La poltrona libera di Leo Bassi

Ho visto per la prima ed unica volta Leo Bassi nel 2004 al parco dell’Acciaiolo a Scandicci e da allora l’ho sempre seguito da lontano attraverso il suo blog, aspettando un’altra occasione. Rarissime probabilità di vederlo in Italia. Se poi le mescoli ai travagli personali del vivere finisce che l’occasione ricapita quasi dieci anni dopo. Nell’ultima serata del festival dell’arte comica, al Teatro del Popolo di Castelfiorentino si celebra l’arte del clown e va in scena lui: un vero buffone. Un giullare. Un anarquista. Il teatro del popolo è un gioiellino e sembra di stare nel sogno di Fitzcarraldo.

Palchi, luci, dorature, stucchi. Io so cosa ho visto a Scandicci nel 2004. Ho visto persone indignate da una provocazione disturbante andarsene prima di aver capito a cosa stavano assistendo. Qui, tra i velluti e le poltrone di questo teatro mignon, gli spettatori sono ignari o sanno cosa stanno per vedere? A giudicare dal numero di spettatori, sì.

Entro e la vedo. Lei è già sul palco, sotto ai riflettori accesi. Elegante. La poltrona se ne sta lì con i suoi fiori e la tappezzeria rosa, come su un altare. Ai lati, le intravedi? due lattine di una bibita light. Gassata, la bibita. Sguaiata, volendo. La poltrona no. Una spalla ideale per il clown. Che uscirà sul palco senza orpelli ridicoli o trucchi. Anzi, elegante, in grigio. La cravatta, non il naso, è rossa.

Uno spettacolo di Leo Bassi non lo si racconta, lo si vive, con tutta la pelle, con la pancia, con la risata, con i brividi. E con quella parte di te che sta a contatto della poltrona. Lui sa che in Italia quando uno ha paura si dice che il culo gli fa (e mima il gesto con le dita). Esatto, avete capito perfettamente, proprio con quello. Scende dal palco Leo Bassi e guarda il pubblico e scorre tra le file. Sogghigna e ci dice Io so che le persone a cui sono vicino adesso *mima con le dita un fiore che si chiude*. Tutti ridono, chi è vicino un po’ più nervosamente. Mentre quelli là da cui mi sono allontanato sono *mima con le dita un fiore che si apre* tutti rilassati. Dopo una vita di spettacoli Leo Bassi sa bene come controllare gli sfinteri del pubblico! Ma sa bene che non è su quelli che resterà impresso il suo spettacolo. Leo Bassi è energia, è corpo, quel signore in giacca e camicia a un tratto balla e straripa, sferza, è potente, è un ragazzino che gioca con i petardi.

Ha sessant’anni, la pancia, tre figli (due trentenni, l’ultimo ha un anno). E mentre lo guardo ballare, agitarsi, prendersi spazio, mi sembra di sentirmi investire da un’onda enorme di energia, è carica sessuale pura quell’omo lì, quell’omo lì la vita la investe.

le multinazionali sono pericolose, volete capirlo?

La agita e la fa scoppiare e schizzare come quelle lattine nel carrello. E il pubblico? Lo vedete il pubblico? Si nasconde, si rattrappisce sotto ai teli di plastica che lui, da vero signore, fornisce alle prime file. Perché lui lo sa che i reali problemi della vita di quelli lì sotto sono la smacchiatura del golfino. E si diverte. Gioca con il loro buco del culo. Ma Leo Bassi non è cattivo. Leo Bassi è un angelo. Gioca. Ci regala tutta la sua bellezza, si spoglia e se ne sta lì bellissimo in mutande davanti a noi, conscio di quanto sia rivoluzionaria la sua naturalezza, la sua non vergogna. E ho pensato ai corpi di Gomme.

Lo spettacolo si è chiuso con una cosa che gli vedemmo fare anche nel 2004. Una cosa bellissima e poetica e surreale. Rivederlo alle prese con quella performance ha rinnovato il mio amore per lui. Lui che dice Ho sessantanni e non sono mai stato nel circuito commerciale dello spettacolo. Perché oggi tutto, anche uno spettacolo d’arte serve solo per pubblicizzare un prodotto, per commercializzarlo. L’unica libertà che ci resta ormai è questa: non rappresentare un mercato. E un sessantenne (diciamo messo così come sono ora, che non voglio svelare come stava messo), non rappresenta un mercato.

Mi spiace perché avrei voluto aspettarlo, abbracciarlo, ringraziarlo. Ma dopo la chiusura della sua esibizione questo è quel che restava sul palco e l’odore di quattro chili di miele arrivava fino in quarta fila. E’ un clown dolcissimo, Leo Bassi.

il miele, le piume, i vestiti dell’angelo

Andate a vederlo, se vi capita. Vi accorgerete che avete un cervello, un cuore e anche un buco del culo. E tutti e tre vi ringrazieranno di averli portati lì.

Info:

http://www.leobassi.com/

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