da Agota Kristof, Ieri

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Ormai mi restano poche speranze. Prima cercavo, mi spostavo continuamente. Attendevo qualcosa. Che cosa? Non ne sapevo niente. Ma pensavo che la vita non poteva essere se non quello che era, vale a dire niente. La vita doveva essere qualcosa e aspettavo che questo qualcosa arrivasse, lo cercavo.
Ora penso che non c’è niente da aspettare, così resto nella mia stanza, seduto su una sedia, e non faccio niente.
Penso che c’è una vita là fuori, ma in quella vita non succede niente. Niente per me.
Per gli altri può darsi che accada qualcosa, è possibile, questo non mi interessa più.
Io sono qui, seduto su una sedia, a casa mia. Sogno un poco, ma non veramente. Cosa potrei sognare? Sono seduto qui, è tutto. Non posso dire che sto bene, non è per il mio benessere che io resto qui, tutt’altro.
Penso che non c’è niente di buono a restare qui, seduto, e che dovrò per forza alzarmi alla fine, più tardi. Provo un vago malessere a restare qui seduto, senza fare niente da ore, o da giorni, non so. Ma non trovo alcuna ragione d’alzarmi per fare una cosa qualsiasi. Non vedo, assolutamente non vedo cosa potrei fare.
Certo, potrei mettere un po’ in ordine, fare un po’ di pulizie, questo sì. E’ piuttosto sporca la casa, trascurata,
Dovrei alzarmi almeno per aprire la finestra, c’è odore di fumo, di marcio, di chiuso.
Non mi dà fastidio. O mi infastidisce un po’, ma non abbastanza perché io debba alzarmi. Sono abituato a questi odori, non li sento più, penso solamente che se, per caso, qualcuno entrasse…
Ma “qualcuno” non esiste.
Nessuno entra.
(…)
Scendo in strada per dimenticare, passeggio come tutti, ma non c’è niente nelle strade, soltanto gente, negozi, basta.
A causa del lavabo ostruito non ho voglia di rientrare a casa, non ho più neanche voglia di camminare, così mi fermo sul marciapiede, dando le spalle a un grande magazzino, guardo la gente che entra e che esce, e penso che quelli che escono dovrebbero restare dentro e quelli che entrano dovrebbero restare fuori, sarebbe un bel modo di risparmiare la fatica e i movimenti.
Sarebbe un buon consiglio da dare ma non mi ascolterebbero. Perciò non dico niente, non mi muovo, qui all’entrata non ho freddo, approfitto del caldo che fuoriesce dal grande magazzino attraverso le porte costantemente aperte, e mi sento quasi bene come prima, quando stavo seduto nella mia camera.

Agota Kristof, Ieri
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