Compagni di viaggio

Mattina presto, seduta nel treno ancora umidodelle veloci e ridicole pulizie che dovrebbero assicurare l’igiene cerco di concentrarmi sugli appunti. E chiudere le orecchie per non sentire la mamma petulante, le donne ciarliere, l’esperto di statistiche elettorali. E chiudo il naso, per sopravvivere alla finocchiona che aleggia dal panino di qualcuno tre sedili oltre. Nella busta del signore indiano si intravedono gamelle trasparenti che trasportano liquidi. Si intuiscono perdite brodose. D’un tratto, dal treno di fronte, scende un gruppo di persone che si aiutano l’un l’altra. Si passano bagagli, buste e la varia paccottiglia che si accumula viaggiando. Non si capisce se viaggino tutti insieme. Due sicuramente sì, lo si capisce da come lui stringa lei, come la metta al riparo mentre aiuta le altre a metter giù i trolley. Mi colpisce la compagna dell’uomo, inusuale, che lo intralcia mentre scende le scale. Lei, la sua faccia in attesa, rassegnata, passiva mentre lui la trasporta, lei e la sua sedia da cui non si separa mai.

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