Il vittimista rancoroso

Vincent van Gogh, immagine da qui

Si lagna. Appena apre bocca si lagna ma mica se ne accorge.
Si lagna di tutto, perché incarna la sfortuna, è il re degli incompresi. Quella segnalazione all’Albo, per esempio, non se la meritava. L’ex moglie, una stronza. Con tutto quello che si è impegnato per tirarla fuori da certe situazioni, che quando l’ha conosciuta lui Ah, come stava messa! Una rinascita, che se non c’era lui… I figli, poi, peggio ancora della madre quelli, indifferenti, con tutto quello che si è speso per loro. Oggi ha pure dovuto litigare in metropolitana, con un peruviano! Che città, sempre peggio. Il tizio della banca è un cafone ignorante. Che faccia da pirla il barista e il panino faceva anche schifo. E’ stato avvistato in un supermercato, tempo fa, si lagnava anche lì, davanti all’insalata russa e ai nervetti. Si lagna guardando sempre altrove, sfuggente, che niente possa distrarlo dal suo livore e dal suo piagnisteo rancoroso.
Ma è soprattutto da seduto che si lamenta e diventa spiovente. Non resiste, se ha davanti un interlocutore lo spettacolo va in scena. Basta assai poco per accendere la confidenza e avviare il monologo ormai ben collaudato. L’occhio di bue sparato su quella sedia l’interlocutore non lo vede, ma poco a poco si trova invischiato tra le sciagure, avvinto da quegli occhi supplichevoli, le mani che perduto via via il contegno se ne vanno svolazzanti così, senza una ragione, accompagnando parole enfatizzate, scandite, mandate a memoria.
La voce, mascolina nella media, da seduto gli si fa tremante; c’è chi lo ha visto piangere, pare, ma sono solo voci. Si narra di uno svenimento, ma siamo nel campo della leggenda. Tutto però lascia supporre che un giorno o l’altro s’accascerà a terra con un rumore secco, e sarà un finale ad effetto.
La sedia, oh lei traballerà ma resterà solida, compatendolo e già guardando oltre, verso la coda in attesa. Avanti il prossimo.

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