Mark Strand, Sette giorni

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Primo giorno
Sedevo in una stanza semibuia,
e guardavo il mare. C’era una luce sull’acqua
che emanava un arcobaleno che ricadeva vicino alle scale.
Fui sorpreso di scoprire te lì dove finiva.

Secondo giorno
Sedevo su una sdraio in mezzo all’erba alta
da cui spuntava solo la cima del mio cappello.
Il cielo si muoveva senza posa ma il sole restava.
Era un pilastro di vetro ricolmo di pulviscolo lucente, e dentro c’eri tu.

Terzo giorno
Apparve una cometa con due code, e tu ci stavi in mezzo
a braccia spalancate come se stessi divaricandone le code.
Avrei voluto che parlassi, ma non fu così. Allora seppi
che saresti potuta restare in silenzio per sempre.

Quarto giorno

Stasera in camera mia c’era una polla di luce rosa
che galleggiava sul parquet e ho pensato alla sera
in cui te ne sei andata. Ho chiuso gli occhi e ho cercato di pensare
ai modi per poter fare pace; non me ne è venuto in mente nessuno.

Quinto giorno
Apparve una luce e pensai fosse giunta l’alba.
Ma la luce era nello specchio e si faceva più intensa
man mano che mi avvicinavo. Tu mi fissavi.
Ti ho guardata fino al mattino ma non hai mai parlato.

Sesto giorno

Era pomeriggio ma io ero sicuro
che la luna fosse rimasta intrappolata sotto i piatti.
Tu stavi in piedi fuori dalla finestra, dicevi: «Sollevali».
Quando li sollevai il mare era scuro,
il vento veniva da ponente, e tu eri scomparsa.

Settimo giorno
Uscii a passeggiare una sera tardi chiedendomi se
saresti tornata. L’aria era tiepida e il profumo delle rose
mi fece pensare al giorno che eri apparsa in camera mia,
in una polla di luce. La luna sarebbe sorta di lì a poco
e io speravo che saresti venuta. Intanto pensavo
alle stelle antiche che cadono e alle ceneri di questa o quell’altra cosa.
Sapevo che io sarei stato disperso tra di esse,
che il sogno della luce sarebbe continuato senza di me,
poiché non era mai stato il mio sogno, era il tuo. Ed era chiaro
nel buio della settima sera che la mia ora sarebbe presto arrivata.
Guardai la collina, alzai lo sguardo sulla superficie calma dell’acqua.
Già sorgeva la luna e tu eri qui.

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