Intervista a Zurum (Antonio Ursini)

Questo rosso è Antonio Ursini, ma noi e tutti gli altri lo chiamiamo Zurum. Classe 1972, disegna praticamente da sempre e ha pubblicato vignette satiriche su Liberazione, L’Unità e diverse altre testate. Ora collabora con il Vernacoliere e Il Ruvido, disegna il fumetto «Non chiamatela Cappuccetto Rosso» e segue il progetto Small Axe, fondato con suo fratello Davide.

Va bene come incipit dell’intervista? Uhm, no, troppo formale. Reset.

Il primo contatto con Zurum è stato questo:

Cattivissimo, cinico, provocatorio, disturbante. E con una sedia di mezzo. Camilla se lo appunta, scambiano un paio di messaggi, poi i giorni passano e non c’è mai il tempo di studiarlo come si deve. Si ritrovano per affinità elettiva a ragionare di satira, di razzismo, di fascismo.
Zurum si descrive sulla sua pagina fb come vignettista satirico, painter, illustratore, rompiballe per eccellenza
Tzè, come se ci bastasse.

Siediti e dicci: Chi sei, che cosa fai?

Partiamo male… sembra un interrogatorio. Chi sono? Sarebbe bellissimo (o terribile) poter rispondere a questa domanda, so forse cosa non sono, ma l’elenco potrebbe annoiare terribilmente i lettori di questa intervista o farli incazzare mostruosamente. Cosa faccio? generalmente quando sono seduto disegno, oppure mangio o guardo un film.

Nel tuo caso penso a due sedie: la tua, quella del disegnatore satirico, e la sedia del potere. Tu come le fai interagire?

Uso la prima sulla seconda come i kamikaze nipponici usavano i loro aeroplani contro le navi da guerra americane.

Ironia, sarcasmo, satira, comicità. E un comico al potere. Cambieranno le cose? Che effetto ti fa Grillo in politica? Mi interessa capire se segui il Movimento Cinque Stelle come nuova identità o come espressione di… un collega? (ammesso che tu lo ritenga tale)

Grillo non si è candidato e non è stato eletto. E’ il portavoce ed il megafono del M5S che io seguo da anni, quando ancora era un’idea ed i Meet up sul suolo italiano (e non) ne discutevano in maniera teorica. Non ha nulla di comico o satirico, è il vero nuovo che avanza e che, in quanto tale, fa paura all’italiota medio, abituato alla sodomia e ipnotizzato da minchiate preconfezionate.

Immaginiamo una stanza grande, piena di sedute satiriche. Come si raggruppano? Ci spieghi la satira italiana dal tuo punto di vista?

Se parliamo di satira italiana non vedo sedie ma puff fantozziani sotto culi terribilmente grassi e vecchi. A parte rarissime eccezioni (Daniele Luttazzi, Corrado Guzzanti, Danilo Maramotti) la satira italiana non esiste. Non esiste nella sua eccezione classica, ma neanche in nessuna sfumatura moderna. I nomi più noti, o che perlomeno ti becchi sulle prime pagine dei quotidiani, hanno ceduto all’ansia da pubblicazione, alla creazione di elites autoreferenziali e gerarchiche, pronti a chiedere scusa al potente di turno (Sergio Staino con Brunetta ad esempio) rendendo asfittica l’aria e chiuso il campo ai giovani autori. Questi ultimi, poi, nella stragrande maggioranza, soffrono della stessa malattia (venderebbero la mamma pur di vedersi pubblicati) e ripetono nel piccolo le stesse dinamiche suicide dei big. E’ il trionfo della satira paternalistica e cattocomunista, della satira ben disegnata ma criptica e borghese e di una miriade di incapaci che si esprimono a colpi di Photopaint e foto ricalcate con la wacom. La puzza di questo ambiente, al quale mi sono avvicinato con l’entusiasmo e l’ingenuità di un infante, mi ha allontanato definitivamente dalla satira. Ora disegno fumetti, al limite tavole
umoristiche.

 

Ora la tua sedia è di fronte ad una platea, il tuo pubblico. Ci descrivi i tuoi lettori? 

Al momento immagino i lettori de’ Il Vernacoliere, che sono diversissimi fra loro. Immagino compagni incazzati, anarchici drogati, qualche donnaccia ed una marea di illusi.

Per una battuta useresti l’ascia contro tua nonna?

Ma anche un enorme dildo colorato.


Parlaci del progetto Small Axe a ruota libera…

Small Axe nasce ufficialmente due anni fa circa dalla necessità/voglia/volontà di poter vivere facendo ciò che più mi piace fare, e cioè disegnare. Mio fratello Davide, anche lui disegnatore, lavorava già da tempo nel mondo della stampa su tessuto specializzandosi in diverse tecniche (digitale, vinilica, serigrafica, etc). Abbiamo investito tutto ciò che ci rimaneva (dopo licenziamenti e conseguenti liquidazioni) ed abbiamo messo su un laboratorio segreto con un’attrezzatura di base e tonnellate di carta, matite, colori ed idee.
Il nome del nostro sodalizio è venuto fuori nei vari giorni di brain storming, poi Davide, una mattina, mi fa vedere il logo che aveva disegnato se avessimo scelto Small Axe come nome della nostra avventura…l’innamoramento è stato istantaneo. Nelle nostre romantiche sinapsi affumicate, SA voleva essere prima di tutto un laboratorio artistico che proponesse la nostra visione del mondo, che intaccasse il grande albero del sistema capitalistico e del nuovo ordine mondiale, una sorta di brigata armata di colori senza intellettualismi autoreferenziali ma diretta e popolare. Abbiamo scelto, dunque, di stampare su felpe e t shirt le nostre illustrazioni perché sono capi d’abbigliamento trasversali ed universali, a basso costo e quindi raggiungibili da tutti. Quest’anno abbiamo lanciato la seconda collezione, Black & White.

Come vivi il fatto di commercializzare le tue idee?

Ho superato la fase del duro e puro e dopo essermi reso conto che l’unica cosa che so fare davvero è disegnare, me ne sono fatto una ragione.

Parliamo di sedie vere. Su che sedia lavori? è scelta o casuale? influisce su quello che fai?

Lavoro su una poltroncina da ufficio scippata all’ultimo datore di lavoro “normale”… Influisce sulla mia schiena e quindi sul mio umore… ma il disegno nasce in qualsiasi contesto, anche sul materasso di chiodi.

In casa, che sedie hai? E perché?

Le più economiche. Ed ho risposto ad entrambe le domande.

Tu sei satirico, non siamo un po’ sceme e ti chiediamo. Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano o una sdraio?

Sarei un divano double-face, una faccia morbida ed accogliente per gli amici ed una di chiodi e vetri per i prepotenti, i fascisti, i preti, gli sbirri violenti, i mafiosi, gli ipocriti e gli opportunisti….

Ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sederti?

Generalmente ho fatto da sedia a chi mi ha colpito il cuore. Io per peso e stazza non mi sono mai seduto su nessuno. Per carattere poi, ritengo dannoso e pericoloso cercare una sedia umana. Le mie sedie sono i miei films, i miei libri, la mia musica, l’arte, l’amore, il sesso con il cuore.

Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?

No.

Ci regali una sedia? 

Eccola.

Info:

Annunci