l’aria, ripetutamente,
come per crearvi uno spazio. “Uno spazio per me”, pensa.
E’ sempre stato attratto dal clima del commiato,
disponendosi in modo che il dolore – perfino il più intimo –
lo si potesse leggere da lontano. Una fascia lunga di nuvole
è sospesa sul mare aperto con il sole, il sole senza qualità,
che là dietro affonda – versione edulcorata di una storia
che viene detta una sola volta se vera, e sempre troppo tardi.

La cameriera che gli porta da bere, lui alza il bicchiere
verso la luce che si spegne, ma un attimo solo.
Il barlume rosso che ne viene gli tinge la camicia.
Adagio il cielo s’oscura, il vento si placa,
la veduta sublima. Il suo ampio abbraccio viola
pare, in questo crepuscolo placido, più che un motivo
per essere lì, per contemplarlo, pare in sé una specie
di felicità, come se quel semplice fatto bastasse e potesse durare.

Mark Strand

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