Intervista a Alessandra Carbone

Alessandra Carbone è l’ideatrice del progetto Quadricromia nel piatto, di cui abbiamo parlato qui . Alessandra è un giovane vulcano e merita un’intervista tutta sua, occasione anche per descrivere una scena creativa per una volta non milanese (finalmente!). In quest’intervista ha affermato: “Consigli non ne so dare. So solo che è importante studiare, essere coerenti, avere buon gusto, rispetto, tenacia e non lavorare gratis.” Tosta, vero?

Siediti e dimmi chi sei, cosa fai?

Alessandra Carbone. Sono nata a Bitonto (Bari) nel 1980 e sono talmente attaccata alla mia terra che mi sono tatuata un ulivo sulla schiena dopo la fine del mio lungo viaggio a Roma durato 11 anni. Metà della mia vita quindi appartiene a quelle borgate romane così interessanti, ma anche all’insostituibile mondanità dei quartieri cool.
Sono Art Director//Graphic &Visual Designer, ho studiato allo IED. Sono una libera professionista, ho fondato il marchio Burning Studio, studio di progettazione grafica, pubblicità web e fotografia che ha avuto sede a Roma, prima nel folcloristico quartiere di San Lorenzo e poi nei capannoni di Pietralata, da noi ristrutturati e resi centro di fermenti culturali e artistici. Qui fondiamo un co-working: uffici “in rete” per creativi che condividono progetti in outsourcing.
Oggi, a Bari, disegno etichette di vini e ho due mie studi: una postazione c/o gli spazi di The Hub-Bari e a Bitonto dove, con Noemi Morea, arredatrice d’interni, stiamo dando vita a “Biquadro”, un progetto di grafica personalizzata per arredo d’interni.
Inoltre organizzo mostre, eventi artistici e culturali e Secret Sound.

Mi vuoi dire che con Biquadro progettate anche sedute? Mi fai vedere qualcosa?

Possiamo progettare tutto ma l’inaugurazione è alle porte e per ora è tutto work in progress.

Ti abbiamo conosciuto con il progetto Quadricromia nel piatto, di cui abbiamo parlato in questo post. Ora che abbiamo più tempo mi piacerebbe approfondirne le origini…


La QUADRICROMIA NEL PIATTO è una mia ricerca iniziata almeno 4 o 5 anni fa. Nasce, in realtà, da un primo progetto chiamato PERFECTA, ovvero da una ricerca effettuata in natura. Dopo aver ricercato e fotografato particolari di animali, piante e fiori, ho prelevato i colori usando lo strumento contagocce di Illustrator, che per me è il prolungamento del mio braccio, visto che per lavoro disegno e progetto ogni giorno con questo programma, e li ho resi in quadricromia. Ho voluto dimostrare che i colori che ne vengono fuori sono perfettamente equilibrati e in sintonia tra loro, e da ciò si possono ricavare tavolozze di colori applicabili a tanti campi del design. Infatti sto curando un paio di volumi editoriali seguendo proprio questo criterio.
A Gennaio 2012 presso il Padiglione 129 della Fiera del Levante a Bari, negli spazi di The Hub, ho presentato il progetto applicandolo alle “vesti” di chiunque si fosse fatto fotografare durante la presentazione di The Hub Bari.
PERFECTA oggi sta diventando un libro per bambini, progetto che sto portando avanti grazie ad una casa editrice e che ho deciso di condividere con mia madre.

Interessante! Che tipo di libro sarà? 
Diciamo a metà tra un libro didattico e Bruno Munari che è il mio maestro.
Ma di questo magari ne potremmo parlare quando lo pubblicherò, ovvero dopo l’estate.

Torniamo a Quadricromia nel piatto…

A maggio, sempre negli spazi di The Hub, mi coinvolsero nell’evento FOOD IN FABBRICA, così ho applicato il progetto PERFECTA anche ai piatti tipici baresi… tutto questo è diventato QUADRICROMIA NEL PIATTO. Questa è la storia, da qui è nato tutto. Per dare un seguito a questa divertente e spiritosa ricerca, ho pensato di farci un libro di food design. Essendo rimasta colpita dall’ironia dei racconti di Alessandra Tosto, dall’occhio sensibile di Gaetano Giordano e dalla mente brillante di Nicola Difino, ho proposto loro di mettere insieme le nostre professionalità: Ale con la scrittura, Gae con la fotografia e Nick come esperto di cibo e di eventi culinari. Nasce così la condivisione della QUADRICROMIA NEL PIATTO.
Abbiamo appena iniziato iniziato!
Il resto è quello che sai, te lo abbiamo già raccontato.

Siamo sole, non puoi sfuggire alle famigerate domande sulle sedie. In casa che sedie hai? 
Sedie da cucina recuparate dal garage dei miei genitori, tanti sgabellini, perché ci sono spesso tanti amici a casa, una sedia di legno per accumulare i vestiti in camera da letto, nonostante abbia la cabina armadio e un bellissimo divano base grigio scuro e rifiniture coloratissime. Piedini, cuciture, braccioli giallo, magenta, ciano, piombo, verde.

Ora andiamo sul surreale. Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano o una sdraio?
Gli altri forse mi vedono come un divano e forse lo sono. Io, metaforicamente, meno resto seduta su qualsiasi cosa meglio è, nonostante faccia un lavoro che mi obbliga a rimanere davanti al computer ore e ore, ma stiamo parlando per metafore. Non mi piace la stasi, preferisco la dinamicità. Ho sempre abitato poco le case in cui ho vissuto, preferisco uscire, e uscire significa rimanere in piedi, tranne magari davanti ad un aperitivo.


Ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sederti?
Non sono quasi mai seduta sulla sedia più comoda, ma la porgo a chi non la cerca.
Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?
Tutte le persone preziose della mia vita sono state comode sedie per me.

Info:


> Alessandra Carbone.:
 su facebook (sito in costruzione)

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