Le trame del duemilatredici

Duemiladodici: tanto, bello, sorprendente per noi di measachair. Proprio tanto nel senso di eccedente e anche denso, colorato, intenso. Meglio fermarci con gli aggettivi e risparmiarveli e sì, anche i bilanci ve li risparmiamo, che è una brutta parola – bilanci – per noi sono fili, laccetti che intrecciamo ed allunghiamo e ci portiamo dietro e trasformiamo in trame. Il bilancio serve solo a tirare una riga su un foglio e ripartire, è cesura, è (soprattutto) frutto di quella parte fredda e razionale che serve solo a far la spesa, a contare se gli spicci bastano per comperare il panino all’olio, tre fette di prosciutto e se ci entra una susina. No, niente di tutto questo calcolo, per noi quella riga è la corda su cui a volte stiamo in equilibrio, giocando ad arrivare in luoghi misteriosi, altre volte è quel filo che ci lega e che ci tira verso, ci avvicina a, ci attrae. Come lo avessimo cucito in petto. Di questi fili ne partono parecchi e giochiamo a farne trama e ordito, ritrovandoci tra le mani invisibili tessuti. Fossero reali, avrebbero un po’ quest’aspetto rampicante che vediamo sulle sedie di Melissa Cappelli:

Lei, Melissa, che ci aveva davvero incantato con il suo lavoro. Dopo mesi di chiacchiere virtuali ci siamo finalmente conosciute. E’ così che è iniziato il duemilatredici, con un viaggio in macchina che ci ha portato a Longiano e le sue bellissime sedie viste dal vero. E poi mimica facciale, timidezze, slanci. E topinambur e nidi. E un laboratorio pieno di caratteri tipografici, attrezzature magiche, un tornio del settecento appena acquistato e ancora da montare.
Torneremo ancora a parlare di quel laboratorio e di quei nidi, le nostre idee frullano veloci. Ma c’è tempo e l’anno è appena iniziato.

Del resto, tutto questo era nato in primavera e si è preso il giusto tempo per germinare. Vi ricordate questa sedia di Melissa trovata in una libreria di Cesenatico?

Anche in questo posto magico ritorneremo presto con un’intervista alle tre fate che lo abitano e lo rendono speciale. Perché le sedie bisogna coltivarle da piccole…

E ci saranno incontri, “raduni” come dice Camilla, che io strabuzzo gli occhi immaginando folle oceaniche e musica pulsante. Stranisco e rido. Tutto da sviluppare, l’anno è lungo.
Ma non è solo questo, ci siamo anche noi due, sedie mai ferme.
C’è Camilla, che con la testa è ancora troppo in Inghilterra e che quando era in Inghilterra era con i pensieri a Villa Villacolle, il suo laboratorio. La testa adesso dovrebbe dedicarsi alla tesi ma le sue mani sembrano aver la meglio e disertano la tastiera per dedicarsi a quel che più le è mancato. Ha affrontato cenoni e veglioni con le unghie smaltate ma sporche di gesso pur di ammannire cornici e appliques arretrati. Dovrebbero sporcarsi di più, io le auguro, perché sono nate per quello.
Infine io, Silvia, che non so ancora bene cosa so fare ma nel frattempo – mi pare – intreccio parte di questi fili. E mi piace, caspita se mi piace. E mi sento un po’ così, come il muro dell’agriturismo di melissa ricoperto di tessuto e mosaico: morbido, irregolare, spigoloso a volte, ma anche accogliente.

Tanto? Troppo? Volevamo ingolosirvi e anche un po’ ubriacarvi, chissà se ci siamo riuscite.

Quello che di certo possiamo dirvi è che l’anno parte all’insegna della fisicità. Eccola la sfida di noi equilibriste: ci muoviamo in rete e nel mondo, buffone-si-spera-pensanti in entrambe le dimensioni. Ci mettiamo la faccia, arrossendo, vi pare poco?

Se non vi basta il virtuale, se vi intimidisce la pagina Play!, questi sono i luoghi fisici in cui potete andare per raccontare le storie di sedie:

>Azienda Agrituristica 26.80, Longiano
>Libreria Cartamarea, Cesenatico
>Ladoratrice, l’unico labegalier a Firenze e nel mondo (laboratorio+bottega+atelier, mica pizza e fichi)

Oh, se ve ne parleremo!

Quanto a me, sto All’ombra, Milano, e non è più un’ombra che nasconde.

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2 pensieri su “Le trame del duemilatredici

  1. Mi sono girata tutto: il ricordo di cartamarea e della sedia con cuscino antropomorfi, l'intervista, il riassunto, il sito dell'agriturismo (già messo in nota una cena per la prossima estate, assolutamente!). Che piacere.

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