Intervista a Cristina Petit (Maestrapiccola)

Compagni di banco
Post n°795

Mattia non è mai pari, si rigira, si gratta, gambe su, gambe giù, testa sotto, testa sul banco, gambe larghe, gomiti sopra, schiena storta, testa pesante che scende poi crolla anche sul compagno di banco che ha finito la pazienza a disposizione.
Stare in banco con lui è un lasciapassare per un posto magnifico di sicuro perchè ci vuole un selfcontrol enorme e la bontà di Madre Teresa che perdona qualunque sbandamento di penna che Mattia ti fa fare, qualunque macchia di pennarello, briciola di merenda che si stampa fra i quadretti o caccola volata fra capo e collo.
Simone ha sempre resistito in nome delle grandi risate che però Mattia ti fa fare.
Ma venerdì è esploso.
A fine settimana Mattia era esausto e stava stravaccato sul banco come uno stracchino sciolto. Debordava dal banco e finiva su Simone, sul suo libro, sul suo quaderno. Appoggiato come una pelle d’orso non aveva ritegno, ad ogni richiamo innalzava la spina dorsale ma si fletteva di nuovo nel giro di pochi minuti.

Simone era esausto, sudato dal nervoso, stizzito per le orecchie sul suo quaderno, senza più speranze se non l’ultimo appello.

“Io non ce la faccio piùùùùùù, mi dà lo scomodo lui!”

dal blog Maestrapiccola

Henri Cartier-Bresson –
SOVIET UNION. Moscow. 1954. Elementary school
 


Nel linguaggio di Measachair una classe si traduce in una sedia grande di fronte a tante sedioline piccole. Può esserci dialogo e, potenzialmente, scontro. Perché la sedia più grande è detentrice di potere, ma è anche in minoranza.
Un punto di vista interno, ecco quello che ci serve per capire…
Trovato! Il blog Maestrapiccola da anni racconta quello che avviene in una scuola elementare di Bologna e lo fa con delicatezza ma senza glassa. Lo cura Cristina Petit, maestra, blogger, scrittrice, illustratrice…
Facciamocelo raccontare da lei.


Siediti e dicci: Chi sei, che cosa fai?

Mi chiamo Cristina Petit e faccio un po’ di cose tutte insieme.
Fare o essere? Diciamo essere e poi il fare viene di conseguenza…
Il mio lavoro ufficiale è quello di maestra elementare; gli altri lavori paralleli, che mi divertono molto, sono scrivere, fotografare e illustrare per bambini e ragazzi.
Sono la mamma di tre porcellini.

Come vivi l’asimmetria insita nella tua posizione?

Mi è piaciuto molto il concetto di singolo in minoranza. Mi sento spesso così, loro sono tanti e tu sei solo. Diciannove voci e una sola che per forza alle volte bisogna alzare se non altro per farsi sentire se loro stanno parlando tutti insieme.

Non ho mai sentito una superiorità ma piuttosto una differenza d’età, di esperienze e di scelte: io ho scelto di essere a scuola, loro no. Io ho scelto di stare con loro, loro sono obbligati.
In questo doppio cannocchiale sento forte l’importanza della scelta e penso che, se non sarà più il caso, sceglierò di smettere questo mestiere che non si può fare solo per mantenersi. La tua scelta ricade su tante, troppo persone e, nel momento in cui sentirò una mancanza in me, so che saluterò.

Parliamo ora delle sedioline. Il primo giorno di scuola come scelgono i posti? Come cambiano nel corso dell’anno? Se pesco nei miei ricordi mi sembra un aspetto fondamentale…

Il primo giorno di prima chi si conosce sta vicino per farsi forza. Gli anni dopo si scelgono accuratamente, ma al primo giro di banchi si salutano e difficilmente si riesce a stare con l’amico del cuore. Crudeltà delle maestre? Direi più senso dell’attesa di poter stare insieme all’intervallo.

Nel libro La sedia blu (Babalibri) i due protagonisti utilizzano una sedia con molta creatività e la rendono complice del loro mondo fantastico. Ti è mai capitato di usare le sedie nella didattica?

Conosco quel libro e lo adoro, sì uso spesso le sedie soprattutto sistemate in cerchio in cui nessuno è all’angolo!

Ti capita mai di riflettere su come venga rappresentata l’infanzia nella nostra società?

Ho riflettuto troppo su questo tema tanto da rischiare la depressione e ho dovuto reagire.
Dopo aver riscontrato gli effetti negativi di pubblicità, tv e videogiochi sui miei bambini a scuola ho studiato e confermato ciò che notavo. Mi sono intestardita sul mostrare quanto l’erotizzazione dei bambini nelle pubblicità o più semplicemente la loro adultizzazione siano pericolosissime per il loro sviluppo psico-fisico.

Allora ho creato una linea di vestiti etici in cui non vengono usati bambini per le pubblicità, vestiti molto molto economici che se anche si sporcano o si rompono pazienza! Io ho disegnato i soggetti e li metto a disposizione per chi vuole fare delle vendite e guadagnare un po’ di soldi per una buona causa.
Esempio: una scuola ha bisogno della fotocopiatrice, me lo dice e può vendere le mie magliette o felpe dichiarando che il guadagno va per quella causa. Un asilo le vende per sostenere un’adozione a distanza, le associazioni me li chiedono per i loro progetti. Il mio marchio si chiama FATTOPERBENE, io faccio le cose con un buon intento e il venduto va per il bene di qualcun’altro. Non c’è guadagno per me ma solo molta gioia. Quando le maglie vengono vendute ci sono i pannelli informativi sugli effetti collaterali di cui parlavamo prima, immagini di pubblicità e i fascicoli del mio studio che i genitori possono prendere. A Bologna questa iniziativa ha già venduto in cinque anni più di cinquemila magliette e so di bambini che si sono conosciuti in traghetto perché avevano la stessa t-shirt. Questo mi basta.
Per informazioni potete contattarmi a questo indirizzo: maestrapiccola@gmail.com

Alcuni dei soggetti illustrano questo post. Questo è il disegno della prima maglietta, che da parte a parte abbracciava le persone che la portano.

Hai contatti con altri insegnanti che sono attivi sul web? E’ un fenomeno molto diffuso, mi pare.

Io non ho contatti con altri insegnanti se non qualcuno. Il tempo è tiranno e preferisco gli occhi ai tasti. Sembra un controsenso da una che ha un blog, ma davvero non riesco a leggere con piacere sullo schermo…

Ora parliamo di te, del momento in cui nella tranquillità di casa tua (immagino), raccogli le idee e le fermi nei tuoi delicati post. Dove sei seduta?

Su una sedia antica con la paglia viennese che era di mio nonno. Lui ci passava ore alla scrivania e io spesso ero sulle sue gambe quando disegnava per me.

Ci racconti la storia del tuo blog?

Nasce dall’esigenza di riversare quello che vivevo a scuola che emotivamente mi travolgeva nel bene e nel male. Scrivere per me vuol dire staccarsi, vedere la realtà in modo molto più distaccato.
Poi mi piace dare eternità ai miei bambini e si può dare solo se diventano storie.
Quindi ho iniziato a socializzare quello che prima scrivevo per me, come terapia e poi è diventato un piacevole compito per casa.

E ora la Cristina Petit scrittrice. Di cosa parlano i tuoi libri?

Il libro Maestrapiccola, ed. Il Castoro, è quello che non avrei mai pensato di scrivere ma che mi ha dato la possibilità di scrivere gli altri. Ho mandato perché sollecitata il manoscritto del blog agli editori e i post hanno trovato una casa. Anche Un buco nel cielo, ed. Sonda non l’avrei mai scritto se quest’estate l’editore non me lo avesse chiesto. Non era nelle mie intenzioni del momento di scrivere di adolescenti; diciamo che, lusingata, ho colto la sfida ed è piaciuto.
Poi finalmente, quello che era veramente il sogno: l’albo illustrato! Sono usciti per Bacchilega Junior Ignazio che non ci vedeva bene, in questi giorni Dire fare giocare. Nei prossimi mesi usciranno altri due albi illustrati e scritti da me per Il Castoro e con Valentina edizioni (Ci sono bambini e bambine!).
Poi usciranno tre librini molto particolari con San Paolo: Dove è andato il nonno?, Mamma perché vai a lavorare?, Un amore lungo lungo.
Non ho raccontato tutto questo per fare pubblicità ma per ricordare che se smettiamo di comprare i libri, gli editori smettono di pubblicarli e questo sarebbe un grande peccato in assoluto.

Complimenti, quanti progetti! Ma non mi lascerò intimorire e sottoporrò anche a te le domande assurde che toccano a tutti…
In casa, che sedie hai? E perché?

Quasi tutte di legno e paglia, colorate da me e mio marito, o sedie vecchie di famiglia.
Il legno perché è caldo e la paglia perché è un materiale nobile anche se non sembra. Fa il suo dovere in silenzio.

Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano o una sdraio?

Un’altalena.

Ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sederti?

Forse mi sono sempre vista più una sedia su cui gli altri si siedono, ma in questi ultimi anni sono molto più io alla ricerca della sedia giusta per me e ho come l’impressione che ce ne siano varie che mi piacciono molto.

Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?

Mio nonno, mio padre e mio marito.

Ci regali una sedia della tua vita? 

La sedia del nonno, eccola:

Info:

>  Maestrapiccola
> per la linea di abbigliamento etico: maestrapiccola@gmail.com

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7 pensieri su “Intervista a Cristina Petit (Maestrapiccola)

  1. Che bella intervista e quanta vita, impegno, lavoro, solidarietà.
    Scelte da prendere come esempio, ci sarebbe molto più speranza per i nostri bambini.
    Complimenti davvero!

  2. “Il gelo è arrivato perchè altrimenti non era Natale per bene.
    Non bastano cuffie e guanti, nè sciarpa e giacconi pelosi.
    La mattina, prima che apra il cancello, i bimbi belano come pecorine di alta montagna. Si fanno rosa le guanciotte e Allegra mi guarda di sbiego:
    “Sto brividando, guarda!”
    Trema tutta e fa vibrare cartella, giacca e pon pon del berretto!”
    me lo sto leggendo, il blog, ma quanto mi piace 🙂
    Grazie per tutte queste belle personcine che ci fate conoscere…

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