Di sedie, di ruote, di antenne

Succedono cose strane, nel dialogo tra me e Camilla, un po’ da sempre. Ieri è accaduto che io stavo impegolata in una sorta di riepilogo di quanto sia stato interessante quest’anno – e davvero non c’è più un dentrofuori dalla rete ma messaggi che passano ed evolvono e si articolano e messaggi che stanno lì, compiaciuti e tronfi e glassati – e lei ieri sera mi ha scritto dall’Inghilterra questa cosa che segue. 
E allora il bilancio lo facciamo al plurale. Di bello ci è successo che gli occhi ci si ingrandiscono, che andiamo avanti imparando, che le antenne funzionano ancora. E nei nostri codici comuni questo è un bilancio positivo, vero Camilla? (S.)

Qualche mattina fa ho preso l’autobus e come sempre guardavo fuori, cosa fanno gli abitanti di queste casette tutte identiche e cercavo di carpire usanze e consuetudini. A volte mi sorprendo a guardare chi sale senza aver fatto scendere i passeggeri e farò bene a ripensarci una volta a casa. E niente, ho intravisto una cosa ma l’autobus è ripartito per cui non ero certa di aver capito bene. Quando ci siamo stoppati alla fermata successiva, cioè tipo due minuti dopo, ho visto che avevo intuito bene e allora non so perché, ho preso il cellulare dalla tasca e ho scattato una foto. Senza pensare di pubblicarla, senza pensare che l’avrei fatta vedere a qualcuno, senza pensare e basta. La signora sulla carrozzina ha sorpassato il bus. Quella cosina che ha davanti è un bastone bianco con in cima una pallina che ruzzola. Mentre andava la pallina andava da destra a sinistra per accertare che il percorso fosse sgombro. La signora è cieca e in carrozzina. E andava sparata come le palle di foco, si direbbe dalle mie parti. Io non lo so perché ho fatto questa foto, ma lo so. E solo dopo ho pensato parole che dicono che quella sedia è preziosa e è la libertà e invece di quattro gambe ha due ruote ed un’antenna bianca. Io non le ho mai viste sedie così, nel mio paese. Oggi ho letto Bomprezzi e ci ho ripensato. (C.)

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