Milano. Fuori, il salone

Sarebbe scontato raccontare da queste pagine il Salone del Mobile e il Fuori Salone, cioè quell’insieme di iniziative che invadono folcloristicamente Milano in questi giorni. Scontato un corno! e sappiate che questo silenzio non è spocchia ma mancanza di tempo, che io un bel saltino me lo sarei fatto volentieri, altroché, accidenti alle ferie residue e al monte ore permessi. Così mi ritrovo in un paradosso. Quando sono dentro (e al pc) sto immersa nel vortice, seguo le novità (?) dei designer, il dibattito tra i makers di nuova generazione, le installazioni di artisti visionari, le pacchianate punto e basta. Quando invece sono fuori (e deambulante) le mie traiettorie non incrociano uno che dico uno, neppure il più scalcagnato, dei punti di interesse di questo circo. Tiro sgrunt! a destra e a manca e mi rassegno. E comunque domani è sabato e prevedono sole, perciò non sto nemmeno a pensarci: tra il parco e le sedie scelgo il parco. Vorrà dire che vi racconteremo, del Salone, qualche riverbero. Prendendoci tempo, filtrando, cercando le storie davvero interessanti. 
Intanto oggi sono uscita dall’ufficio e Milano mi ha accolto così. Loro, la sala – pardòn, il salone – l’hanno messo di fuori per intero e io almeno quella sediolina rossa lì, che assomiglia poi tanto a questa qui, me la sarei portata a casa. 

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