La bolla

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Tanti anni fa ha mentito per gioco, ora l’hanno beccato. Gli dicono ti sei sgonfiato, non eri niente, non sei più niente, ridono di lui. Gli piace e ne soffre, contemporaneamente, sussulti di razionalità in circolo dopo che la vergogna è stata metabolizzata. Ha provato a trovare le parole, ma queste scivolano via, non ne vogliono sapere. E adesso soffre da bambino, non da uomo. E’ l’eccentrico al centro, il monello che è stato scoperto, l’incompreso che si rivela. Ed è strano sentirlo parlare di madri di mogli di affetti che sa di aver deluso ma che ora sono pronti a comprendere. Ha l’aria bastonata di chi avrà coccole. Finalmente! Perché la bolla d’aria è avvolgente, fa staccare da terra e sfiorare la cima, ma – puff – dura poco (non poteva durare, imbecille), e che gran culata. E ne serve un’altra di bolla, allora, ma più stretta e irregolare, più calda, che abbia fibra consistente e si senta sulla pelle, questa volta. Magari ruvida, forse non pregiata, con un’odore ben preciso, dentro. Un odore di minestra anziana, lesso carote e sedano, presine all’uncinetto bruciacchiate, sedie di formica e bunet consolatorio. E’ lì sul tavolo, lo aspetta. Raccoglie i suoi sessantanni di bugie e va, torna a casa.
Tutto questo casino per un budino fatto come si deve…

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