Intervista a Fer Muniz

Fer, che quando è seduta a cucire…cammina

Conosco Fer Muniz da diverso tempo. Una conoscenza virtuale, di quelle che evolvono per immagini e senza parole. Con un vetro e una tastiera che ci separano, siamo sedute una di fronte all’altra quasi tutti i giorni, instancabili raccoglitrici di illustrazioni e fotografie.
Non so se si possa parlare di gusto comune – mi guardo ora come sono vestita… no, non posso parlare di gusto, io – ma in qualche modo taciturno e sottile la sento vicina.
E’ strano, questa è la prima volta che io e lei chiacchieriamo ed è come se si aggiungessero musica e calore intorno all’idea che mi ero creata.
Mi aspettavo di parlare solo di moda e accessori, è emerso invece un ritratto di femminilità internazionale, classica e vagamente retrò ed anche (che regalo!) una sorprendente storia d’amore che pare quasi un film. Benvenuti nel mondo di Fer. Cominciate ad ambientarvi… Sigla.

Siediti e dicci: Chi sei, che cosa fai?

Mi chiamo Fernanda Muniz, ho 31 anni. Sono arrivata in Italia 7 anni fa. Era dicembre 2005, nevicava tantissimo. Per me è stato emozionante vedere la neve per la prima volta, questa voce della natura l’ho vissuta come un dono.
Mi ero appena laureata in Teologia (Protestante), come regalo avevo scelto un viaggio in Italia. Però la mia strada ha preso un percorso diverso da quello che avevo in mente. Questo meraviglioso viaggio mi ha permesso di conoscere mio marito.
Ci siamo conosciuti in Metropolitana, a Milano, linea gialla. Come spesso mi accade, ero fra le nuvole… e ho sbagliato il treno. Ho chiesto a lui un’informazione, l’amore è nato in quel momento.
Così ho deciso di rimanere in Italia.

Oggi abbiamo due bimbi, come frutto di questo amore.
Nel frattempo, prima di sposarmi, ho lavorato in giro per Milano, come baby-sitter, donna delle pulizie, qualsiasi cosa mi desse la dignità di guadagnare qualcosa… Ho pulito un sacco di case!
Con la prima gravidanza ho deciso di far la mamma a tempo pieno. E con il secondo bimbo ho iniziato a creare. Così son partita con il mio blog nel 2010.

Ti immagino seduta e concentrata mentre realizzi le tue creazioni. Dove sei in quel momento? Ci accompagni all’interno della tua creatività? partendo dalla sedia su cui lavori, ovviamente…

Mentre creo cammino, per questo non mi rivedo mai seduta. O forse ho una sedia magica che mi porta lontano da tutto. La scena che scorre nella mia mente ogni volta che cucio, è quella del mio camminare. Faccio il giro del mondo a piedi nudi. Viaggio spesso dentro i miei pensieri e mi lascio andare. Poi non sono mai da sola, c’è anche la musica.
Nel mio mondo immenso d’immaginazione osservo le donne, i colori della pelle, degli occhi. I colori spenti mi attraggono. Credo di essere una grande osservatrice e sono attenta ai dettagli.
Le mie idee appartengono al desiderio di catturare il bello, o quello che definisco speciale, o che m’incanta. Tutto semplicemente attraverso il mio sguardo.
Anche per questo mi piace ogni tipo di stile. Trovo ispirazione dalla gente!
La semplicità e l’eleganza che si trovano in una donna mi colpiscono molto. Più di tutto mi piace ricordare la donna di una volta: casalinga, madre, amante… Per me è un mondo tutto da scoprire.
La parte migliore della mia attività è il divertimento! Rido tantissimo da sola. Non sono pazza, giuro!!
A volte piango, anche, lasciando i miei ricordi in ogni movimento dell’ago. La saudade mi fa  compagnia molto spesso. Mi capita di voler cucire anche i miei sentimenti, ma cerco di mantenere comunque una certa distanza, e non arrivare mai alla totale disperazione della nostalgia.
Comunque tutto ciò mi fa molto sorridere!
Mentre creo, bado ai miei bambini, pulisco la casa, corro come una matta di là e di qua… Ballo, da sola o con i bimbi. Ci divertiamo, anche loro mi aiutano a volte nella scelta dei tessuti e dei bottoni.
E così, tra la tranquillità e la pazzia, nascono le mie creazioni. In mezzo a tanta emozione.


Osservando la tua attività su facebook capisco che fai una ricerca molto intensa sulle immagini. 
Come agiscono su di te?

Quando un’immagine mi colpisce, la sensazione che provo è di appartenere all’emozione che l’artista ha voluto trasmettere. Letteralmente mi tuffo dentro a quello che apprezzo. Penso all’incredibile capacità umana di creare, alla meraviglia di ogni essere, e trovo che sia un privilegio poter vedere queste immagini e condividerle.
Facebook non mi piace moltissimo. Tuttavia il fatto di usarlo per condividere mi aiuta ad apprezzarlo un po’ di più e a creare amicizie (come è successo con te, Silvia) e naturalmente lo uso anche per condividere il mio lavoro.

Una cosa mi incuriosisce molto, il fatto che organizzi il tuo lavoro in “filoni” che poi declini con metodo in molte varianti, mai casuali. Ti percepisco come controllata, razionale, molto sicura di te e del tuo progetto. Non sempre le creative che ho conosciuto in rete sono così, mi pare siano più dipendenti dal gusto delle lettrici/potenziali acquirenti e dalle mode dominanti…

Wow, grazie! Sì, è vero. Ho un progetto. Dentro la mia testa c’è un percorso che ho scelto e vorrei che fosse come lo sto immaginando. Spero! E’ vero quando dici che il mio lavoro non è mai casuale. Non voglio fare le cose semplicemente per hobby, ma voglio dare un senso. Desidero che il mio lavoro sia apprezzato, perché io possa crescere. Non pretendo un successone, creo perché credo nel lavoro fatto a mano. Secondo me rendere possibile con le proprie mani qualcosa di bello ci unisce alla natura e ci fa ritrovare con noi stessi. Dedicare parte del nostro tempo a creare qualcosa, ci fa bene. Creare fa bene all’anima!

Ti ho conosciuto con le broche, poi i cerchietti… ma è con i colletti bon ton che mi hai definitivamente conquistata. Come identifichi l'”accessorio giusto”?

Vedo l’accessorio giusto come una ciliegina sulla torta. Può far differenza di stile, o renderci più buffi. Anche se non considero gli accessori essenziali, si può fare a meno di loro.
Io per esempio non uso gli accessori, tranne le borse e le scarpe naturalmente. Non mi trucco neanche. Mi piace lo stile casual e molto, molto discreto. Il mio guardaroba è praticamente tutto H&M, con qualcosa di vintage comprato dai mercatini che giro qua e là.
In mezzo a questo caos della moda è difficile sopravvivere. Il consumo esasperato non ci permette di apprezzare l’originalità e la creatività di un lavoro, non ci permette più di apprezzare le cose fatte ancora come una volta.
Secondo me è importante anche che gli oggetti siano discreti. Non userei mai un accessorio per aggiungere qualcosa, ma semplicemente per dare un tocco speciale nel mio look. Mai essere appariscente. Accessorio e look devono essere unici nel loro complesso, uniti a creare un tutt’uno.

Qual è l’idea di fondo di Atelier de Fer, l’idea di femminile?

Discrezione e semplicità sono Atelier de Fer. Difficile trovare la giusta misura in un tempo in cui è già tutto fatto, tutto costruito, tutto pronto. Penso che la normalità e le cose semplici siano la soluzione per questa società ormai sopraffatta dalla moda.
Fuggo dal mondo caotico della moda e mi lascio incantare dalla semplicità dello stile, dalla naturalità e dalla femminilità, qualità che non possono essere cancellata e che non si possono improvvisare.
Credo che il risultato della semplicità sia l’eleganza. Perciò la mia idea rimane sempre la semplicità, in tutto!!!

Tu, donna Fer, come ti rapporti con la tua idea di stile? Ne sei l’incarnazione o è una tua proiezione?

Fer è quello che tutti gli altri possono vedere. Non riesco né a vedermi né a proiettarmi, rimango semplicemente me stessa. Ciascuno vive l’eleganza del suo stile, purché autentico, ascoltando la sua ispirazione. Rimanere se stessi è già di per sé stile!

Adesso mettiti in power pose, fai la donna manager e raccontami com’è nato il tuo progetto, come lo stai sviluppando, quali obiettivi hai (se ne hai).

Il mio progetto è nato circa due anni e mezzo fa. Una sera, dopo aver addormentato i miei bambini, mi sono messa a riflettere… ero seduta a tavola. Mentre pensavo avevo uno straccio in mano e, guardandolo, ho deciso di fare un fiore di stoffa. Lo straccio si è trasformato in un fiore bellissimo.
Da uno straccio che usavo per far le pulizie è nato tutto. Il giorno dopo sono andata su internet e mi sono fatta un blog. Ho aperto il blog a dicembre 2010. A febbraio ho avuto la fortuna di fare tantissime spille ad un grande marchio (che non posso nominare), mi hanno trovata su internet e si sono interessati subito alle mie creazioni. A giugno 2011 il giornale Grazia ha pubblicato una mia spilla a righe e ad aprile 2012 mi hanno pubblicato un’altra spilla per l’allegato Grazia Junior.
Allo stato attuale, mi piacerebbe appoggiarmi ad un negozio, per poter vendere un po’ di più, fare alcuni mercati in città per farmi conoscere meglio, stare con la gente… non voglio rimanere concentrata solo sulle vendite online. Amo il contatto vis a vis!
E poi voglio assolutamente imparare e mettermi alla prova con altre tecniche di cucito, ricamo…
Il mio sogno nel cassetto è di avere un ‘atelier’ vero e proprio, un atelier tutto mio!

In casa, che sedie hai? E perché? Sono curiosa di sapere se hai una casa stilosissima o pratica…

Noi abitiamo in una casa con annesso studio. La casa ha il suo stile ma è anche molto pratica e semplice. Non mi piace esagerare nelle cose, in casa mia ti accoglieranno delle sedie semplici, in legno… Ho cercato delle sedie simili a quelle di mia mamma. Credo che la scelta di avere le sedie che rimandano alla mia infanzia mi facciano sentire più a “casa mia”.

Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano o una sdraio?

Una sedia semplice, come quelle di una volta, che durano nel tempo e ci rimangono nei ricordi. Una sedia di paglia.

Ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sederti?

Mi sento una sedia in mezzo ad altre tante sedie. Sento di poter dare tante cose, ma sento anche di avere bisogno di tante altre… in particolar modo non vorrei essere una sedia su cui gli altri possono sedersi e basta (però non vuol dire che non permetterò alle persone di usarmi come sedia), mi sento come in una ricerca infinita di una sedia in cui posso sedermi o anche da dare a qualcun altro per sedersi.

Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?

Sì.
Dove ho trovato riposo, conforto.
Da dove mi son caduta e mi son fatta male.
Sedie forti, sedie vecchie, sedie che rimangono nei miei ricordi.
Sedie importanti. Sedie amiche.
Sedie indimenticabili. Confuse, sicure, allegre e tristi.
Sedie d’amore, lacrime…
Ora che scrivo mi rendo conto che nella mia vita ci sono state tante sedie, ma solo una ancora rimane e rimarrà per sempre.

Saul Steinberg, scelto da Fer


Ci regali una sedia della tua vita? 

Per come intendo io, la sedia della mia vita è magica, non la posso vedere, neanche toccarla.
Ma so dove trovarla. E quando mi siedo, trovo conforto e tanto amore.
Posso restare quanto voglio, posso alzarmi quando mi pare. La sedia della mia vita mi ispira, è il mio rifugio.

Info:

Atelier de Fer

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