La sedia da fredda a calda

Due donne, una sedia. Quasi un titolo, come fosse una piéce teatrale.

La porta da me per una questione di spazi, che sporcare nel mio studio non è così grave come a casa. Per questioni di studio, che abbiamo esami e tesine finali sul collo e forse, spero, soprattutto per una questione di chiacchiere e confidenze.

La sedia, protagonista, è già ignuda. Da una piega nascosta si intuisce che era azzurra ma quella pelle le è stata strappata. E mi fa ridere che come spesso ho sentito raccontare, la storia sia andata così:
i personaggi: Lei, Lui, La sedia.
Lei: esprime l’impellenza di ridipingere la sedia cambiandole colore
Lui: Allora fallo!
Lei: domani prendo il colore
Lui Nooooooooooo! Ma come? Devi assolutamente fare per bene e sverniciare, prima. Prima levare tutto, poi ricominciare dal fondo.

E io penso che son sempre tutti bravi, con le sedie degli altri. Che ti insegnano e è sempre semplice, Ma poi col raschietto ti trovi a bestemmiare tu, non chi ti insegna come si fa e io da anni ho abbracciato la teoria del “dagnene sopra che si fa prima”. Siamo a fare una sedia, non l’opera del duomo.

Il risultato è questo. Ma soprattutto il risultato è una storia di trasformazione, che ha preso forma dopo che i guanti erano stati appallottolati e i pennelli messi a bagno. Mi è sembrato molto interessante che la sedia da freddo azzurro sia passata ad essere di un caldo rosso e che sia passata da una camera (dove al massimo è il punto d’appoggio di vestiti a lasagna o borse a riposo) ad un salotto dove una sedia in più significa poter aggiungere un amico a cena, uno spettatore in più per un film da condividere…

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