Intervista a Guido Catalano

“Tipo come quando uno sente le voci. Da un po’ di anni, da quando sono diventato poeta avventuriero professionista (PAP) sento queste voci che mi dicono: “guarda che tu sei mica un poeta, sei un’ altra cosa”. Tipo un comico, tipo un cabarettista. Non è proprio che sento le voci, è che arriva gente in carne ed ossa che mi dice: “guarda che Tizio dice che tu sei mica un poeta, sei un cabarettista”, oppure: “guarda che Caio dice che le tue son mica poesie, son un’altra roba ma son mica poesie”, o ancora: “guarda che Sempronio ecc. ecc.”.

Partiamo da qui, da questa natura di traverso tra un mondo e un altro. Poteva non piacerci, Guido Catalano?  Certamente chi conosce le due sedioline Silvia e Camilla sorride, perché il personaggio sembra disegnato apposta per noi. E fa niente se sappiamo chi è solo da qualche settimana, mentre lui è oggetto di culto da parecchio con tanto di pubblico femminile adorante. Non siamo sul pezzo quasi mai, noi, e nemmeno adoranti, che non ci viene spontaneo. Ma simpatizzanti sì, tanto. Camilla, ho detto adoranti no! Cosa sono quei cuoricini negli occhi? Levateli, che non sta bene! No senti, il pelo di barba* glielo chiedi tu, a me fa impressione.
Siediti e dicci: Chi sei, che cosa fai? 

Sono un misto di cose. Sono un bastardo (nel senso buono), un miscuglio. Non mi è facile autodefinirmi. Sono un poeta, un attore, un cabarettista, il mio modo di lavorare assomiglia più a quello di un cantautore.
Mi piace questa cosa di non essere facilmente categorizzabile, anche se alle volte rende le cose difficili a livello pratico, nella società, nel mondo.

Nel tuo campo professionale le sedie che c’entrano? Hanno una sfumatura speciale, un significato?

Sono un sedentario professionista. Sto tantissimo seduto. Ma anche sdraiato. Leggo sdraiato, scrivo seduto.
Quando leggo le mie poesie in pubblico sto sempre in piedi. Non mi piace stare seduto durante la performance. Anche per una questione di emissione della voce. Qualche volta ho usato sgabelli. Ma è raro.

Su che sedia componi? E’ scelta o casuale? Influisce su quello che fai?

Negli ultimi tre anni su una sedia di paglia e metallo Ikea. Piuttosto scomoda. Poi un mio amico mi ha ceduto una poltroncina viola con le rotelle e finalmente sto comodo. Sono stato un po’ scemo, potevo pensarci prima.

Ci siamo divertite a cercare sedie nelle poesie pubblicate sul tuo sito. Emergono diverse situazioni “sedute” qua e là, ma soprattutto queste due:

persone in attesa: 41
mentre che aspetto da due ore
e mezzo il mio turno seduto
su una sedia scomoda
un ciccione con lo sguardo
da bambino
decide di provare tutte le suonerie
del suo telefonino
a volume sconsiderato

c’è obesità nell’aria, penso
c’è sebo

i tuoi occhi di ciccione bambino
sono azzurri e belli
ti amo anche lo stesso
un po’ già t’amo

io sono il 491
e tu?
bella questa
tieni questa
alza il volume
fammela sentire meglio
di più, dai, meglio

siamo al 468
e alla mia destra
ci son le tre macchine a moneta
caffè, bibite, gustosi snecs

c’è la signora con le calze a rete
che non capisce dove e come
le han detto che i bigliettini
non ne dan più
essa ha deciso di stare comunque
non si sa mai

entrano tre bambine bionde
vestite a fiorellini
accompagnate da una grande mamma
che parla in albanese

sono bellissime
diventeranno tre ballerine bambine

immagino già una coreografia spettacolare
io e te ciccione
e le tre ballerine bionde bambine

balleremo al suono della tua suoneria più bella
quella che fa
titìn bibìn tilìn tilà

danzeremo assieme
finchè arriverà il nostro turno
poi
sudati e felici
entreremo nella sala
dove i burocrati stanchi
sbalordiranno alla nostra bellezza
e ci diranno: “accomodatevi, gradite uno snec gustoso
una fanta, un caffè?”

le sedie d’attesa le hanno posizionate
in modo tale che
hai del ferro
dietro la nuca
devi stare curvo
non puoi dormire

i grandi amori non si baciano subito
andiamo al cinema o a cena?
o al cinema e a cena?
o prima cinema e poi cena?

o niente cinema, solo cena?
o evitiamo sia cena sia cinema?
evitiamo?
o vuoi che ci baciamo subito?
tanto sappiamo che ci baciamo, no?
tanto sappiamo che si va a cena e cinema così solo per rompere il ghiaccio ma poi
ci baciamo?

tanto vale, penso io
che siccome che tutti e due
dentro di noi ci vogliamo baciare
dico io, tanto vale, baciamoci subito
poi magari sì, che si va a cena
che poi sarà più bello mangiare
sapendo che ci siamo già baciati
che non ci sarà più quella tensione
che a me viene la tensione
e penso
accidenti speriamo che ci baciamo
che se poi non ci baciamo, che brutto
invece così tutto sarà più buono, più saporito, più digeribile

e poi anche al cinema
il film sarà più bello
senza tutta quella tensione
che la tensione mi fa mica seguire bene la trama
che non c’è nulla di peggio per me
essere al cinema con una ragazza che vorrei baciare
ma non è ancora mai successo
e non riesco a seguire la trama
perché, mi dico, tutti si baciano al cinema
sia in sala, sia sullo schermo
e allora, mi dico, magari forse lei, la ragazza che vorrei baciare
lei si aspetta che la bacio adesso
ma per me baciarsi la prima volta al cinema è una roba
difficilissima
scomodissima
che non so mai la tecnica
tipo io la guardo fisso insistente
ma lei non si gira, che guarda lo schermo
magari le piace il film
lei non se la perde mica la trama, lei
come faccio se lei non si gira?
come faccio?
le do un bacio sulla guancia?
o le piglio la testa con le mani e la giro?
o mi estrofletto tutto da trovarmi
con la mia faccia davanti la sua?
o le metto un braccio intorno le spalle
che quello l’ho proprio visto al cinema
sia sullo schermo, sia in sala?

che comunque
una volta una mi ha detto che
i grandi amori non si baciano subito
che per noialtri lenti
è una bella consolazione


Non so se ci hai mai pensato. Ci sono sedie “consapevoli” nelle tue poesie? 

In “Persone in attesa” in effetti si parla delle maledette sale d’attesa degli uffici pubblici dove le sedie sono spesso scomodissime. Mentre in “I grandi amori non si baciano subito” si parla del cinema, luogo da sedersi per eccellenza e dove ci si bacia con piacere, anche se baciarsi stando seduti uno accanto all’altra è scomodo. Non mi vengono in mente altre sedie nelle mie poesie.
In casa, che sedie hai? Sono ereditate, casuali, scelte…

Ho queste sedie Ikea scomode e la poltroncina viola di cui ti dicevo. E’ una casa arredata, dunque tutto ciò che c’è, già c’era. La verità è che non ho mai comprato una sedia. Sono poco sensibile all’arredamento in generale.

Per immagine, se tu fossi una seduta, saresti una sedia, una poltrona, uno sgabello, un divano o una sdraio?

Senz’altro un divano. Un divano-letto possibilmente. Comodissimo. Amo i divani ma devono essere comodissimi. Io potrei vivere su un divano. Potrei fare un record di stanzialità divanistica.
Mi piacciono molto le poltrone da barbiere.
Mi piacerebbe averne una.

Ti vedi più la sedia su cui gli altri possono sedere o alla ricerca della sedia su cui sederti?

Nessuna dei due direi. Mi fa impressione l’idea che qualcuno si sieda su di me, soprattutto se obeso. Io d’altra parte cerco la comodità e gli esseri umani non sono né comodi, né ergonomici. Ma forse si ragionava per metafora…

Nella tua vita hai mai incontrato persone che son state per te una sedia?

Gli amici. Alcuni amici lo sono stati e lo sono. Amici comodi e riposanti. Alcuni vibranti, alcuni imbottiti.

Ci regali una sedia della tua vita? 

Una nonna su una sedia a dondolo. Una nonna che è morta giovane e che ho appena conosciuto. In una cucina nella casa dove sono nato. E non so se sia un ricordo vero o costruito dalla mia mente di bambino.

*Il pelo di barba è una rivoluzionaria strategia di marketing. C’è sempre da imparare.

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