Intervista a Clotilde (Silvia Bartolini e Costanza Turchi)

“Nella performance, ancor prima che l’attrice entri in scena, lo spettatore viene colpito visivamente da un drappo bianco che riempie lo spazio e solo in un secondo momento l’occhio vi scopre un vestito semplice, intuitivamente morbido ma altrettanto pesante da portare da soli. Il modo in cui ingenuamente e delicatamente viene indossato commuove e turba al tempo stesso”.

Iniziamo dal bianco. Il bianco teatrale di quell’abito alla realizzazione del quale posso dire di aver assistito, virtualmente. Perché una sera ho chiacchierato con la donna che lo stava cucendo, e che importa se io ero nel mio soggiorno milanese e lei nell’atelier. “Bianco bianco bianco, già era grande, ora è ancora più grande, finirà eh…” – mi diceva lei.

Oggi parliamo di moda e di sedie con Silvia Bartolini e Costanza Turchi, che firmano ormai da diversi anni il progetto Clotilde. La moda è una disciplina che pratico solo come osservatrice, cercando il gioco, l’arte, la performance. Direi che qui sono al posto giusto e che quest’intervista è valsa il tempo di una lunga incubazione. Camilla ha conosciuto queste donne – era forse primavera – e mi faceva vedere il sito e i bellissimi nonnini in t.shirt. “Dobbiamo intervistarle!” mi diceva.

Remo, Flora, Laura, Dante
E aveva ragione. Poi ci si è messa di mezzo la musica la factory le anteprime, le matite i cuori i cani, la Abramovich, le streghe, il natale, i saldi! e intanto Tobia cresceva e ruzzolava, le chiacchiere virtuali si facevano più fitte, gli abiti bianchi diventavano sempre più ampi, smisurati…

Lo vedete Tobia?

Ora è giunto il momento. Le Clotilde hanno tanto da dire, loro e pure le loro sedute. S’inizi, dunque.

Sedetevi e diteci: Chi siete, che cosa fate?

Siamo due ragazze che si sono incontrate per caso grazie ad un’amica in comune e che hanno iniziato da zero una favola chiamata Clotilde, ormai diventata realtà. Siamo due opposti che si equilibrano e giocano con “idee di stoffa da mettere addosso”.
Clotilde principalmente realizza la sua collezione donna total look, che si trova in diversi negozi in Italia e presso il nostro atelier ad Agliana, ma la nota distintiva sono i capi trasformisti, capi che si indossano in più modi e che danno libera scelta a chi li indossa.

Nel vostro campo professionale le sedie che c’entrano? Raccontateci tutte, ma proprio tutte le vostre sedie. E mostratecele!

Dall’idea alla realizzazione di ogni collezione si passa da una sedia all’altra, anche in luoghi diversi da “casa Clotilde”. La prima sedia sicuramente è quella della macchina da cucire, da cui parte tutto. Lì il tessuto prende forma, visto che siamo abituate a creare direttamente su stoffa, tagliando e cucendo di getto.
Ma l’ispirazione, se così si può definire, può nascere dalla poltrona di un teatro assistendo ad uno spettacolo, dal divano di casa guardando un vecchio film, o su un sedile di una macchina durante le trasferte.
Un’altra seduta da cui non ci possiamo separare è il nostro divano anfibio fuxia, che ci accompagna ormai da quando Clotilde è nata. In origine in realtà era bianco, ma poi anche lui ha cambiato abito… è l’elemento fondamentale e colorato del nostro negozio, e trasformista! proprio come l’anima di Clotilde. Anche lui si apre per accogliere chiacchierate, diventa box per Tobia (il nuovo arrivato in casa Clotilde) o ritorna composto a far parte del nostro “spazio aperto”.

Quant’è bello?

Oh ma che bello… Ora mi sdraio qui vicino a Tobia, mi metto proprio comoda perché voglio capire. Silvia una volta mi ha scritto: “Noi non siamo glamour!” e ha demolito le poche certezze che avevo in fatto di moda. Qual è l’idea di fondo di Clotilde Prato?

Diciamo che Clotilde è piuttosto testarda in fatto di stile, cioè segue il proprio e nient’altro, frutto dell’unione dei gusti personali di entrambe. Sentiamo di essere dentro il mondo della moda, ma a volte non ci sembra di farne parte. Noi non usiamo i colori trend del momento, cosi come non seguiamo le tendenze, questo fa sì che i nostri abiti non abbiano tempo né stagione. La forza di Clotilde – o l’illusione di…- sta nel credere a un progetto a “misura uomo”, dove il rispetto del lavoro e delle persone è posto al centro.
Persino i nomi delle nostre collezioni passano attraverso emozioni vere…i cambiamenti di una rossa (Costanza),  gli alti e bassi di una mora (Silvia). “VOLEVO SOLO VEDERE DOV’ERA IL GIARDINO” quando con paura abbiamo cambiato “casa”, “CIRCOROTONDO” quando siamo volate in Giappone con la nostra prima collezione, “BUGIE”, in un momento di delusione dal sistema moda… e così via.
Noi siamo legate al gioco, quello serio dei bambini, quello snobbato da un mondo nel quale è più semplice nascondersi dentro una divisa.
Quanto all’ispirazione, ogni persona che passa da qui ci regala qualcosa: fiducia, musica, parole buone, ottimismo e qualche idea/critica.

Il giardino di casa Clotilde

Siete una coppia di fatto, come noi di Measachair, anche voi siete due sedie in dialogo… Come interagite? Vi frequentate anche fuori dal lavoro?

Credo che non ci sia un’unica sedia su cui identificarsi, ma sono varie. Si dialoga a pranzo da Clotilde, si dialoga mentre stiamo sedute alla macchina da cucire, in macchina… ci capita di stare insieme anche dopo il  lavoro, ma abbiamo due vite private distanti, per cui non sempre riescono a coincidere i nostri impegni.
Siamo cresciute insieme vicine-lontane e adesso passiamo metà della settimana fianco a fianco, l’altra metà legate da un filo continuo fatto di comunicazioni scritte e telefoniche.

Andiamo sul personale… In casa, che sedie avete? I vostri spazi sono in linea con il “mood Clotilde”? 

Sedie vintage! Per tutte e due, adoriamo la ricerca nei mercatini, del resto siamo partite da li anche per i vestiti… rovistando dai cenciaioli e spulciando nei magazzini di vecchi negozi.

Costanza:  Io ho vecchie sedie della mia nonna ridipinte una diversa dall’altra… mi piace dare nuova vita a vecchi oggetti.

Silvia: Io  mi son circondata di sedute di varie identità. Nel mio ingresso si viene accolti da una vecchia sedia da barbiere, ma abitano la casa anche una chiavarina iperleggera, uno scomodo divano in pelle, un divano-letto per gli amici.

Ora vi sottoporrò alle domande assurde. So che reagirete con classe…
Vi vedete più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sedervi?

Costanza: Credo di essere sempre alla ricerca di una nuova postazione, non sono mai stata ferma, ho bisogno di scuriosare, cercare, cambiare, soprattutto per il lavoro che facciamo… anche se adesso sono una poltrona-mamma per il piccolo Tobia.

Silvia: Altalenante come sono posso dire di essermi sentita un grande divano comodo o una sedia stretta stretta da sala di aspetto e di aver cercato conforto in sedie amiche che mi hanno accolta.

Nella vostra vita avete mai incontrato persone che son state per voi una sedia?

Costanza: Silvia, la sedia migliore, più bella e più comoda che abbia mai trovato. C’è sempre nei momenti in cui ho bisogno di appoggiarmi.

Silvia: Certo! Si ha bisogno di comodi divani sui quali sedersi e confrontarsi. Siamo fortunate ad avere intorno molte sedie (tutte da ringraziare!), ciascuna con una personalità particolare ed unica e proprio per questo stimolante ed emozionante. Sedie d’artista come Gerardo Paoletti e Manuela Menici, sedie musicali come i Werner (ovvero una parte dei Ka Mate Ka Ora e Cuore di Cane) e le dolci Mad Emoiselle Sarabande. E tante altre… Poi c’è Costanza, che per me e’ una sedia di casa , c’é sempre anche quando non mi ci siedo, una sicurezza. E adesso è una sedia per due!

Ci regalate una sedia della vostra vita? 

Costanza: Tobia!

Silvia: La poltrona mangia ricordi. Era di  mia nonna, poi è stata in soffitta, poi a casa mia, poi a casa Clotilde. Ha una pancia grande e mangia tutto! figurine di creamy, biglietti di auguri, la partecipazione di matrimonio dei miei genitori, un robot di mio fratello, una big babol… a distanza di tempo tutto prende un valore magico.

***

Rileggo e le penso, queste due donne determinate e dolci (ché dolcezza non è debolezza!). Penso a quando Silvia mi ha mandato la foto del nostro minuscolo biglietto da visita conservato nel suo quaderno di appunti. Se in alcuni momenti vacilliamo, se tutto questo daffare a volte ci appare una parentesi futile e una via di fuga nella corsa del quotidiano, questa compresenza di sedie, parole, bicchieri è lì a dimostrarci che “ibalocchiela vitasonolastessacosa”. Che belle le parolematte in privato con le Clotilde.

Info:

>il sito: www.clotilde.it
>shop-on-line
>negozio: via F. Ferrucci, 62 – Agliana (Pistoia)


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