Una città diventa tua se ci piangi dentro

Mara era nata lontano e tratteneva ricordi smunti del suo passato, non ci teneva molto. Stava in piedi con le potenzialità del nuovo, ignorando la faccia delusa che ogni mattina le restituiva lo specchio. Era arrivata in città seguendo un’amica, si erano perse, ritrovate e riperse, l’ultima volta dopo un memorabile scambio di insulti in presenza di un uomo che alla fine non aveva scelto né una né l’altra. Mara  si sprecava un po’ in giro, riusciva quasi sempre a mantenersi da sola e cercava di non dover troppi favori alla gente che le stava intorno. Furba più che intelligente, seduttiva in modo svogliato, l’unico obiettivo apparente era quello di evitare scocciature. Sbuffava spesso e chi se ne innamorava finiva per vivere dei suoi rari sorrisi.
Mara, concentrandosi un po’, riusciva a pensare a qualcosa che la rendesse davvero serena. Il gelato, la pelle liscia dopo la ceretta, affacciarsi ai balconi – ogni volta che entrava in una casa chiedeva sempre se c’era un balcone, un terrazzo -, sedersi sull’autobus e restarci fino a che non era davvero annoiata da ciò che la circondava o che poteva osservare dal finestrino. Il movimento da ferma, i mezzi pubblici di città, questo era quello che le piaceva di più. Ascoltava i discorsi delle persone, era così che aveva imparato l’italiano. Immaginava le loro vite, le loro case, intuiva il costo dei loro abiti. Se c’erano bambini si intristiva, le facevano sempre quell’effetto eppure non poteva proprio dire di odiarli, i piccoletti. Ma erano tutti rumorosi e a lei piaceva il silenzio. L’ideale erano gli autobus semivuoti, certe linee che  solcavano percorsi illogici, specialmente nella semiperiferia. Linee che non avevano ragione di esistere, semplicemente tutti si erano dimenticati della loro esistenza. Tutti, tranne l’autista, Mara e pochissimi altri sfaccendati. In quelle circostanze di quasi solitudine, su quei sedili di plastica sporca, lei poteva sciogliersi in lacrime senza doversi giustificare. Non erano lacrime tristi, non sempre almeno. Erano lacrime vere, in tutto relax, come di chi si sente finalmente a casa. Mara, seduta su un autobus vuoto, si sentiva libera e questo le bastava.  

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